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Vorrei precisare che il mio nuovo nome Nirmal va solo ad aggiungersi al mio nome all’anagrafe “Renzo Samaritani” che, così, diventa “Renzo Samaritani Nirmal Das” (leggi il mio articolo qui). Ma per i devoti di Krishna io ero e rimango Ramananda Das,
(…)trent’anni fa ho conosciuto gli Hare Krishna, quindici anni dopo Manonath Das mi iniziò col nome di Ramananda Das: trascorsi altri quindici anni (ora Manonath Prabhu è un Guru dell’ISKCON) nel 2015 ebbi il suo assenso al riutilizzo di tale nome spirituale. Nell’anno 2000 gli chiesi di essere il mio Siksha Guru, accettò dandomi un nome ma, solitamente, si conferisce nel momento in cui il Guru consegna al discepolo la mala sulla quale ha cantato un giro. Ma tant’è: ora mi chiamo Ramananda. Nel 2016 ho frequentato con successo il Corso Ufficiale per Discepoli ISKCON sotto la direzione del comitato GBC di “Servizi dei Guru”.
Internamente alla ISKCON ho prestato ufficialmente Servizio dall’estate 2016 fino a inizio 2018 per la Segreteria Comunicazioni di Villa Vrindavana, ero Coordinatore operativo del progetto RadioKrishnaTv e, fino al 2019 (dal 2015), ho collaborato con il Portale di Manonath Prabhu (vrindavana.net) e frequentato la Krishna West Mission di Hridayananda Das Goswami. Da inizio 2018 sono chief editor di “CSB Radio” del Centro Studi Bhaktivedanta e dal 2019 Webmaster del sito di Srila Valihara Prabhu.Renzo Samaritani
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Il 22 settembre ho preso l’Iniziazione con il nome di Nirmal Dass Singh attraverso 3HO, accetto Guru Ram Das come mio Sikshna Guru.
Guru Ram Das (Lingua punjabi: ਗੁਰੂ ਰਾਮ ਦਾਸ; Lahore, 9 ottobre 1534 – Amritsar, 1º settembre 1581) è stato il quarto Guru Sikh, e lo diventò il 30 agosto del 1574, seguendo i passi del Guru Amar Das. Nacque a Lahore (oggi in Pakistan) da una famiglia Sodhi dal clan kahtri. Sua moglie fu Bibi Bhani, la figlia più giovane di Guru Amar Das, terzo guru dei Sikh. Ebbero tre figli: Prithi Chand, Mahadev e Arjan Dev che fu il suo successore come quinto guru, col nome di Guru Arjan Dev.
Il sikhismo è una religione monoteista nata in Anandpur Sahib, India nel XV secolo, basata sull’insegnamento di dieci guru che vissero in India tra il XV ed il XVIII secolo. Il Tempio d’Oro è considerato dai sikh il tempio più sacro della loro religione (il loro sancta sanctorum) e un luogo di pellegrinaggio in cui recarsi almeno una volta nella vita per pregare e offrire le proprie suppliche, oltre ad essere divenuto attualmente un’attrazione turistica di livello mondiale.
L’etimologia della parola sikhismo si rintraccia nella parola sikh, che deriva dal sanscrito e che significa “discepolo”.I sikh sono i devoti del Sri Guru Granth Sahib ji, le sacre scritture dei 10 guru che si sono succeduti dal 1469 al 1708 e di altri amanti del Creatore. Vivono principalmente nel Punjab (India del nord-ovest). Pregano il Creatore onnipresente ed onnipotente, che si manifesta attraverso il creato e che è raggiungibile grazie alla preghiera e all’aiuto di una guida, il guru, cioè colui che dà la luce (saggezza) al buio (l’ignoranza).Il sikhismo si basa su tre principi:ricordare il Creatore in ogni momento,
guadagnare lavorando onestamente,
condividere il guadagno.
