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Tirata in ballo nella challenge, la Nasa si è vista costretta a intervenire per smentire la fantasiosa teoria diffusa sui social. La spiegazione è dovuta semplicemente a una legge fisica che ha a che fare con l’equilibrio: la scopa resta in piedi sempre se la mettiamo nella giusta posizione! Semplicemente non l’avevamo mai fatto prima. (fonte)


La nostra Associazione chiede alla Apple di eliminare immediatamente dal proprio store la app “Juasapp Live” https://apps.apple.com/it/app/juasapp-live-scherzi/id1088907989
che ha aggiunto da un paio di giorni lo scherzo telefonico di cattivo gusto “Il Coronavirus: chiamiamo il tuo amico o amica dall’Ambulatorio perché abbiamo rilevato un caso di Coronavirus nel vicinato e deve entrare in quarantena”, non si scherza con la vita delle persone. Che la Miraclia Telecomunicaciones, S.L. si vergogni!
Fate girare!
Renzo Samaritani

aggiornamento delle ore 16:28 …dopo il nostro post l’azienda si è affrettata a rimuovere lo scherzo incriminato, come potete vedere nello screenshot qui sotto… questo naturalmente non cambia le cose: lo screenshot precedente è la prova del fatto che la Miraclia Telecomunicaciones, S.L. aveva agito con cattivo gusto e la app va eliminata dallo store Apple, anzi ora che lo scherzo è stato rimosso la cosa è ancora peggiore… come si dice in Italia, scusate la volgarità: “a merda più la giri e più puzza”… ora qui, sotto a questo nostro post, potete vedere alcuni commenti che si capisce lontano un chilometro che sono stati “commissionati”! ahahahahahahah!


Era il 27 giugno 2007, clicca qui per la copia su Web Archive. Quanto tempo è passato!
Forse nei prossimi giorni torneremo, vi faremo sapere com’è andata su un nostro vlog. A presto!
R&M


Milano, Firenze, Prato sono solo alcune delle città che si stanno organizzando per dimostrare anche in modo concreto solidarietà al popolo cinese in questa situazione di grave emergenza.
Come diceva ieri sera il prof. Burioni nel corso del programma televisivo di Fabio Fazio su Rai2: il virus in Italia non c’è. I due casi a Roma sono stati isolati e non se ne sono verificati altri. Rimane la massima attenzione, com’è ovvio, ma atti di allarmismo ingiustificato non hanno senso.
Ridotti del 50% i clienti ai ristoranti cinesi
La paura non motivata del contagio ha ridotto in maniera significativa – oltre il 50% – le presenze nei ristoranti e nei negozi cinesi di tutta Italia, e a niente serve la certezza che il virus non si trasmette con il cibo, né con gli oggetti.
Per arginare la psicosi in alcune città si stanno organizzando eventi e iniziative allo scopo di tranquillizzare la cittadinanza: a Milano nella Chinatown di via Paolo Sarpi il 31 gennaio è stato organizzato un pranzo a base di ramen e costine al quale hanno partecipato l’assessora Cristina Tajani e il segretario generale di Confcommercio Marco Barbieri, per poi proseguire sabato sera con la sezione Milano Metropolitana del Pd che ha invitato la cittadinanza a andare a cena ieri sera a Chinatown.
Sabato mattina lo stesso sindaco Beppe Sala per il tradizionale appuntamento delle “colazioni con il sindaco” ha invitato i milanesi a raggiungerlo in via Paolo Sarpi. E se non bastasse ieri è stato organizzato anche un mercatino di abiti e accessori per raccogliere fondi.
Lo scorso fine settimana sarebbe stato celebrato il capodanno cinese, la festa è stata annullata a Milano come a Prato e in altre città d’Italia e i fondi destinati alla celebrazione dirottati per acquistare materiale sanitario da inviare in Cina.
#abbracciauncinese a Firenze
Dario Nardella ha lanciato l’hashtag sui social con un videomessaggio per esprimere solidarietà alla comunità cinese «È giusto avere attenzione e precauzione e seguire le indicazioni delle autorità sanitarie per il coronavirus» spiega Nardella, «ma quello che non è accettabile è il terrorismo psicologico e lo sciacallaggio che alcuni fanno per trovare soltanto una scusa per l’odio e l’esclusione. Invece noi siamo vicini alla comunità cinese in questa battaglia comune».
Il messaggio del Sindaco fa seguito a un’iniziativa dell’Unione giovani italo-cinesi. In piazza della Signoria un ragazzo bendato esponeva un cartello con scritto:
«Sono cinese, sono italiano: ma abbracciami come essere umano»
«Il messaggio» spiega l’Ugic «è che in fondo siamo tutti semplicemente esseri umani e dovremmo abbracciarci per solidarietà e amicizia, sconfiggendo così i pregiudizi e gli stereotipi spesso generati dalla superficialità della società e dei mezzi di comunicazione di massa».
…continua su (clicca qui)

