Oggi vi invito a bordeggiare con me in acque un po’ torbide e poco amichevoli, acque nelle quali potrei anche incagliarmi tra gli scogli, acque tra le quali assumo una posizione che io stessa trovo scomoda e sulle quali mi muovo a vista, senza una rotta ben precisa…
Oggi vi parlerò di politica. Non di partiti o di personaggi politici, ma di politica. Di politica secondo i miei ricordi scolastici, la mia percezione, le mie considerazioni.
Quando penso alla politica, nella sua accezione più alta, mi viene immediatamente da pensare all’antica Grecia, a quel Solone del 6° sec che promulgò leggi basate su principi di equità sociale e politica, pensate non per i singoli individui, ma per l’intera Città di Atene e per la sua dignità, leggi ispirate dall’ideale del «buon governo»- dove governo significa davvero prendersi cura – espresso attraverso l’ordine conforme e la giustizia, con la premessa dell’uguaglianza davanti alla legge.
E se rifletto su questo spunto, ingenuamente, non riesco ad evitare di chiedermi come sia possibile che nel 2000 e rotti, in questa epoca in cui ci sentiamo così superiori a tutto ciò che è stato come se nulla di buono fosse mai stato prima di noi, in cui – soprattutto l’ occidente – si arroga il titolo di icona della civiltà, in cui siamo sparati come razzi ciechi e impazziti verso un non meglio definito progresso, non ci sia un solo politico che desideri passare alla storia per indiscusse capacità, integrità, e lungimiranza.
Sembra piuttosto che ciascuno dei politici più in vista stia giocando una partita all’ultimo sangue, in un braccio di ferro contro tutti a suon di colpi di potere, di indifferenza al pensiero altrui, e di furbesche quanto fragili alleanze.
Piccoli dèi così poco saggi da non rendersi conto che nell’assurdità del dominare (non governare, attenzione) il Mondo, non si pongono nemmeno il problema di salvaguardare qualcosa che possa essere in loro dominio, attori così presuntuosi e arroganti , talmente pieni di sé da andare in scena sgominando uno dopo l’altro gli altri attori e dando per scontato di avere un pubblico, dimenticando di averlo decimato giorno dopo giorno… Cosa se ne faranno di un Mondo distrutto, senza più Natura, con cibo, aria e acqua contaminati, con città distrutte, abbattute, senza più un edificio di valore, un’opera d’arte da guardare, in compagnia di cadaveri, di persone mutilate o malate, vittime della povertà, della violenza, del terrorismo o della guerra…?
Non ho gli strumenti per capire, proprio non li ho. Quello che capisco e sperimento io, è che le persone felici, appagate, contente di vivere, non hanno timore a lasciare spazio agli altri, a ritenerli parte della propria gioia di vivere, degni del riconoscimento dei vari diritti…
…e la vittoria di uno diventa la vittoria di tutti, con gioia e benessere condivisi..
Ma in politica, nel 2000 o poco più, proprio non è così.
Anni fa, per sostenere un amico, mi sono trovata sia a far parte di comitati ecologisti sia a far parte per un paio di mesi di una lista elettorale. Ne ho approfittato per cercare di rendermi conto di come funzionasse/ presenziando a tutti i possibili incontri, fossero questi con altri membri dei comitati, con altri candidati della medésima lista o con candidati di altra provenienza.
La delusione è stata immensa e non mi è arrivata necessariamente dagli antagonisti: ho visto persone attente esclusivamente al loro personale obbiettivo, persone che dimenticavano la causa per la quale si battevano se questa non avesse portato il loro nome, persone pronte a zittirsi una con l’altra, per nulla coese se non sulla carta o quando, inaspettatamente, per qualche interesse era necessario far fronte comune. Ho assistito a riunioni della Provincia durante le quali avrebbero dovuto essere discusse e votate mozioni sui più disparati argomenti: spesso erano monologhi del politico di turno, monologhi enunciati tra la confusione di un mercato, senza che uno solo ascoltasse nè il punto, né le motivazioni a riguardo: chiacchiere, uscite, cellulari, giornali… Se avessi avuto io da proporre una mozione, avrei preteso l’attenzione dell’assemblea prima di pronunciarmi….con il rischio di non poter mai più dire la mia!
Ricordo incontri durante i quali i membri di una medésima lista, anzichè accogliere e sostenere le varie problematiche sollevate dalle sensibilità e dai bisogni dei singoli, battendosi collettivamente per tutte, facevano a chi aveva la voce più grossa o il ruolo più forte per convogliare l’attenzione esclusivamente sulla propria priorità: un triste esempio fu la giusta pretesa di veder riconosciuti i diritti per gli omosessuali, alla quale seguì una scrollata di spalle nei riguardi del diritto dei ragazzi e delle famiglie affidatarie di mantenere un rapporto anche in seguito alle adozioni… Eppure erano entrambe situazioni di sofferenza sentimentale e di vuoto giuridico, entrambe situazioni che necessitavano tutela, entrambe battaglie per i diritti di minoranze… Trovando giuste entrambe le cause, io mi sarei battuta per entrambe, pur senza essere lesbica, o parte di un contesto affidatario…
In quel periodo, però mi sono trovata anche a fare delle considerazioni che probabilmente mi renderanno Bastiàn Contrario agli occhi e alle orecchie di chi, solitamente si sente supportato dal mio pensiero.
Io non so come generalmente le persone decidano e entrino in politica.
Io di certo non avevo nessuna attitudine per quel ruolo e fare politica è una responsabilità. Una responsabilità molto grande. Credo anche che nel momento in cui questa responsabilità smette di essere un’ipotesi per diventare una concreta realtà, possa essere umano sentirsi…quantomeno confusi, avere quel classico momento in cui si stringe la gola e si tira il fiato davanti a qualcosa di più grande di noi da affrontare.