Le scritture sacre non riconoscono il sistema delle caste e nemmeno approvano l’adorazione degli idoli, i rituali e le superstizioni. I sikh considerano venerabile solo la parola del Creatore rappresentata dalle Sacre Scritture dei guru.I guru sikh non hanno sostenuto la necessità della vita ascetica e dell’isolamento dal mondo per guadagnare la salvezza. Quest’ultima può essere raggiunta da chiunque si mantenga onestamente e conduca una vita normale. Non esiste un clero nel sikhismo. Ai sikh è proibito ogni tipo di dipendenza da sostanze, come l’alcol, tabacco e carne animale. Un sikh deve considerare la moglie di un altro uomo alla stregua di sorella o madre, e la figlia di un altro come sua. La stessa regola è applicata anche alle donne. L’istituzione del “Langar” (cucina comune) serve a creare uguaglianza sociale fra l’intero genere umano. Essa è un luogo in cui persone di estrazione sociale alta e bassa, ricchi e poveri, istruiti e ignoranti, re e mendicanti, o di altre religioni condividono tutti lo stesso cibo, sedendo insieme in un’unica fila. La discendenza dei Guru terminò a 10, però c’è l’11° Guru, il Libro Sacro. Durante le cerimonie, i seguaci si riuniscono per ascoltare le parole del Guru, il quale, viene trasportato sulla testa (perché non può toccar terra) dopo che il tempio viene pulito e lucidato a fondo ancor prima che il “sacerdote” prescelto si svegli per i canti.
da appunti del sottoscritto:
Ho incontrato gli Hare Krishna a cavallo tra gli anni ’70 e ’80, trovando in giro per casa una copia della Sri Isopanisad. Domandai ai miei genitori ma nessuno ne sapeva nulla. A tutt’oggi non si sa da dove sbucò quel libro. All’inizio della pubblicazione c’è una Conferenza di Prabhupada che io lessi tutta d’un fiato, mi sembrava tutto così ovvio! Finalmente qualcuno che parlava la lingua che avrei voluto parlare, che esprimeva concetti che fin da bambino inconsciamente m’appartenevano. Comunque poi il libro finì in un cassetto.
Fin da ragazzino avevo la passione per le radio private e mia madre Helga Schneider, allora giornalista locale ed ora famosa scrittrice internazionale, conduceva una trasmissione nella prima radio di Bologna… ero ancora un bambino e già avevo un microfono davanti alla bocca. A inizio anni ’80 avevo appena chiuso una mia personale radio privata in città e un giorno, smanettando su di un apparecchio radiofonico, mi imbattei in una ‘Radio Krishna Centrale’ appena sbarcata a Bologna: una certa Parama Karuna devi dasi stava dando delle ricette di cucina. Ero completamente affascinato dai discorsi strani di questa radio che parlava di un Krishna e dava ricette vegetariane, rispondeva a telefonate in diretta e ogni tanto partiva una canzone che recitava ‘Hare Krishna Hare Krishna Krishna Krishna Hare Hare Hare Rama Hare Rama Rama Rama Hare Hare’. Presi subito il telefono in mano e feci lo 055820161: mi rispose Claudio Rocchi (Krishna Caitanya das, poi diventammo amici) che subito mi arruolò per produrre delle trasmissioni da un, per ora solo virtuale, ‘studio RKC di Bologna’. Spedii a Firenze una prova di un mio ‘Radio Italia’ (la versione evoluta di ‘Speciale Italia’, con inserti dalle varie Redazioni italiane di RKC). Fu approvata e trasmessa e da lì continuai. Andai anche al tempio Hare Krishna in località Castel Maggiore, a una festa della domenica. Una, due, tre feste e già un certo Dayanidhi das mi aveva convinto a trasferirmi lì. Per due anni ho vissuto nel tempio e mi sono occupato della RKC-Bologna che trasmetteva da una stanzetta nella quale montai tutto il necessario e da, sopra il tetto, partiva il segnale che poi andava al ripetitore che lo diffondeva in quasi tutta l’Emilia. La maggior parte delle ore ci si collegava allo studio centrale (Villa Vrindavana).
