« Si sono viste persone che erano pronte a sacrificare tutto pur di salvare la propria famiglia. Forse sono riuscite a garantirle la sicurezza e il benessere materiale, ma è una protezione sufficiente? L’avere un riparo e le comodità sul piano materiale non ha mai impedito agli esseri di soffrire quando manca loro l’essenziale: un nutrimento spirituale. È possibile dar loro quel nutrimento spirituale solo cercando in prima persona di avanzare ogni giorno sul cammino della luce.
Non si può dubitare che la maggior parte degli esseri umani ami la propria famiglia, ma essi non sanno ancora come farle veramente del bene. Non sanno nemmeno che, grazie al legame che li unisce ai propri cari, possono influenzarli favorevolmente anche dopo che questi hanno lasciato la terra, poiché le anime dei parenti sono sempre lì, accanto a loro, e partecipano alla loro vita. Se i loro figli e le loro figlie studiano e migliorano, nell’altro mondo anche i genitori beneficiano dei loro sforzi. E quando i figli e le figlie hanno a loro volta dei bambini, trasmettono loro in eredità le ricchezze spirituali che hanno acquisito. »
Ingredienti
Per 4 persone
8 cucchiai di olio extravergine d’oliva bio
1 grossa cipolla a fettine bio
2 spicchi d’aglio bio
acqua mezza pentola
2 carote a rondelle bio
100 g di passata di pomodoro bio
500 g di lenticchie bio (messe a bagno qualche ora)
320 g di spaghetti al farro spezzati bio
1/2 cucchiaino di curry
1 foglia di alloro
zenzero fresco grattugiato
pepe nero da macinare fresco
Quando pensi che i tuoi errori non siano serviti a nulla.
SBAGLI.
Guardati attorno e vedrai che dal nulla spunterà una mano amica e l’unica cosa che lei vorrà sarà quella di stringere la tua mano e di non lasciarla mai più.
Tutto verrà dimenticato e un.nuovo cammino intraprenderai, forse, tra rose e spine, ma stretto a quella mano arriverai in cima e a quel punto, felice sortiderai.
Dimenticherai il.passato e si schiudera’ per te, un presente che ti.porterà solo allegria, felicità e successo.
La mia fame di affetto mi spinge a cercare un abbraccio. La mia sete di baci mi spinge a dissetermi cercando di te. La mia fame della tua pelle coperta di stelle mi spinge a stendere su di te una donna che è come un mantello.morbido e avvolgente. I miei sentimenti tremano di paura e cercano una via di fuga che mi impone “discutibili scelte” di vita. Il topo è avido di formaggio e io sono ingorda di assaporare l’esistenza, vivendola con ottimismo e coraggio. Ogni giorno per me è una sfida: ne’ vinti ne’ vincitori ma altissimi.rischi. La mia mente decide che se ne vale la pena si può azzardare senza nessun pensiero, senza nessun rimpianto. Allo sbaraglio mi butto nella mischia. Senza cuore non so osare, senza amore non so stare. Senza di te…il vuoto c’e. Ti sommergo di tenerezze e dolcezze. In me rimane…la fame di te. Un’esistenza piatta di giorni che si snocciolano tutti uguali fa felici persone anonime che indifferenti percorrono sempre la stessa via. Io, persona originale e particolare afferro quel sogno segreto che da sempre ha circondato la mia vita. Una piccola donna che non si arrendera’ finché essa non diverrà realtà.
Ingredienti
Per 6 persone
18 cannelloni secchi di semola di grano duro (senza uova)
1 Kg di zucca Hokkaido o Delica (mondata)
2 spicchi d’aglio
1 cucchiaino di zenzero fresco tritato oppure ½ cucchiaino in polvere
1 pizzico di peperoncino
alcuni rametti di rosmarino
olio extravergine di oliva
sale
besciamella
Per la copertura
lievito alimentare in scaglie
pane grattugiato
semi di sesamo nero (facoltativo)
Quando finisce il Natale: il 1° gennaio? All’Epifania? Alla Candelora?
Tutti sanno che il Natale inizia la sera del 24 dicembre (in realtà inizia a fine novembre ma il discorso sarebbe troppo lungo). Dalle esperienze passate sull’aspetto del vicinato, si penserebbe che finisca – indipendentemente dalla data – la domenica successiva al 1° gennaio, l’ultimo giorno prima che la maggior parte delle persone torni al lavoro o a scuola. È il giorno in cui scompaiono le luci fuori dalle porte e gli alberi una volta allegri vengono spogliati e messi sul bordo del marciapiede in attesa del furgone della spazzatura.