Del resto, che ci piaccia o no, i politici sono comunque esseri umani, con le loro forze e le loro debolezze, più simili a noi che agli alieni. Ho visto candidati di un certo spicco, condividere appassionatamente bufale su facebook!
E sono gli stessi che dovrebbero prendersi cura delle sorti dello Stato e dei Cittadini!
Se per un attimo escludiamo dalla conversazione quella parte di politici che agisce davvero e deliberatamente in cattiva fede e per il proprio più bieco interesse, degli altri non saprei dire/ quanti siano davvero competenti, saggi e preparati per assumersi la responsabilità di fare quanto davvero serve ed è giusto per la comunità di cui si occupano…tuttavia si spende molto più tempo a selezionare una parrucchiera da cui andare o un qualsiasi dependente, fosse semplicemente un benzinaio, che per eleggere i nostri rappresentanti, che il più delle volte semplicemente “ci piacciono”, o perchè hanno un bell’aspetto e un fare rassicurante, o perchè rappresentanti di un partito di cui più o meno crediamo di conoscere l’ideologia, o perchè sono così sfacciati da promettere cose pur sapendo bene che non è detto che possano mantenere, o perchè il progetto che propongono ci sembra convincente, dimenticando che un progetto è solo un’idea e non è detto che diventerà realtà.
Ma in pochi, ci preoccupiamo di conoscerne le competenze e le qualità umane, i valori e l’onestà intellettuale e giuridica…che sarebbero invece gli aspetti significativi da prendere in considerazione.
Per fare un altro parallelo, se io semplice diplomata mi trovassi ingiustamente sotto accusa per un grave reato, non mi difenderei da sola, nè lo farei avvalendomi dell’aiuto di mio padre, elettrotecnico, o del vicino di casa, imbianchino, o del barista perchè è sexy. Mi rivolgerei ad uno studio legale, cercando di avere la massima competenza per il mio specifico problema, pronta a cambiare con qualcuno via via sempre più esperto e capace.
Eppure, quando si tratta di politica, sembra che i cittadini cerchino nei propri rappresentanti non l’eccellenza, la preparazione, la competenza, o almeno l’umiltà di chi compensa le proprie carenze avvalendosi di esperti, ma l’immagine familiare di sé stessi, quasi a volersi specchiare a dare la pacca sulla spalla, salvo poi lamentarsi se le cose non migliorano. Sentiamo tutti persone che si lamentano della disonestà dei politici di turno…. ma poi? quando si tratta di non farsi fare fattura sono i primi a fregarsi le mani; ci si indigna per le raccomandazioni eppure chiunque di noi, dovesse anche solo assumere una colf, preferirà scegliere la moglie del cugino piuttosto che l’estranea magari straniera; e chi, malato e magari grave, rifiuterebbe i favori dell’amico che, nel posto giusto, gli abbrevia i tempi per la visita richiesta?
C’è anche un’altro aspetto, a mio avviso piuttosto grave, che appartiene agli elettori: se un candidato, indipendentemente dalle ideologie del suo partito, diventa paladino dichiarato della lotta per uno specifico problema…ecco che in molti abbandonano i propri sani principi politici e votano anche il partito opposto nel proprio personale interesse.
Faccio un esempio: io solo per amore degli animali sono vegetariana dall’84 e sto puntando al veganesimo.
Sono anche sensibile alle problematiche degli immigrati. Secondo voi potrei votare qualcuno che nega i diritti degli immigrati se, per ipotesi, promettesse di rendere obbligatorio almeno un menù vegano in tutte le scuole, ospedali e autogrill d’Italia?
Certo che mi piacerebbe avere sempre una scelta alimentare ovunque vada. Mi farebbe davvero comodo….ma potrei negare un’altra perte di me per questa conquista?
Eppure, ne ho sentiti molti, che a fronte di una facilitazione economica, lavorativa, famigliare o checchèssia, hanno votato personaggi per nulla affini alle idee che professano genericamente.
In questi casi, a chi si può imputare la responsabilità di veder salire forze politiche contrarie a quelle che astrattamente si dichiara di sostenere?
Ecco, alla fine mi sono trovata quasi a prendere le difese dei politici, malgrado la mia altissima disistima nei confronti di gran parte di loro. E nella disistima includo più l’incompetenza che il voler vedere sempre e comunque il marcio, come troppo spesso accade.
Siamo tutti esseri umani.
Ciascuno di noi fa ciò che fa al meglio delle proprie possibilità.
Nessuno di noi potrà mai accontentare tutti.
Di certo, si fa dove si trova lo spazio adeguato per agire…e questo vale anche per i politici.
« Con i suoi pensieri, i suoi sentimenti e il suo ideale, il discepolo della scienza spirituale cerca di operare delle trasformazioni fino al cuore stesso delle proprie cellule. Egli sa che i miliardi di cellule che costituiscono il suo corpo fisico sono le dimore di piccole anime, e a ciascuna di esse è stata affidata un’attività specifica. Sì, perché una cellula non è una semplice particella di materia che occupa un posto qualsiasi nell’organismo. Ogni cellula si comporta come un’operaia consapevole del lavoro che deve compiere nella parte del corpo in cui si trova, ed è dal suo lavoro che dipende il buon funzionamento dell’insieme.
È difficile spiegare il legame che unisce l’essere umano a tutte le anime che abitano il suo organismo; ma quel legame esiste, e diventa anche molto forte non appena egli ha preso coscienza che, attraverso la vita che conduce e attraverso un lavoro del pensiero, egli può entrare in contatto con le proprie cellule per rigenerarle. Sforzandosi di dominare, purificare e arricchire la propria vita psichica, egli agisce non solo sulle particelle materiali del proprio corpo, ma va a toccare anche la loro memoria; allora tutte le sue cattive inclinazioni e le sue cattive abitudini a poco a poco lasciano il posto a nuovi comportamenti, migliori. »
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
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È Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre!