(se il player qui sopra non funziona, cerca la puntata nell’archivio)

Trovò la lettera dentro ad una bottiglia, portata dalle onde del mare in una di quelle mattine che amava trascorrere sulla spiaggia, in silenzio, in compagnia dei propri pensieri.
Amava quella tranquillità, che si respirava all’alba, quando ancora il mondo sembrava isolato in una bolla di sapone e i versi dei gabbiani che volavano alti e leggiadri nel cielo giungevano alle sue orecchie, rompendo quel silenzio ovattato. Amava il dolce sciabordare delle onde che lambivano i suoi piedi nudi che passeggiavano sulla sabbia, composta da un infinitesimo numero di granelli dorati.
Il suo sguardo era stato catturato da un oggetto, che si era arenato ai suoi piedi. Si trattava di una bottiglia verde, un tempo contenente birra. La prese in mano e vide con stupore che all’interno c’era un foglietto.
incuriosito, aprì la bottiglia, che era chiusa con un tappo di sughero ed estrasse con molta cautela il foglio ingiallito. Gli bastò una rapida occhiata per capire che si trattava di una lettera.
La carta era gialla e consumata, a causa della sua permanenza in mare aperto, però le parole si leggevano bene, anche se in certi punti erano un poco sbiadite, ma se ne intuiva comunque il significato.
Si sentiva emozionato, come se avesse scoperto un tesoro e ne fosse solo lui a conoscenza.
Fece un respiro profondo ed iniziò a leggere.
“In un limbo, in una sorta di immaginazione e realtà, io ti sogno bellissimo pensiero, ogni istante, ogni maledettissimo singolo attimo del giorno.
Mi accompagni in ogni mio momento della giornata, parte piccola di un tempo infinitamente grande, che si espande e si allunga a suo piacimento fino a non so quando.
Il tuo pensiero ha un posto nella mia anima, nel mio cuore, nel mio cervello; si fa largo, si contrae, si affievolisce con il passare delle ore, magari sostituito dalla routine, dai mille impegni che gravano su di noi come macigni.
Ma ciò che ci rende più leggeri è questo continuo sognare di mondi aperti, di vite parallele disgiunte, dove l’impossibile può diventare possibile, dove gli specchi della tua anima rimandano una tua immagine, sempre uguale di te stessa, ma diversa; di possibilità inesplorate, di avvenimenti sperati e mai vissuti, di fugacità nel raggiungimento di un appagamento solo momentaneo.
Ecco, il tuo pensiero mi riempie, colma quel vuoto esistenziale che si è venuto a creare in me piano piano, in seguito a delusioni, che hanno minato l’equilibrio instabile del mio cuore assopito, ma sempre in cerca di emozioni che lo risveglino.
Ti penso, e non posso fare a meno di pensare che la vita è breve, sono solo attimi che si concatenano tra di loro, a formare una linea parallela, che sai che è destinata a finire.
Non ti conosco, ma sei così importante.
Eppure cosa vuol dire conoscersi?
Sei tu che mi riempi, tu con i tuoi silenzi infiniti, con i tuoi misteri, con la tua vita a me ignota. La mente vaga alla ricerca di qualcosa che possa per un attimo distrarmi da questa vita, sempre uguale, sempre fine a sé stessa.Scrive a te adorabile sconosciuto, al quale arriverà puntuale il mio messaggio e chissà se arriverà.
Io aspetterò la tua risposta con calma, e se questo accadrà, io vivrò fino in fondo quell’attimo unico e irripetibile in cui per la prima volta sentirò di essere in sintonia perfetta con un altro essere umano.”
La lettera finiva così, nessuna firma, niente che potesse anche solo fornire una qualche traccia sulla misteriosa scrittrice. Sembrava la richiesta di aiuto da parte di qualcuno che si sentiva molto solo. Decise che avrebbe risposto, avrebbe anche lui affidato alla sorte la sua missiva, mettendo la sua lettera nella stessa bottiglia da lui ricevuta.
Forse qualcuno avrebbe letto anche la sua e si sarebbe creato così un filo invisibile tra persone mai viste, ma accomunate tutte da un destino comune e forse la sua lettera l’avrebbe letta proprio la sconosciuta. Chissà, tutto era possibile.
Si voltò verso oriente a guardare il sole che stava per sorgere e la consapevolezza che non era soltanto lui a sentirsi solo, ma che anche altre persone vivevano quella condizione, gli dette un momentaneo sollievo. Sperava di riuscire ad incontrare prima o poi la gentile sconosciuta, forse l’avrebbe incontrata proprio lì su quella spiaggia. Il suo sguardo si perse a contemplare l’orizzonte rosa e il suo cuore si gonfiò di speranza.