Dopo quei due anni lasciai il movimento, raccolsi i miei quattro stracci e tornai a vivere a casa da mia madre che, allora, stirava camicie in una lavanderia anche se nel tempo libero continuava a scrivere scrivere scrivere… A un certo punto il miracolo avvenne: Adelphi Edizioni pubblicò il primo romanzo a mia madre (‘il Rogo di Berlino’) ma, in quest’ultimo, lei rivelava al mondo l’identità crudele e nazista di mia nonna (youtu.be/G73BCaugU0E). M’infuriai, me ne andai di casa definitivamente andando a vivere con una persona che da poco avevo conosciuto. Ho poi frequentato Ananda Marga, Osho, altri Maestri e pensatori. Ho avuto da Osho l’iniziazione con il nome di Swami Veet Renzo, dagli Ananda con il nome di Vaikuntha, mi sono auto-chiamato con nomi vari e ho preso altre iniziazioni. Fatto sta che torno sempre a Krishna e ai Suoi Devoti, perché è impossibile starne lontani. Ho bevuto litri di gin in discoteche fino a mattina, per intere notti, ma Krishna era sempre lì. Non mi lasciava mai! Dal 2006 porto avanti nel mio intimo una Coscienza di Krishna fatta di poche regole, minimalista e, soprattutto, non mangio carne.da altri miei appunti:
Nel caso del Centro Culturale Vaikuntha mi occupavo anni fa del loro sito internet, ma un giorno Krishnaloca Devi Dasi (responsabile del Centro) ricevette un sito nuovo come regalo di Compleanno e per settimane non ebbe il coraggio di dirmi che, quello di cui mi occupavo, non era più il sito ufficiale del Centro. Infatti chi aveva elargito il regalo pretendeva di gestirlo in futuro, quindi il servizio mi fu tolto senza tante spiegazioni. Naturalmente io mi offesi, sono solo un aspirante devoto e quindi ancora pieno di difetti, non riesco ancora a non offendermi quando mi viene fatto un torto.
Lasciai la ISKCON Congregation ed entrai con il nome di Dharam Anand Singh in #3HO una organizzazione no-profit dedicata alla condivisione degli insegnamenti di yoga kundalini come insegnato da Harbhajan Singh Yogi , denominato “Yogi Bhajan”, il fondatore del gruppo. La missione di 3HO è quello di “condividere lo stile di vita, lo yoga e pratiche di meditazione di Kundalini Yoga che include meditazione, dieta, vita pulita e filosofia yogica. La Fondazione 3HO funge da organizzazione centrale per una comunità globale di insegnanti di yoga, studenti e gente comune che praticano e condividono gli Kundalini Yoga e di stile di vita gli insegnamenti di Yogi Bhajan.
Successivamente mi riavvicinai alla #ISKCON tramite Villa Vrindavana Iskcon per la quale ho fatto tornare la radio in Villa, col nuovo nome di RadioKrishna (poi diventata anche Tv, con telecamere nel Tempio), con la promessa da parte di Parabhakti Prabhu che al momento giusto io e Narada Muni Prabhu avremmo potuto ampliarla in un progetto di ampio respiro culturale, naturalmente sempre nell’ambito della spiritualità vedica. Ma non furono mantenuti gli accordi di sviluppo. Hridayananda Dasa Goswami seguì a volte la faccenda in copia per conoscenza in mail che gli furono da me inviate, corrispondenza fra e e Parabhakti e Narada, penso che chiunque possa testimoniare che anche nel periodo di RadioKrishna in Villa Vrindavana il mio approccio di qualità, cooperando anche in quel caso in spirito di servizio con gli altri devoti. Al termine il servizio mi fu tolto con grande fretta e rancore, quasi avessimo fatto dei torti alla Villa e senza un filo di gratitudine… che come ho già scritto sopra forse non dovrebbe essere richiesta/attesa da un devoto ma io a malapena, lo ripeto, sono solo un aspirante devoto pieno di difetti. E fu Naradamuni vista anche la mia esclusione a ritirarsi a sua volta dal progetto.