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
NATALE – Dato che la data della morte di Gesù nei Vangeli si colloca tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, per calcolare la data di nascita di Gesù secondo alcuni studiosi si sarebbe seguita la credenza che la morte sia avvenuta nell’anniversario della sua venuta al mondo. Secondo questa ipotesi, per la festività del Natale si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, tra il 25 dicembre e il 7 gennaio. Ecco perché: è Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre. E’ Natale dal 25 dicembre al 7 gennaio compresi e anzi, la maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Per un approfondimento su questo tipo di ipotesi, che si basa molto sul significato simbolico attribuito nell’antichità ai numeri, cfr. il lavoro di Duchesne, cit. in Susan K. Roll, Toward the Origin of Christmas, 1995, pag. 89).
La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
“Nella tradizione della Chiesa, l’Epifania (manifestazione) è il compimento del Natale: il Bambino nato nella mangiatoia di Betlemme si manifesta nella sua realtà di Messia e Salvatore di tutti gli uomini. Con l’adorazione dei Magi, la liturgia celebra altri due eventi con i quali Gesù si manifesta all’inizio del suo ministero: il Battesimo e le nozze di Cana. Li rivivremo nelle prossime due domeniche. La prima epifania di Gesù è dunque l’adorazione che riceve da questi personaggi misteriosi, i Magi, “venuti da oriente”, come ci dice Matteo, il solo evangelista a riferire della loro visita (Mt 2,1-12). Si tratta di personaggi provenienti dai popoli pagani, probabilmente dalla Persia; dovevano essere degli studiosi in profonda ricerca spirituale. Con loro, comincia a realizzarsi la profezia di Isaia (I lettura), il disegno di Dio di “chiamare le genti in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa” (Ef 3,6, II lettura). È a loro, ai Magi, che la stella “dice” che “è nato il re dei Giudei” (Mt 1,2). Dall’osservazione della natura ricevono risposte importanti per la loro vita perché pongono le domande giuste con l’atteggiamento giusto. Risposte importanti, ma non ancora sufficientemente chiare. Cercano un re, ma non sanno chi sia, né dove sia. La contemplazione della natura ha bisogno di essere illuminata e integrata dalla Parola di Dio. Sembra che persino la stella – come uno dei nostri moderni navigatori – ad un certo punto si smarrisca e abbia bisogno di ricevere luce dalle Scritture per guidare i Magi alla meta della loro ricerca (Mt 2,9). Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo libro sull’infanzia di Gesù: “Se i Magi che, guidati dalla stella, rappresentano il movimento dei popoli verso Cristo, ciò implicitamente significa che il cosmo parla di Cristo e che però, per l’uomo nelle sue condizioni reali, il suo linguaggio non è pienamente decifrabile. Per trovare in modo definitivo la strada verso il vero erede di Davide, hanno poi bisogno dell’indicazione delle Sacre Scritture di Israele, delle Parole del Dio vivente” (pp. 117-118). Così, seguendo la stella e la Scrittura, i nostri Magi lasciano il palazzo di Erode, dove pensavano fosse normale trovare il neonato re, giungono a Betlemme e si fermano davanti ad una casa (per la tradizione, la Grotta del latte) dove vive una famiglia, certamente non in una situazione regale. Ma davanti al bambino si inginocchiano e lo adorano. Noi ora possiamo fare qualche riflessione perché l’avventura dei Magi possa illuminarci. – Ciò che guida i Magi a lasciare la loro terra, fino a prostrarsi davanti a un bambino apparentemente come tutti gli altri, è la loro fede. È la fede che permette loro di farsi guidare da un evento naturale come la stella e di ricevere luce dalle Scritture, a differenza dei sacerdoti e degli scribi, che pure ne erano i professionisti; è la fede che permette loro, davanti al bambino, di andare oltre le apparenze e di intuire un Mistero davanti al quale inginocchiarsi e adorare. Davvero per loro la fede è “fondamento di ciò che sperano e prova di ciò che non vedono” (Eb 11,1). – Matteo sottolinea che i Magi “videro il Bambino con Maria sua madre” (2,11). Maria è dunque, con Gesù, l’approdo della loro ricerca e della ricerca di ogni uomo; è “l’albergo del nostro desiderio” (Dante, Paradiso 23). Per i Magi, per noi, per tutti, questo significa che l’affetto per Maria, anche se espresso talvolta in forme semplici e spontanee, è garanzia che il viaggio drammatico alla ricerca dell’unico Salvatore, presto o tardi, giungerà a buon fine. In questa solennità e all’inizio di un nuovo anno, con la Chiesa, ci rivolgiamo a Lei: “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”
Botti di Capodanno 2020, terrore per cani, gatti e altri animali: ecco la mappa dei comuni italiani che li hanno vietati clicca qui
Le iniziative anti-botti continuano a moltiplicarsi in vista dell’anno nuovo. Per il quinto anno consecutivo, a Casamarciano il Capodanno si festeggerà con le lanterne. I fuochi d’artificio illegali saranno messi da parte e lasceranno spazio a un festeggiamento sicuro, ma non per questo meno suggestivo.
Il sindaco di Casamarciano, Andrea Manzi, ha infatti rinnovato l’ordinanza con cui, dal 2015, impone lo stop all’utilizzo di fuochi artificiali, tracchi e petardi. Il tutto sarà sostituito dal cosiddetto “Capodanno della luce”, una festa sicura e serena, e per di più all’insegna della solidarietà.
Al posto dei botti di Capodanno ci saranno lanterne di luce, che il comune ha messo a disposizione di quanti vorranno aderire all’iniziativa. L’ente ne ha acquistate circa 300, che da oggi saranno distribuite dal parroco don Raffaele Rossi nella parrocchia di San Clemente.