Ecco un piccolo quiz. Quando finisce il Natale per i cristiani cattolici?
26 dicembre
1° o 2 gennaio
6 gennaio
2 febbraio
È un po’ una domanda trabocchetto. In primo luogo, elimineremo le risposte facili: la 5 è fuori gioco perché la 1 non è corretta visto che l’“Ottava di Natale” è stata istituita alla fine del IV secolo, all’epoca o vicino all’epoca in cui il 25 dicembre è stato fissato come data del Natale. In un’Ottava (e ne avevamo almeno 18), ogni giorno è una celebrazione del primo giorno dell’Ottava (anche se le letture cambiano). Nel 1955 tutte le Ottave sono state soppresse, tranne Natale, Pasqua e Pentecoste. Ma – ecco un piccolo indizio – l’ormai dimenticata Ottava dell’Epifania influenza ancora il calendario.
E la 4, il 2 febbraio? La Candelora, celebrata quaranta giorni dopo il Natale, è per tradizione la fine ufficiale del periodo natalizio, segnando la fine dei periodi liturgici del Natale e dell’Epifania. Il periodo dell’Epifania, pur essendo ancora osservato nella forma straordinaria (calendario del rito latino), non è più un periodo liturgico nel rito ordinario. Ciò non vuol dire, comunque, che sia meno importante. La festa della Purificazione di Maria è la più antica festa mariana, risalendo almeno al V secolo. Segna anche la Presentazione del Signore al Tempio e l’incontro con le profezie di Simeone e Anna (cfr. Lc 2, 22-40).
La Candelora merita ben più attenzione(…) continua su (clicca qui)
Ricordiamoci inoltre che il 7 gennaio è il Natale ortodosso. La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
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È Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre!
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
NATALE – Dato che la data della morte di Gesù nei Vangeli si colloca tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, per calcolare la data di nascita di Gesù secondo alcuni studiosi si sarebbe seguita la credenza che la morte sia avvenuta nell’anniversario della sua venuta al mondo. Secondo questa ipotesi, per la festività del Natale si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, tra il 25 dicembre e il 7 gennaio. Ecco perché: è Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre. E’ Natale dal 25 dicembre al 7 gennaio compresi e anzi, la maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Per un approfondimento su questo tipo di ipotesi, che si basa molto sul significato simbolico attribuito nell’antichità ai numeri, cfr. il lavoro di Duchesne, cit. in Susan K. Roll, Toward the Origin of Christmas, 1995, pag. 89).
La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
“Nella tradizione della Chiesa, l’Epifania (manifestazione) è il compimento del Natale: il Bambino nato nella mangiatoia di Betlemme si manifesta nella sua realtà di Messia e Salvatore di tutti gli uomini. Con l’adorazione dei Magi, la liturgia celebra altri due eventi con i quali Gesù si manifesta all’inizio del suo ministero: il Battesimo e le nozze di Cana. Li rivivremo nelle prossime due domeniche. La prima epifania di Gesù è dunque l’adorazione che riceve da questi personaggi misteriosi, i Magi, “venuti da oriente”, come ci dice Matteo, il solo evangelista a riferire della loro visita (Mt 2,1-12). Si tratta di personaggi provenienti dai popoli pagani, probabilmente dalla Persia; dovevano essere degli studiosi in profonda ricerca spirituale. Con loro, comincia a realizzarsi la profezia di Isaia (I lettura), il disegno di Dio di “chiamare le genti in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa” (Ef 3,6, II lettura). È a loro, ai Magi, che la stella “dice” che “è nato il re dei Giudei” (Mt 1,2). Dall’osservazione della natura ricevono risposte importanti per la loro vita perché pongono le domande giuste con l’atteggiamento giusto. Risposte importanti, ma non ancora sufficientemente chiare. Cercano un re, ma non sanno chi sia, né dove sia. La contemplazione della natura ha bisogno di essere illuminata e integrata dalla Parola di Dio. Sembra che persino la stella – come uno dei nostri moderni navigatori – ad un certo punto si smarrisca e abbia bisogno di ricevere luce dalle Scritture per guidare i Magi alla meta della loro ricerca (Mt 2,9). Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo libro sull’infanzia di Gesù: “Se i Magi che, guidati dalla stella, rappresentano il movimento dei popoli verso Cristo, ciò implicitamente significa che il cosmo parla di Cristo e che però, per l’uomo nelle sue condizioni reali, il suo linguaggio non è pienamente decifrabile. Per trovare in modo definitivo la strada verso il vero erede di Davide, hanno poi bisogno dell’indicazione delle Sacre Scritture di Israele, delle Parole del Dio vivente” (pp. 117-118). Così, seguendo la stella e la Scrittura, i nostri Magi lasciano il palazzo di Erode, dove pensavano fosse normale trovare il neonato re, giungono a Betlemme e si fermano davanti ad una casa (per la tradizione, la Grotta del latte) dove vive una famiglia, certamente non in una situazione regale. Ma davanti al bambino si inginocchiano e lo adorano. Noi ora possiamo fare qualche riflessione perché l’avventura dei Magi possa illuminarci. – Ciò che guida i Magi a lasciare la loro terra, fino a prostrarsi davanti a un bambino apparentemente come tutti gli altri, è la loro fede. È la fede che permette loro di farsi guidare da un evento naturale come la stella e di ricevere luce dalle Scritture, a differenza dei sacerdoti e degli scribi, che pure ne erano i professionisti; è la fede che permette loro, davanti al bambino, di andare oltre le apparenze e di intuire un Mistero davanti al quale inginocchiarsi e adorare. Davvero per loro la fede è “fondamento di ciò che sperano e prova di ciò che non vedono” (Eb 11,1). – Matteo sottolinea che i Magi “videro il Bambino con Maria sua madre” (2,11). Maria è dunque, con Gesù, l’approdo della loro ricerca e della ricerca di ogni uomo; è “l’albergo del nostro desiderio” (Dante, Paradiso 23). Per i Magi, per noi, per tutti, questo significa che l’affetto per Maria, anche se espresso talvolta in forme semplici e spontanee, è garanzia che il viaggio drammatico alla ricerca dell’unico Salvatore, presto o tardi, giungerà a buon fine. In questa solennità e all’inizio di un nuovo anno, con la Chiesa, ci rivolgiamo a Lei: “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”
in questo breve episodio vi racconto la storia dei “CB” quei “baracchini” molto diffusi negli anni 70/80 che mi piace ricordare e pensarli come una sorta di Social Network ante litteram….
Nel ventennale della morte ricordiamo l’opera e la figura di Mario Soldati. Lo fa una giovane studiosa, Elisa Amadori, con un suo saggio che, partendo dal romanzo Lo smeraldo, del 1974, investiga sull’intera produzione dello scrittore torinese che l’Autrice, senza esitazione, definisce “padre” della letteratura distopica italiana. Infatti, solo dopo i suoi romanzi, e in particolare dopo Lo Smeraldo sarebbero venuti in Italia i romanzi distopici di Buzzati, Cassola, Morselli, Volponi. «Il filone in questione germina nel novecento con l’affermarsi della storia dei regimi totalitari, con la realtà che va a legittimare e incrementare la fiction letteraria» spiega Elisa Amadori, quasi la realtà offrisse su un piatto d’argento gli elementi che avrebbero dato vita a Dissipatio H.G. di Morselli o a Corporale di Volponi o alla Trilogia atomica di Cassola. Sono tutti romanzi usciti negli anni Settanta, momento storico di forte instabilità, che vedono il romanzo distopico rispondere all’aspirazione dell’uomo contemporaneo ad una totalità , ormai perduta, di un mondo abitato dal senso dello smarrimento. Lo Smeraldo di Soldati, assume così connotati paradigmatici che ne fanno una lente con cui osservare a fondo, con la realtà e le sue paure, l’opera omnia dello scrittore, in tutte le sue caratteristiche peculiari, spesso sottovalutate perché considerate prossime alla letteratura di consumo, anche per la scrittura estremamente scorrevole. Un saggio, questo di Elisa Amadori, che ci fa conoscere meglio un autore capitale del nostro Novecento, anche grazie, ad alcune testimonianze di persone che l’hanno conosciuto e a lui vicine che completano il quadro d’insieme che dello scrittore e della sua opera ci ha dato l’Autrice.
Elisa Amadori, nata a Gualdo Tadino nel 1982, è laureata in Lettere a Perugia, città in cui vive. Ha conseguito un Dottorato in Italianistica presso l’Università degli Studi di Macerata con una tesi su Mario Soldati. Nel suo percorso si è dedicata anche all’attività di consulenza editoriale e allo studio della Letteratura legata all’esodo giuliano-dalmata, in particolare all’opera di Diego Zandel. Insegna materie letterarie nella Scuola secondaria di secondo grado.