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Nessun commento su 18 ottobre: tutta la verità su mia madre, Helga Schneider -

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Il 4 ottobre sono stato colpito da ischemia, erano le tre di notte e mi svegliai di colpo accusando un forte dolore ai laterali del busto e al retro delle braccia, respiro affaticato come se in quel momento avessi fatto dieci piani con un peso alle spalle, era il mio cuore che iniziava a rallentare le sue funzionalità, non volevo credere che fosse arrivata la mia fine e in quel momento presi una pastiglia salva vita. Dopo una ventina di minuti il dolore acuto s’indebolì, aspettai al mattino per dire alla mia compagna Valentina di quello che era capitato la notte, allora capendo la gravità di quell’episodio mi accompagnò al Pronto Soccorso. Mi ricoverarono immediatamente in sala intensiva dell’UTIC Centro Cardiologico di Enna, dai primi sintomi si capì che c’erano state diverse ischemie partite da miei movimenti, anche il semplice e banale respiro, dopo qualche giorno di ricovero decisero di trasferirmi al Centro Cardiologia di Caltanissetta. Il 9 ottobre durante il movimento del passaggio dal mio letto alla barella dell’ambulanza venni colto da un fortissimo dolore acuto al retro schiena e una forte pressione al cuore e mi convinsi che questa volta avrei lasciato la mia vita per entrare in una nuova vita parallela.
Il mio cardiologo e la mia dottoressa mi salvarono ancora una volta.
Appena giunti a Caltanissetta il mio quadro clinico risultò preoccupante, iniziai a pregare con grande intensità, immediatamente mi fecero una coronarografia e mi diedero alcune opzioni: “Se non interveniamo immediatamente hai quindici o massimo venti giorni di vita, oppure interveniamo nella parte viva del cuore con possibilità di non farcela all’intervento e morire ancor prima del previsto. A meno che, nella parte della necrosi del cuore non ci sia la più flebile goccia di sangue che riesca a passare e allora noi interveniamo in quell’uscita”, ma dal primo esame non avevo nessuna speranza. Decisi di rischiare e firmai il consenso, nel mio quartiere si era sparsa la voce della gravità della mia malattia, si crearono gruppi di preghiera e per due giorni prima dell’intervento in molti pregavano, io non smettevo di cercare conforto nei testi sacri e anch’io pregavo.
Ormai era solo questione di fede, non credevo nell’opera dell’uomo m soltanto in un’entità universale misericordiosa e nella sua luce di salvezza.
Il mio intervento si fece senza anestesia, per cui rimasi vigile e sentii tutto quello che dicevano durante questa operazione dalle poche speranze, dopo un po’ dentro di me sentii soltanto preghiere, nemmeno più la voce dei medici, soltanto preghiere all’entità onnicomprensiva fonte di tutti gli universi materiali e spirituali, la mia fede diventava sempre più forte.
A un certo punto mentre stavano sondando le coronarie si accorsero che quella flebile goccia di sangue che per vent’anni non c’era aveva iniziato in quell’istante a irrorare il cuore dalla parte della necrosi dove non c’erano più funzionalità, i medici mi dissero che questo era un vero miracolo, iniziai a pregare più forte e sentii preghiere nella mia testa da tutte le direzioni della sala operatoria. Dopo tre ore di intervento che in quel momento mi sembrarono giorni, settimane, mesi, scoppiai in un pianto di emozione, vidi la luce divina che mi teneva per mano e guidava quella del cardiochirurgo.
Tutto andò per il meglio.
Il 14 ottobre uscii dall’ospedale di Caltanissetta, finalmente a casa, finalmente il ritorno alla vita, ora ho un cuore con funzionalità limitate ma se riuscirò a condurre un’esistenza calma e serena, con una dieta equilibrata e vegetariana e rimanendo nella mia fede in un’entità superiore che decide quando è il nostro momento allora potrò rimanere con voi ancora, lo spirito guida è al mio fianco e la mia fede è ormai irremovibile. Pregare e pregare e ricevere energia positiva da chi prega per te, io ho ricevuto parecchia energia dal mio quartiere e dai miei più cari amici.