E non solo: chi parteciperà a questo festeggiamento avrà anche l’occasione di fare del bene al prossimo. Chi vorrà, potrà richiedere la sua lanterna lasciando un contributo volontario. Questo sarà poi devoluto ad un progetto di solidarietà, che servirà a sostenere le cure mediche di una bambina del posto ricoverata all’ospedale Gaslini di Genova.
“Un gesto di civiltà ma anche di bontà nei confronti di chi è meno fortunato“, spiega il sindaco Andrea Manzi. “Una tradizione che si è consolidata in questi anni e che rappresenta lo strumento per trasmettere, soprattutto ai giovani, il rispetto per l’ambiente e gli animali. Un gesto di cultura che, mi auguro, possa essere di buon auspicio per l’intera comunità nel corso dell’anno che verrà”.
Dopo Ercolano, anche Casamarciano dice “no” ai pericolosi botti di Capodanno. Perché l’anno nuovo sia davvero migliore per la nostra Napoli, abbiamo sempre più bisogno di iniziative del genere, all’insegna del sano divertimento e della civiltà.
Nel 1965, un vecchio indiano chiamato A. C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada arrivò in America, e presto cominciò a cantare e predicare al Tompkins Square Park, nell’East Village di New York. Per ragioni che sfuggono una spiegazione razionale, Bhaktivedanta attirò a sé una folla di gente, e quella folla crebbe in qualcosa di nuovo: il movimento Hare Krishna, che introdusse l’Occidente a quella tradizione indù vecchia di cinquemila anni conosciuta come Gaudiya Vaishnavism. Il seguace di Hare Krishna divenne, per un certo periodo, una figura iconica e allo stesso tempo piuttosto divertente: una giovane maschio bianco dalla testa rasata e la tunica arancione, che canta incessantemente e porta in braccio un mucchio di libri da vendere. L’etichetta discografica dei Beatles registrò un singolo Hare Krishna, e George Harrison scrisse “My Sweet Lord” sotto l’influenza del movimento (Anche se Harrison non fu mai iniziato al movimento, Bhaktivedanta lo elogiò una volta dandogli dell’“umile, mite, gentile e devoto”). Dal 1965 fino alla morte, nel 1977, Bhaktivedanta viaggiò e insegnò senza sosta, mentre si teneva in contatto con un crescente gruppo di studenti da tutto il mondo.
Nei primi anni Settanta il suo messaggio raggiunse le Hawaii, dove Chris Butler era un giovane surfista e maestro di yoga. Butler, il figlio di un famoso medico pacifista che veniva dalla terraferma, era una sorta di prodigio: un guru autodidatta che iniziò ad attrarre seguaci non appena lasciato il college. Butler aveva un passione per Bhaktivedanta, in cui riconosceva la capacità di spiegare i vecchi testi indù come fossero dei pratici manuali di istruzioni. Nelle sue esegesi della Bhagavad Gita, uno poteva capire come servire Lord Krishna rifuggendo la carne e il cibo piccante (che avrebbero “provocato sofferenza producendo mucosa nello stomaco”), lavorando sodo e cantando il suo nome — piccoli, tangibili passi che avrebbero portato il credente verso la divinità.
Nel 1971, Bhaktivedanta venne alle Hawaii e Butler, che aveva solo ventitré anni, andò a incontrarlo e gli fece una proposta: lui gli avrebbe “girato” tutti i suoi discepoli e in cambio ne avrebbe guadagnato un nuovo nome, Siddhaswarupananda, che lo avrebbe consacrato come accolito iniziato e figura di spicco dell’emergente movimento Hare Krishna. Non fu sempre una relazione facile. A volte, Bhaktivedanta ammoniva Butler per i suoi insegnamenti poco ortodossi, e Butler di rimando questionava l’insistenza di Bhaktivedanta sul fatto che gli iniziati dovessero per forza radersi la testa o indossare la tunica.
Dopo la morte del vecchio maestro, Butler non dovette più scegliere tra la devozione e l’indipendenza. Mentre il movimento Hare Krishna si fratturava, Butler creò il suo gruppo, oggi conosciuto col nome di Science of Identity Foundation, costruendo una fitta rete di seguaci, centinaia o forse migliaia, che si estende dalle Hawaii fino in Australia, Nuova Zelanda e Sud-est asiatico. Butler dava meno importanza ai vecchi testi e tradizioni indiane, presentandosi invece come un tipo intelligente e curioso, che aveva trovato delle risposte a certe domande sorprendenti.
Nel 1984 pubblicò “Who Are You? Discovering Your Real Identity”, dove utilizzava esempi dalle scienze per dimostrare che il materialismo è falso e che il Sé è reale — ed eterno (Krishna e la Bhagavad Gita sono solo nominati di sfuggita). Registrò anche una serie di programmi televisivi, dove compariva come un giovane professore universitario alla moda seduto su un divano, circondato da studenti curiosi.
Uno di questi studenti era Mike Gabbard, che aveva cominciato a interessarsi all’Induismo già dagli anni Settanta: una volta ebbe una corrispondenza con Bhaktivedanta dove gli chiese suggerimenti per costruire un tempio, e il nome dato a Tulsi riflette infatti la grande dedizione spirituale della famiglia. Quando i Gabbard si trasferirono alle Hawaii, nel 1983, si unirono alla cerchia dei seguaci di Butler. Tulsi Gabbard spiega di essere stata introdotta ai principi dell’Induismo Vaishnava fin da bambina, e dice di essere cresciuta in gran parte tra compagni spirituali, alcuni dei quali erano soliti radunarsi sulla spiaggia per il kirtan, la pratica di cantare in coro gli inni sacri. Anche la Gabbard ebbe la propria formazione spirituale, e da ragazza trascorse due anni nelle Filippine dove frequentò un corso condotto da seguaci di Butler.