Sono così ora nuovamente uscito dall’ISKCON e ho riabbracciato la 3HO Foundation con il nuovo nome Nirmal Das singh, che mi è stato comunicato oggi da Nirinjan Kaur, Responsabile dei Nomi Spirituali. 3HO è una comunità spirituale accogliente tutte le religioni e stili di vita. Le pratiche 3HO si basano su yoga, meditazione e dieta vegetariana. L’organizzazione sostiene seva o “servizio disinteressato” e karma yoga.Renzo Samaritani
(…)sono un Cristiano. Sono anche un Ebreo. Sono anche un Musulmano. Sono anche un Induista. Sono anche un Buddista. Sono anche un Mormone. E in realtà appartengo ad ogni religione esistente, anche a quelle che non conosco. Appartengo a tutte le religioni perché sono un prodotto di tutte le religioni, perché sono un essere umano e le religioni insegnano un potere elevato e io sono in accordo con questo insegnamento di base. Che io sia d’accordo o meno con ogni singola dottrina od ogni singola dichiarazione proposta da una particolare religione non significa che io non possa praticare come membro di tutte le religioni, poiché ogni religione insegna che l’amore è la risposta, e con questo sono profondamente d’accordo. (Neale)
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(l’Iscrizione della nostra Associazione alla Consulta è stata protocollata con PG 456370/2019 Comune di Bologna in data 15/10/2019)
Questo giornale LetteralMENTE e, quindi, l’Associazione (“Sole e Luna”) e la radio (“LetteralMENTE Radio”), così come il nostro canale YouTube (“Finestra Libera”) e la micro casa editrice virtuale (“Snail’s Pace Edition”) dal 24 ottobre 2016 fanno parte ufficialmente della “Consulta per la tutela degli animali e degli habitat” Ufficiale del Comune di Bologna http://www.comune.bologna.it/consultaanimali/luoghi/167:37949 come da pdf che alleghiamo:
Re_ Consulte Comunali, conferma adesione alla Consulta per la tutela degli animali e degli habitat
http://www.comune.bologna.it/consultaanimali/contenuti/167:37937
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La Libreria “Il Rio”, che ospita solo le edizioni dei marchi Oligo Editore e Il Rio Edizioni, inaugura un nuovo ciclo di incontri dove, come dichiarato dal nome dell’iniziativa, sarà possibile incontrare “a tu per tu” gli autori della casa editrice mantovana.
Nella piccola e accogliente libreria di piazza Mantegna, accanto alla basilica di Sant’Andrea, tutti coloro che lo vorranno potranno, da soli o in gruppetti di due o tre persone, accomodarsi nel nuovo salottino ricavato tra libri e scaffali, per conoscere di persona e senza filtri lo scrittore ospite della giornata. Per inaugurare il primo ciclo di incontri, sarà ospite in libreria Helga Schneider, autrice della raccolta di racconti Per un pugno di cioccolata (Oligo Editore).
L’incontro con l’autore presso la Libreria Il Rio Piazza Mantegna 6 è dalle 16.00 alle 18.00 e alle 18.15 si terrà la presentazione del libro a cura di Davide Bregola, direttore della Collana “Χρυσός” (Oro) di Oligo Editore presso il Vestibolo di Sant’Andrea sempre in piazza Mantigna.
Questi dieci racconti narrano vicende di fame, sofferenza, speranza, miseria, memoria, guerra e solidarietà. Raccontano vicende degli anni ’30 e ’40 del Nazismo e del Terzo Reich, ma lo fanno nel modo sublime dei grandi scrittori: partendo da personaggi della quotidianità. Aguzzini che si intrecciano a fanciulle indifese, spie e anziani nascosti per sfuggire alla morte, donne eroiche e soldati fragili. La grande letteratura dell’autrice de Il rogo di Berlino e Lasciami andare madre (Adelphi) è qui rappresentata in pagine di lucida disamina dell’animo umano.