Il Natale ortodosso celebra la nascita di Gesù figlio di Dio e della Vergine Maria e viene festeggiato anziché il 25 di dicembre il 7 di gennaio. Questo è dovuto dal fatto che la Chiesa Ortodossa continua ad utilizzare il calendario giuliano e non quello gregoriano.
Per capire meglio bisogna tener presente che nel 1582 papa Gregorio XIII decise di modificare il vecchio calendario introdotto da Giulio Cesare, chiamato in suo onore giuliano. Per questo motivo i giorni tra il 5 ed il 14 ottobre 1582 furono cancellati e quindi il nostro 25 dicembre diventa il 7 gennaio.
Secondo la tradizione, il Natale ortodosso viene preceduto da un lungo periodo di digiuno e preghiera che dura addirittura 40 giorni. Il digiuno non è totale, si può mangiare il pesce il mercoledì ed il venerdì.
Nel giorno della vigilia, invece, il digiuno diventa rigidissimo e prevede il consumo di cibo “socivo” ovvero grano lesso e frutta.
Il digiuno si conclude generalmente in chiesa al tramonto. preghiere e canti il pane, il grano, il vino ed l’olio. Terminata la preghiera i fedeli intonano l’inno di Natale ed al centro della chiesa viene portata l’icona che rappresenta la festività: una candela accesa che simboleggia la Stella Cometa.
A quel punto il digiuno è terminato, i fedeli consumano il pane benedetto.
—–
Mi sono stancato di ripetere ogni anno le stesse cose, anche ad amici e parenti…
E’ Natale dal 25 dicembre al 7 gennaio compresi e anzi, la maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio.
Natale dura tre settimane
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio
Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
“Nella tradizione della Chiesa, l’Epifania (manifestazione) è il compimento del Natale: il Bambino nato nella mangiatoia di Betlemme si manifesta nella sua realtà di Messia e Salvatore di tutti gli uomini. Con l’adorazione dei Magi, la liturgia celebra altri due eventi con i quali Gesù si manifesta all’inizio del suo ministero: il Battesimo e le nozze di Cana. Li rivivremo nelle prossime due domeniche. La prima epifania di Gesù è dunque l’adorazione che riceve da questi personaggi misteriosi, i Magi, “venuti da oriente”, come ci dice Matteo, il solo evangelista a riferire della loro visita (Mt 2,1-12). Si tratta di personaggi provenienti dai popoli pagani, probabilmente dalla Persia; dovevano essere degli studiosi in profonda ricerca spirituale. Con loro, comincia a realizzarsi la profezia di Isaia (I lettura), il disegno di Dio di “chiamare le genti in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa” (Ef 3,6, II lettura). È a loro, ai Magi, che la stella “dice” che “è nato il re dei Giudei” (Mt 1,2). Dall’osservazione della natura ricevono risposte importanti per la loro vita perché pongono le domande giuste con l’atteggiamento giusto. Risposte importanti, ma non ancora sufficientemente chiare. Cercano un re, ma non sanno chi sia, né dove sia. La contemplazione della natura ha bisogno di essere illuminata e integrata dalla Parola di Dio. Sembra che persino la stella – come uno dei nostri moderni navigatori – ad un certo punto si smarrisca e abbia bisogno di ricevere luce dalle Scritture per guidare i Magi alla meta della loro ricerca (Mt 2,9). Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo libro sull’infanzia di Gesù: “Se i Magi che, guidati dalla stella, rappresentano il movimento dei popoli verso Cristo, ciò implicitamente significa che il cosmo parla di Cristo e che però, per l’uomo nelle sue condizioni reali, il suo linguaggio non è pienamente decifrabile. Per trovare in modo definitivo la strada verso il vero erede di Davide, hanno poi bisogno dell’indicazione delle Sacre Scritture di Israele, delle Parole del Dio vivente” (pp. 117-118). Così, seguendo la stella e la Scrittura, i nostri Magi lasciano il palazzo di Erode, dove pensavano fosse normale trovare il neonato re, giungono a Betlemme e si fermano davanti ad una casa (per la tradizione, la Grotta del latte) dove vive una famiglia, certamente non in una situazione regale. Ma davanti al bambino si inginocchiano e lo adorano. Noi ora possiamo fare qualche riflessione perché l’avventura dei Magi possa illuminarci. – Ciò che guida i Magi a lasciare la loro terra, fino a prostrarsi davanti a un bambino apparentemente come tutti gli altri, è la loro fede. È la fede che permette loro di farsi guidare da un evento naturale come la stella e di ricevere luce dalle Scritture, a differenza dei sacerdoti e degli scribi, che pure ne erano i professionisti; è la fede che permette loro, davanti al bambino, di andare oltre le apparenze e di intuire un Mistero davanti al quale inginocchiarsi e adorare. Davvero per loro la fede è “fondamento di ciò che sperano e prova di ciò che non vedono” (Eb 11,1). – Matteo sottolinea che i Magi “videro il Bambino con Maria sua madre” (2,11). Maria è dunque, con Gesù, l’approdo della loro ricerca e della ricerca di ogni uomo; è “l’albergo del nostro desiderio” (Dante, Paradiso 23). Per i Magi, per noi, per tutti, questo significa che l’affetto per Maria, anche se espresso talvolta in forme semplici e spontanee, è garanzia che il viaggio drammatico alla ricerca dell’unico Salvatore, presto o tardi, giungerà a buon fine. In questa solennità e all’inizio di un nuovo anno, con la Chiesa, ci rivolgiamo a Lei: “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”
https://www.gazzettadasti.it/diocesi/oggi-giorno-dellepifania-e-il-compimento-del-natale
Renzo Samaritani