Gabbard ricorda la sua infanzia come vivace e senza preoccupazioni: eccelleva nelle arti marziali e sviluppò una passione per il giardinaggio; era una lettrice curiosa, incoraggiata dai genitori. Ma parecchi ex discepoli di Butler parlano di un’atmosfera diversa, piú autoritaria. Alcuni disertori raccontano storie di bambini dissuasi da Butler dall’iscriversi alle scuole statali; di seguaci a cui era proibito parlare in pubblico del gruppo; di viaggiatori di ritorno ai quali era imposta una quarantena di giorni, onde evitare che passassero qualche malattia contagiosa a Butler; di devoti che si prostravano a terra ogni qual volta che lui entrava nella stanza o che aggiungevano i ritagli delle sue unghie alle loro pietanze, o che mangiavano cucchiaiate di sabbia dove lui aveva camminato. Alcuni ex allievi si descrivono come dei sopravvissuti ad un culto abusivo. Butler nega queste accuse e la Gabbard dice di fare fatica a dare loro credito. “Non l’ho mai sentito dire qualcosa di odioso o di cattivo riguardo a nessuno” dice di Butler.
Posso parlare della mia esperienza personale, e onestamente gli sono grata per condiviso questa sua meravigliosa pratica spirituale, con me e con tante altre persone.
Parecchi di questi seguaci oggi hanno un’attività. Una delle fedelissime di Butler è Wai Lana, un’imprenditrice yoga che è anche sua moglie. La sua società, che produce video di yoga, ha aiutato a finanziare la Science of Identity Foundation. Un’altra persona che sembra trovarsi nella sua orbita è Joseph Bismark, co-fondatore di un’impresa globale di multi-level marketing, la QNET, nel cui catalogo prodotti troviamo ad esempio dei piccoli dischetti che dovrebbero proteggere gli utenti dagli “effetti dannosi dell’electrosmog”. Un decennio fa, su avvertimento dell’Interpol, la polizia indonesiana arrestò Bismark per frode, ma il capo d’accusa venne poi ritirato in un secondo momento.
A differenza di Bhaktivedanta, di cui ogni parola sembra essere stata registrata per i posteri, Butler è stato molto più cauto nel gestire le sue apparizioni in pubblico e ha praticamente smesso di parlare ai media negli ultimi decenni. Però ha accettato di parlare con me, al telefono, riguardo i suoi insegnamenti e la sua allieva prodigio. Butler compirà settant’anni quest’anno, ma parla ancora con la voce fresca e fascinosa di un surfista illuminato, arricchita da un’eco di quell’accento cantilenante e spezzettato così tipico delle Hawaii. Spesso si interrompe per ridacchiare, o per intercalare la sua domanda retorica preferita: “O no?”
Anche se la cultura indù gioca sicuramente una parte importante nella vita di Gabbard, il termine stesso ha una storia complessa: spesso è usato per riferirsi indifferentemente a tutte le tradizioni spirituali originarie del subcontinente indiano, e non è né universalmente accettato né definito chiaramente. “Nella Bhagavad Gita, dove si fa menzione di indù?” chiese una volta Bhaktivedanta. Anche Butler trova il termine limitante:
Non sono indù, non sono cristiano, non sono buddista e nemmeno musulmano. Sono l’anima eterna dello spirito — un’atma — parte integrante dello spirito universale.
I suoi discepoli hanno di solito evitato quella designazione; Mike Gabbard si considera cattolico, nonostante i suoi legami con la fondazione. Ma Butler riconosce l’utilità di un nome conciso e riconoscibile, specialmente in politica, e così consigliò alla Gabbard un compromesso:
Le dissi: perché non utilizzi la frase “Induismo trascendentale”?
In effetti, durante una recente conversazione nella dining room congressuale, la Gabbard usò proprio quel termine. Gabbard e Butler sostengono entrambi che la fondazione è una risorsa, non un’organizzazione religiosa; non c’è infatti gerarchia ufficiale, e nemmeno un sistema di contabilità interna, tranne la stessa coscienza di Butler e quella di coloro che gli stanno intorno. In una conferenza, egli riconobbe la possibilità di mantenersi scettici, offrendo poi ai suoi ascoltatori la propria versione della scommessa di Pascal:
Se io non sono il rappresentante di Dio, e voi ispirate la vostra vita alla mia, la vostra vita sarà distrutta. Ma se io sono il rappresentante di Dio e voi non ispirate la vostra vita alla mia, allora la vostra vita è sprecata.
Butler sembra permettere a certi suoi discepoli, senza troppi patemi, di chiamarlo Jagad Guru, o “maestro del mondo”.
Il titolo di Jagad Guru vuole dire che quello che viene insegnato non è solo limitato a un gruppo di persone. E’ qualcosa che può apprezzare chiunque, e riguarda tutti gli esseri umani.
Un guru, come disse una volta, deve essere “un rappresentante in buona fede del Dio Supremo”. Nel suo commento sulla Bhagavad Gita, Bhaktivedanta aveva mostrato come la sottomissione al maestro fosse fondamentale per la crescita spirituale.
Un maestro spirituale deve essere accettato arrendendosi totalmente a lui, e uno dovrebbe servire il proprio maestro come un umile servo, senza falso prestigio.
Butler è cosciente della percezione che si ha di lui come di una figura autoritaria; preferisce parlare di se stesso come uno studente e seguace della verità, piuttosto che come guru o leader. “Il mio maestro mi ama”, disse. Si riferiva, nel tempo presente dello spirito eterno, a Bhaktivedanta. “E’ una relazione d’amore. E così gli studenti di un maestro cosí pieno d’amore ameranno di rimando il proprio maestro — è naturale che lo ameranno”. Non è un caso infatti che egli parli amorevolmente di Gabbard, che conosce fin da quando era piccola. Da bambina, ricorda, aveva “una gravità e una serietà che andava ben oltre i suoi anni”. Oggi Butler parla della Gabbard con orgoglio paterno, paragonandosi a un maestro di musica che vede il suo allievo modello eccellere da grande:
E’ come se uno insegnasse a un suo studente il violoncello e poi scoprisse d’un tratto che quello studente ora suona violoncello all’orchestra filarmonica. E’ bellissimo.