«In vent’anni del mio percorso letterario sono andata in moltissime scuole italiane per testimoniare della dittatura nazista, che ho vissuto sulla mia pelle da bambina. Intendevo sensibilizzare i ragazzi sulle leggi razziali nazifasciste che hanno causato l’uccisione degli ebrei e di altre minoranze innocenti mediante il soffocamento col gas, e poi bruciate nei forni crematori dei lager di sterminio. Ultimamente si avvertono precisi segnali che nelle scuole italiane non si insegni più la Storia contemporanea, per cui si parla e grida su tutte le strade e piazze “Fascismo! Nazismo!”, ignorando in realtà che cosa siano state le due dittature. Purtroppo sono venuti a mancare i veri testimoni, creando un vuoto di Memoria della Storia. Io sono una testimone del Terzo Reich e desidero offrire con i miei racconti un affettuoso monito che ribadisca ancora una volta: “Chi non conosce la storia è condannato a ripeterla”». Helga Schneider
Helga Schneider nasce per caso nel 1937 in Slesia, paese dopo la II Guerra Mondiale assegnato alla Polonia, ma cresce a Berlino. Ha vissuto in Germania, in Austria, e dal 1963 vive a Bologna. Ha esordito nel mondo letterario nel 1995 con Il rogo di Berlino (Adelphi), che fu definito un caso editoriale. È la testimonianza della sua infanzia trascorsa a Berlino durante il regime nazista e la guerra scatenata da Adolf Hitler. In particolare, a sette anni appena compiuti, venne condotta assieme ad altri ragazzini rigorosamente ariani a far visita a Hitler nel suo bunker. Nel 1941, quando aveva quattro anni e il fratello diciannove mesi, la madre, con il marito già al fronte, abbandona la famiglia per diventare ausiliaria delle SS e guardiana prima al campo Ravensbruck e successivamente ad Auschwitz-Birkenau. Nel 1971 scopre che la sua vera madre è ancora viva, abita a Vienna, e decide di andarla a trovare. Ma sarà un incontro brevissimo e scioccante. La madre la invita a entrare in una stanza dove conserva nell’armadio un’uniforme, ovvero la divisa delle SS che indossava ad Auschwitz-Birkenau. A distanza di tanti anni dalla fine del nazismo, la donna è ancora fiera del suo passato. Tenta anche di regalarle una manciata d’oro, forse come risarcimento della sua latitanza materna durata trent’anni. Ma Helga, sospettando che si tratti dell’oro rubato nei lager, scappa via inorridita e torna a Bologna. Su invito di un’amica della madre, ventisette anni dopo il primo incontro, Helga torna a trovare la madre a Vienna, ma sarà ancora una volta un incontro traumatizzante, dal quale nascerà il libro Lasciami andare, madre (Adelphi).
Ha pubblicato: Il rogo di Berlino (Adelphi); L’usignolo dei Linke (Adelphi); Lasciami andare, madre (Adelphi); Il piccolo Adolf non aveva le ciglia (Einaudi); Io piccola ospite del Fuhrer (Einaudi); Stelle di cannella (Salani); Heike riprende a respirare (Salani); Un amore adolescente (Salani); Rosel e la strana famiglia del signor Kreutzberg (Salani); L’albero di Goethe (Salani); I miei vent’anni (Salani); L’inutile zavorra dei sentimenti (Salani). I suoi libri sono tradotti in oltre quindici lingue estere. Dal libro Lasciami andare, madre, una produzione indipendente inglese ha tratto un film.
fonte clicca qui, per l’acquisto del libro qui (inspiegabilmente il libro non è disponibile in versione digitale)
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Per questo mio rientro nelle tematiche teologiche, prenderò in considerazione il termine cattolico che deriva dal greco=universale. Katholikos=kata particella intensiva e òlos =tutto in dietro. In greco = Καθλικος, è questa l’etimologia che ci offrono i dizionari etimologici, si deve dire che anche nel campo etimologico, sia chiesa che il cristianesimo tutto hanno fatto un pò come volevano loro, ovvero; di ogni singola parola hanno scelto l’etimologia che più gli era congeniale allo scopo, della parola cattolico infatti c’è un’etimologia meno conosciuta alla gente comune, ma molto nota in ambito critico, prima di passare a quest’altra etimologia vale la pena dare qualche dritta storica sul termine cattolico, prendiamo dall’enciclopedia cattolica :” Il termine cattolico viene introdotto per la prima volta da Ignazio d’Antiochia (ca, 130 d. C,)” dove c’è Gesù li c’è la chiesa cattolica”la chiesa vetero cattolica nella sua concezione di cattolico si richiama a Vincenzo da Lerin, un…
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