Quando finisce il Natale: il 1° gennaio? All’Epifania? Alla Candelora?
Tutti sanno che il Natale inizia la sera del 24 dicembre (in realtà inizia a fine novembre ma il discorso sarebbe troppo lungo). Dalle esperienze passate sull’aspetto del vicinato, si penserebbe che finisca – indipendentemente dalla data – la domenica successiva al 1° gennaio, l’ultimo giorno prima che la maggior parte delle persone torni al lavoro o a scuola. È il giorno in cui scompaiono le luci fuori dalle porte e gli alberi una volta allegri vengono spogliati e messi sul bordo del marciapiede in attesa del furgone della spazzatura.
Ecco un piccolo quiz. Quando finisce il Natale per i cristiani cattolici?
26 dicembre
1° o 2 gennaio
6 gennaio
2 febbraio
È un po’ una domanda trabocchetto. In primo luogo, elimineremo le risposte facili: la 5 è fuori gioco perché la 1 non è corretta visto che l’“Ottava di Natale” è stata istituita alla fine del IV secolo, all’epoca o vicino all’epoca in cui il 25 dicembre è stato fissato come data del Natale. In un’Ottava (e ne avevamo almeno 18), ogni giorno è una celebrazione del primo giorno dell’Ottava (anche se le letture cambiano). Nel 1955 tutte le Ottave sono state soppresse, tranne Natale, Pasqua e Pentecoste. Ma – ecco un piccolo indizio – l’ormai dimenticata Ottava dell’Epifania influenza ancora il calendario.
E la 4, il 2 febbraio? La Candelora, celebrata quaranta giorni dopo il Natale, è per tradizione la fine ufficiale del periodo natalizio, segnando la fine dei periodi liturgici del Natale e dell’Epifania. Il periodo dell’Epifania, pur essendo ancora osservato nella forma straordinaria (calendario del rito latino), non è più un periodo liturgico nel rito ordinario. Ciò non vuol dire, comunque, che sia meno importante. La festa della Purificazione di Maria è la più antica festa mariana, risalendo almeno al V secolo. Segna anche la Presentazione del Signore al Tempio e l’incontro con le profezie di Simeone e Anna (cfr. Lc 2, 22-40).
La Candelora merita ben più attenzione(…) continua su (clicca qui)
È Natale dopo il 26 dicembre, la battaglia di Renzo Samaritani
è Natale da fine novembre al 2 febbraio, NON è Natale il 25 dicembre!
NON è Natale il 25 dicembre, E’ NATALE DAL 25 DICEMBRE!!!! Volete capirlo o nooooo?????!!!!
Ricordiamoci inoltre che il 7 gennaio è il Natale ortodosso. La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
@albertogiannoneERRORE STORICO #capodanno #errore #perte #losai #losapevi #calendario #incredibile
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
se i player qui sopra non funzionano, trovi in questo archivio tutte le puntate
È Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre!
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
NATALE – Dato che la data della morte di Gesù nei Vangeli si colloca tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, per calcolare la data di nascita di Gesù secondo alcuni studiosi si sarebbe seguita la credenza che la morte sia avvenuta nell’anniversario della sua venuta al mondo. Secondo questa ipotesi, per la festività del Natale si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, tra il 25 dicembre e il 7 gennaio. Ecco perché: è Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre. E’ Natale dal 25 dicembre al 7 gennaio compresi e anzi, la maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Per un approfondimento su questo tipo di ipotesi, che si basa molto sul significato simbolico attribuito nell’antichità ai numeri, cfr. il lavoro di Duchesne, cit. in Susan K. Roll, Toward the Origin of Christmas, 1995, pag. 89).