La cerimonia di matrimonio tra Tulsi Gabbard e Abraham Williams
Gabbard non è il primo discepolo di Butler a entrare in politica. Sul finire degli anni Settanta, un gruppo piuttosto opaco chiamato Lista Indipendenti per il Governo Divino apparve ad Hawaii e presentò più di una dozzina di candidati alle elezioni locali. Il gruppo si presentava come una coalizione multi-religiosa di riformisti con una vena conservativa, ma nel 1977 l’Advertiser di Honolulu pubblicò un servizio in tre parti dove espose l’iniziativa come creata quasi interamente dai seguaci di Butler. Un candidato disse al giornale che la discrezione era parte della sua strategia politica.
So per certo che se dicessi di essere un Hare Krishna, la prima cosa che penserebbe la gente è che ho la testa rasata, campanelline ai piedi e che vado a disturbare la gente all’aeroporto. Per comunicare il mio messaggio, devo tenere le porte aperte.
Nel Valley Isle, un giornale con base a Maui e amichevole nei confronti di Butler, Bill Penaroza, uno dei leader dell’iniziativa, annunciò che il gruppo, non avendo eletto alcun candidato, era in “ristrutturazione” Penaroza non disse che Butler era il capo del movimento, ma ammise che avesse una certa influenza. “Ho avuto un’interessante conversazione con un amico che considero una persona molto avanzata spiritualmente, di nome Siddha Swarup Swami”, disse Penaroza (usando una versione da iniziato del nome di Butler, Siddhaswarupananda), e continuò:
Lui mi confidò che gli sembrava che fossimo stati un po’ troppo moralisti, e che ci fossimo limitati a lavorare solo con persone interessate alla spiritualità orientale, tralasciandone molte altre appartenenti alle tradizioni occidentali con cui invece avremmo dovuto instaurare un dialogo.
L’editore di Valley Isle era un uomo d’affari di nome Rick Reed, che fu eletto al Senato di Hawaii nel 1986. Quell’anno Reed, che aveva lavorato per un procuratore della zona, fu accusato di divulgare documenti confidenziali dello Stato per screditare un politico democratico; la ex moglie di Reed disse all’Advertiser che Butler era parte del complotto. Sia Reed che Butler negarono ogni accusa. Nel 1992, Reed sfidò Daniel Inouye, il vecchio leone della politica hawaiana, per un posto al Senato americano, e quella campagna elettorale porto ancora più alla luce le sue intime relazioni con Butler. Reed aveva sempre parlato di Butler come il suo “consigliere spirituale”, ma disse all’Advertiser che non c’era “alcuna prova che lui fosse mai stato membro dell’associazione Hare Krishna o degli Indipendenti per il Governo Divino”. Reed perse le elezioni, ma si difese con successo dalle accuse della Federal Election Commission, che investigava riguardo a un suo video natalizio filmato nelle Filippine e poi distribuito alle Hawaii, ritenuto un tentativo di plagiare l’influente comunità filippino-americana residente sull’arcipelago. Il F.E.C. giudicò infine totalmente legittima questa seppur insolita iniziativa elettorale di Reed, e considerò il sovvenzionamento di novantamila dollari da lui ricevuto per produrre tale video come una regolare donazione.
Con la Gabbard, il movimento di Butler sembra finalmente aver prodotto un politico di grande richiamo, con un profilo nazionale. Ci sono dei legami tra la carriera politica di Gabbard e l’IGD che vanno indietro fino a Bill Penaroza: nel 2015, Gabbard nominò il figlio di Penaroza, Kainoa Penaroza, capo del suo staff, nonostante non avesse virtualmente alcuna esperienza politica. Gabbard, come i suoi predecessori, rigetta fermamente l’idea di essere parte di un movimento politico ispirato dal proprio leader spirituale. “E’ una congettura poco sensata”, mi disse. E mi fece un paragone:
Il senatore Brian Schatz, delle Hawaii — è ebreo. Il capo del suo staff è ebreo. E questo vorrebbe dire che c’è un un grande disegno della comunità ebraica delle Hawaii per avanzare quel particolare politico e quelli intorno a lui?
La differenza è che la cerchia dei discepoli di Butler è relativamente stretta e incredibilmente interconnessa. Il video natalizio di Reed alle Filippine inizia con una visita a Toby Tamayo, un accolito di vecchia data che li aiutò a stabilire laggiù una scuola ispirata a Butler. Tamayo è anche lo zio del primo marito della Gabbard, Eddy Tamayo, che lei sposó nel 2002 e da cui divorziò quattro anni dopo — in gran parte, dice, per lo stress di essere di servizio in Medio Oriente. Entrambi i genitori della Gabbard hanno lavorato nell’ufficio di Rick Reed. E quel finanziamento che Reed ricevette per il video di Natale arrivò da Richard Bellord, il cui figlio Richard ha recentemente sposato la sorella e coinquilina di Tulsi, Vrindavan. Richard Bellord fu sposato in prime nozze con Wai Lana, l’istruttrice yoga oggi moglie di Butler, e Abraham Williams, l’attuale marito di Gabbard, la aiutò a girare i suoi filmati. La moglie di Williams, Anya Anthony, è la manager nell’ufficio di Gabbard a Washington; siede alla scrivania dietro alla targhetta sullo “spirito di aloha”. La compagnia di Wai Lana è presieduta da un altro vecchio allievo di Butler, Sunil Khemaney, che è anche socio d’affari di Joseph Bismark. Khemaney aiuta Gabbard nelle relazioni con la comunità indiano-americana; fu lui ad accompagnarla durante il suo viaggio in India nel 2014. Un persona interna alla campagna di Gabbard descrive il suo ufficio come diviso tra discepoli e profani:
Tutti si chiedevano chi appartenesse al gruppo e chi no. Era un argomento tabu — la gente in ufficio non ne parlava, così che nessuno lo sapeva con certezza.