Vorrei ringraziare le persone una per una ma non sarebbe possibile, sono talmente tante e alcune non so nemmeno come si chiamano…
Al momento posso dire grazie a Valentina che non mi ha mollato un’attimo, grazie a Virginia e grazie a Viviana che sono sempre state accanto a me in ogni momento del giorno e della notte.
Grazie a Renzo Samaritani che si è informato ogni giorno sulle mie condizioni, una persona speciale e grazie a Massimiliano Deliso persona squisita.
Grazie a Cristina che a pregato per me, una grande donna… grazie.
Grazie a Boditharu che mi ha pensato mandandomi energia positiva, grazie Maurizio con la tua simpatia mi hai sollevato il morale…
Grazie a tutti, grazie al mio Dio che non smetterò mai di ringraziare con le mie preghiere.Fabio
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Un’amica gestisce un bar vicino a casa mia dove sono diventato habitué.
Lì ho conosciuto diverse persone interessanti, non perché abbiano avuto
vite eccezionali, ma proprio perché le loro esistenze si sono svolte e
continuano a svolgersi all’insegna della comune, ma nello stesso tempo
coraggiosa fatica di vivere.
C’è ad esempio Frau Gerda. Il suo cognome é impronunciabile:
Kleinprunkbad. Tedesca di origine e non più tanto giovane, in passato
faceva la hostess. Poi ha dovuto smettere perché tormentata da sempre più
gravi crisi d’ansia, probabilmente causate dai tragici eventi dell’11
Settembre accaduti a New York.
Kleinprunkbad ha un cane che si chiama Poldo, é una montagna di cane ed é
anche un vero ricattatore. Se vogliamo conversare senza essere disturbati
da lui, bisogna allungargli le patatine o una brioche dolce, altrimenti
continua a dare fastidio abbaiando dispettosamente e guardandoci
terribilmente in cagnesco, é proprio il caso di dirlo.
Gerda é adorabile mentre beve il suo bicchiere di champagne, le faccio
sempre compagnia con un casto succo di pomodoro.
Ha viaggiato molto, Frau Gerda, ora é di stanza stabile a Bologna dove
vive con il suo compagno Gianni.
Mi racconta i suoi problemi, peripezie di normale amministrazione:
dispute con la sorella, la pensione troppo bassa per vivere
dignitosamente, la salute non proprio ottima e la recente preoccupazione
per Poldo che si è dovuto operare ad un orecchio. Sono angustie, quelle,
il povero cane soffriva e lei non sapeva cosa dirgli per dargli un po’ di
conforto.
Poi c’è Silvana, 93 anni, pensate! L’ho aiutata ad attraversare la
strada. Voleva comprare un profumo per la nostra comune amica Chiara, la
barista del locale. Dice che é una giovane non solo bella ma anche molto
educata, gentile e premurosa con lei.
Poi Silvana mi ha chiesto di salire in casa sua perché voleva farmi
conoscere la gatta. Sono un appassionato di gatti e non ho potuto
rifiutare. Il felino di misure extra large si chiama Stella.
Silvana custodisce nell’anima una storia di davvero straziante dolore:
sua figlia poco più di trentenne si é impiccata al piano di sopra. Ha
lasciato scritto che non sopportava più la vita.
L’altra vicenda di Silvana é altrettanto tragica: é stata sposata per
soli dieci giorni, poi il marito è partito soldato per la Russia dove é
caduto su un anonimo campo di battaglia.
Ha fatto per vent’anni la “sfoglina” in un ristorante, la Silvana, che
era frequentato anche da Adriano Sofri. Era un così bel ragazzo, ricorda.
Molto gentile.
Stella per tutto il tempo si é sfregata contro la mia gamba lasciando i
suoi peli come se fossero tanti biglietti da visita.
Con Silvana mi sembra di aver acquisito una nonna, visto che di vere
nonne, nel senso affettivo ma anche pratico e reale, non ne ho mai avute. -

Clicca qui per per ascoltare tutti i Notturni di Fabio realizzati fino al 12 ottobre 2019 (e anche alcuni vecchi notturni di Radio Aut), qui per ascoltare tutte le poesie&ricette di Cristina che aveva registrato prima della nascita di LetteralMENTE Radio.
Buon ascolto!

(nella foto l’home studio di Renzo)