http://www.culturacattolica.it/default.asp?id=82&id_n=2146

La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
“Nella tradizione della Chiesa, l’Epifania (manifestazione) è il compimento del Natale: il Bambino nato nella mangiatoia di Betlemme si manifesta nella sua realtà di Messia e Salvatore di tutti gli uomini. Con l’adorazione dei Magi, la liturgia celebra altri due eventi con i quali Gesù si manifesta all’inizio del suo ministero: il Battesimo e le nozze di Cana. Li rivivremo nelle prossime due domeniche. La prima epifania di Gesù è dunque l’adorazione che riceve da questi personaggi misteriosi, i Magi, “venuti da oriente”, come ci dice Matteo, il solo evangelista a riferire della loro visita (Mt 2,1-12). Si tratta di personaggi provenienti dai popoli pagani, probabilmente dalla Persia; dovevano essere degli studiosi in profonda ricerca spirituale. Con loro, comincia a realizzarsi la profezia di Isaia (I lettura), il disegno di Dio di “chiamare le genti in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa” (Ef 3,6, II lettura). È a loro, ai Magi, che la stella “dice” che “è nato il re dei Giudei” (Mt 1,2). Dall’osservazione della natura ricevono risposte importanti per la loro vita perché pongono le domande giuste con l’atteggiamento giusto. Risposte importanti, ma non ancora sufficientemente chiare. Cercano un re, ma non sanno chi sia, né dove sia. La contemplazione della natura ha bisogno di essere illuminata e integrata dalla Parola di Dio. Sembra che persino la stella – come uno dei nostri moderni navigatori – ad un certo punto si smarrisca e abbia bisogno di ricevere luce dalle Scritture per guidare i Magi alla meta della loro ricerca (Mt 2,9). Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo libro sull’infanzia di Gesù: “Se i Magi che, guidati dalla stella, rappresentano il movimento dei popoli verso Cristo, ciò implicitamente significa che il cosmo parla di Cristo e che però, per l’uomo nelle sue condizioni reali, il suo linguaggio non è pienamente decifrabile. Per trovare in modo definitivo la strada verso il vero erede di Davide, hanno poi bisogno dell’indicazione delle Sacre Scritture di Israele, delle Parole del Dio vivente” (pp. 117-118). Così, seguendo la stella e la Scrittura, i nostri Magi lasciano il palazzo di Erode, dove pensavano fosse normale trovare il neonato re, giungono a Betlemme e si fermano davanti ad una casa (per la tradizione, la Grotta del latte) dove vive una famiglia, certamente non in una situazione regale. Ma davanti al bambino si inginocchiano e lo adorano. Noi ora possiamo fare qualche riflessione perché l’avventura dei Magi possa illuminarci. – Ciò che guida i Magi a lasciare la loro terra, fino a prostrarsi davanti a un bambino apparentemente come tutti gli altri, è la loro fede. È la fede che permette loro di farsi guidare da un evento naturale come la stella e di ricevere luce dalle Scritture, a differenza dei sacerdoti e degli scribi, che pure ne erano i professionisti; è la fede che permette loro, davanti al bambino, di andare oltre le apparenze e di intuire un Mistero davanti al quale inginocchiarsi e adorare. Davvero per loro la fede è “fondamento di ciò che sperano e prova di ciò che non vedono” (Eb 11,1). – Matteo sottolinea che i Magi “videro il Bambino con Maria sua madre” (2,11). Maria è dunque, con Gesù, l’approdo della loro ricerca e della ricerca di ogni uomo; è “l’albergo del nostro desiderio” (Dante, Paradiso 23). Per i Magi, per noi, per tutti, questo significa che l’affetto per Maria, anche se espresso talvolta in forme semplici e spontanee, è garanzia che il viaggio drammatico alla ricerca dell’unico Salvatore, presto o tardi, giungerà a buon fine. In questa solennità e all’inizio di un nuovo anno, con la Chiesa, ci rivolgiamo a Lei: “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”

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