La tendenza politica più pronunciata in Gabbard — il suo appeal bipartisan — è, secondo Butler, pienamente conforme con i suoi insegnamenti. Ma non sta a lui dire a lei, o a nessun altro discepolo peraltro, come votare.
Il senso di aloha, o amore per gli altri, e il desiderio di lavorare per il bene altrui — questo è quanto fa un buon politico, dal punto di vista spirituale. Ma riguardo alle prese di posizione sui temi specifici che si presentano ai politici? Quello è qualcosa che ciascuna persona deve decidere per se stessa.
Quando le viene chiesto dell’Induismo, Gabbard spesso parla di intolleranza anti-hindu. Uno dei suoi esempi principali è Kawika Crowley, la sua rivale nelle elezioni del 2012, che disse alla CNN che a suo parere l’Induismo della Gabbard era in conflitto col sistema di governo americano – la Crowley, un’attivista per i diritti dei fumatori che viveva in un furgoncino, perse le elezioni di quasi sessanta punti percentuali – In un saggio sulle sue convinzioni religiose che mi ha mandato, Gabbard si compara a John F. Kennedy, che si propose di rassicurare quegli elettori preoccupati dal suo cattolicesimo; promise così di assolvere alle sue funzioni governative “senza riguardo a pressioni o dettami esterni di tipo religioso”.
Sembra però non esserci un modo semplice di distinguere tra quei “dettami” di tipo religioso che tanto spaventano un certo elettorato, e i “valori” religiosi che molti politici — specialmente politici cristiani — si impegnano così spesso a difendere. Sarebbe assurdo aspettarsi che la Gabbard non sia influenzata, nelle sue decisioni politiche, da un percorso spirituale che l’ha accompagnata per tutta la vita. Dopotutto, la sua determinazione a trovare accordi anche fuori dal partito è in gran parte frutto di tale percorso, e quasi certamente un frutto lodevole. Gowdy, il repubblicano della North Carolina, le dice spesso di essere “la deputata del Congresso piú simile a Cristo”, un complimento impegnativo che celebra il suo tentativo di riconciliare tra loro tradizioni spirituali di per sé irriducibili.
E’ possibile però distinguere qualcosa di più specifico di un generico senso di aloha dietro al mutamento di priorità politiche tra i seguaci di Butler. Negli anni Ottanta, Butler insegnava a rifiutare il desiderio sessuale; scrisse ad esempio che la bisessualità era un “senso di gratificazione” fuori controllo, e ammonì che la conclusione logica di un tale atteggiamento edonistico sarebbero state pedofilia e bestialità. Dichiaró, senza mezzi termini, che “un crescente numero di donne americane tiene un cane per motivi sessuali”. Reed, Mike Gabbard e altri che gli stavano attorno allora tendevano a sostenere queste idee. Oggi la Gabbard ha preso un’altra strada, e anche Butler sembra dare meno importanza all’argomento. Gabbard dice che lei e Butler ebbero modo di discutere sul tema del matrimonio gay – “Diciamo un bel pezzo fa”. E conclude: “E’ qualcosa su cui non siamo d’accordo”.
Negli ultimi tempi, Butler si è presentato meno come dissidente Hare Krishna e più come membro della vasta rete mondiale di Induismo Vaishnava. Per chiarire la sua posizione in tutto questo, Gabbard mi ha mandato “L’Albero Genealogico del Deismo Vedanta” che riporta le dozzine di grandi maestri succedutisi lungo i secoli, la maggior parte indiani; Butler occupa un posticino modesto ma sicuro, alla fine di un ramo secondario. Costruendo relazioni amichevoli con Modi e altri leader indiani, Gabbard è diventata un’ambasciatrice di spicco per l’Induismo americano, e avrà la possibilità di introdurre le idee eretiche di Butler nell’Induismo globale mainstream. Lo scorso anno, quando il governo indiano annunciò i vincitori dell’annuale Padma Awards, solo due non-indiani furono inclusi. Uno era un ex ambasciatore americano. L’altra era Wai Lana.
Le relazioni con l’India sono anche un’alleanza strategica: la Gabbard ha difeso l’organizzazione politica di Modi, il Bharatiya Janata Party, che promuove il fatto che l’India sia — e debba rimanere — una nazione essenzialmente induista. Nel 2013 lei si oppose a una risoluzione che condannava la “violenza religiosa” nello Stato indiano che lei vide come una critica velata all’amministrazione Modi, e suggerì che, qualunque problema stesse affrontando la minoranza musulmana in India, non era certo paragonabile alle tribolazioni inflitte alle minoranze religiose in parecchie nazioni islamiche. Quest’estate (2017, n.d.t.) venne a New York a un business forum indo-americano. Ebbe la sfortuna di parlare subito dopo Anil Kapoor, il loquace attore del cinema, ma apparve ugualmente a proprio agio, chiacchierando con l’ambasciatore indiano riguardo a una partnership economica e alla cooperazione tra servizi di sicurezza. Questo era il tipo di folla congeniale alla Gabbard: amichevole e relativamente bipartisan. Una delle giornaliste dichiarò di essere sua fan:
Onorevole Gabbard, speravo davvero che foste scelta come membro del gabinetto dall’amministrazione Trump. Adesso aspetto il momento di poterla votare alle elezioni presidenziali.
Gabbard sorrise e scosse la testa a quell’allusione. Ma poi, in ottobre, si recò in Iowa a una raccolta fondi democratica, segno che sta pensando seriamente a candidarsi alle presidenziali 2020, e che è una delle dozzine o forse centinaia di politici democratici che pensano di avere una chance di essere eletti presidente. Per ora, è sulla lista dei possibili candidati, anche se non tra le prime posizioni; il suo atteggiamento relativamente conciliatorio verso Trump sembra aver danneggiato la sua immagine tra quei democratici che iniziano a pensare alle primarie già con tre anni di anticipo. Ma se la Gabbard deciderà di lanciarsi nella corsa presidenziale sarà sicuramente uno dei candidati più interessanti. Una delle questioni chiave da capire è se la sua storia si rivelerà troppo interessante — troppo inusuale — per il suo proprio bene.
Alcuni ex discepoli di Butler tendono a essere straordinariamente negativi riguardo al periodo passato in servizio spirituale da lui, ed estremamente sospettosi riguardo ai suoi moventi. Questo sospetto si allarga anche a persone che hanno sostenuto la Gabbard ma sono preoccupate dal ruolo ambiguo che Butler e seguaci hanno avuto nella politica hawaiana. Nove anni fa, un altro promettente personaggio politico si trovò a dover decidere il da farsi a proposito del proprio leader spirituale, diventato un bersaglio di critiche: ancora candidato, Barack Obama difese il suo pastore di fiducia, il reverendo Jeremiah Wright, ma successivamente si decise ad abbandonarlo. Wright d’altro canto rappresentava solo una piccola fetta della vita di Obama, mentre la vita di Gabbard sarebbe irriconoscibile senza l’influenza di Butler. Qualche decennio fa suo padre tentò, con un certo successo, di allearsi con mormoni, evangelici e altri gruppi religiosi che condividevano la sua opposizione al matrimonio omosessuale. Sua figlia è un politico più abile, ma il suo compito sembra ancora più difficile: provare a costruire consenso in un partito democratico sempre più secolarista e partigiano.
Gabbard non sembra essere troppo frustrata dal mancato progresso del suo disegno di legge, lo Stop Arming Terrorists Act; in termini politici, potrebbe in effetti tornare più utile come una proposta in sospeso — simbolo della sua battaglia contro l’intransigenza — che come legge approvata. Anche se lei rimane piuttosto riluttante a criticare il presidente eletto, o perfino a menzionare il suo nome, ha trovato parecchie occasioni per ribadire il proprio dissenso verso l’attuale amministrazione. Ciononostante, nell’odierno clima politico la Gabbard è consapevole che gli elettori democratici sono più inclini a sostenere quei politici schierati apertamente contro Trump e i repubblicani, rispetto a chi, come lei, cerca di trovare terreno comune per instaurare un processo di collaborazione. Molti dei suoi simpatizzanti sono convinti che prima o poi questo clima cambierà. “A un certo punto”, dice Van Jones, “il paese si stancherà di gente la cui sola qualifica è quella di odiare il partito avversario”.
La Gabbard, più della maggior parte dei politici, è una celebrità. (All’aeroporto di Kauai venne fermata da un agente TSA che le chiese di farsi una fotografia con lei – “Questa è la mia settimana fortunata”, disse, “Mio figlio si è sposato e ora ho incontrato te!”). Inoltre, ha una delle piú importanti qualità che un politico possa avere: una prodigiosa abilità nel far sì che la gente creda in lei, anche quando non è d’accordo. Una delle sue prime fan su Oahu è Linda Wong, che organizzò le raccolte fondi durante la prima campagna elettorale di Gabbard, e che si è abituata a dover rispondere a domande insistenti riguardo ai suoi numerosi atti di insubordinazione politica.
Lei fa una mossa, e subito dopo ricevo delle chiamate: “Cosa sta facendo?”. Io rispondo: “Non so cosa stia facendo, ma so che sa quello fa”
A seconda della giornata e dell’umore del paese, l’approccio ostinatamente personale della Gabbard in politica può sembrare ora rigenerante, ora fastidioso. Quando parla della sua passione per il “servizio”, lei parla infatti in un linguaggio che è al contempo politico, militare e religioso. Parla della sua determinazione, piuttosto evidente, e dei suoi obiettivi, che non sempre lo sono. “Ha l’atteggiamento di chi ama servire, un cuore da servitore”, dice Butler. “Che si metta in politica o in qualunque altra cosa, porterà quel cuore da servitore con lei”.
Ingredienti
Per 6-8 persone
500 g di fusilli di farina di farro e fave
1 piccola zucca Hokkaido bio
1 porro (compresa la parte verde)
1 pezzettino di zenzero fresco
1 rametto di rosmarino
1 pizzico di peperoncino
olio extravergine di oliva
sale
Una sorta di chiacchierata che, pur partendo da un evento particolarmente autobiografico qual è un Matrimonio, offre una rosa di argomenti e immagini che riconducono alla domanda fondamentale del “Perchè?”. Ogni scelta, anche la più piccola, ogni singola parola, sono frutto di una riflessione sui Valori degli Affetti, dell’Ambiente, dell’essere Vegetariani… e quindi del piacere della semplicità e della concretezza…il tutto basato sul concetto fondamentale di un Amore che si esprime costantemente in un “Noi”.
E’ nostro scopo, rafforzando questo aspetto, la Condivisione della nostra Esperienza e l’Invito a fare Vostra la Nostra Storia. Firmato GabriELEna
Ingredienti
6 foglie di verza
200 g di lenticchie
140 g di noci
1 cipolla
prezzemolo
1 cuore di sedano
un cucchiaio di salsa di soia
1 spicchio d’aglio
70 g di pane integrale grattugiato o di fiocchi di avena
sale
pepe
olio