![[ VLOG 4 ] UNO SGUARDO DALLA FINESTRA ⏰ 2020](https://finestralibera.home.blog/wp-content/uploads/2020/08/65aaf-img_0701.jpg?w=1024)
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Forse (dal 2 settembre 2020).
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Buon ascolto!
Nel frattempo potete già ascoltare su Castbox le trasmissioni che realizziamo su Spreaker, cliccando qui
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Tirata in ballo nella challenge, la Nasa si è vista costretta a intervenire per smentire la fantasiosa teoria diffusa sui social. La spiegazione è dovuta semplicemente a una legge fisica che ha a che fare con l’equilibrio: la scopa resta in piedi sempre se la mettiamo nella giusta posizione! Semplicemente non l’avevamo mai fatto prima. (fonte)

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Lavare viso, non solo mani, anche occhiali! + Retinoidi (vedi “Metodo Di Bella) + vitamina C + Lisozima + gargarismi di Tintura di Iodio + ……..gatti!!!!! Gli animali hanno un microbiota che aumentano le nostre difese immutiarie!!!
Coronavirus, no panic! Il vademecum per sopravvivere all’isteria (senza minimizzare)
Gel disinfettante per le mani fai da te semplice ed efficace
Come spiegare il coronavirus ai bambini (e le norme da insegnare)
Coronavirus: i meme più divertenti per esorcizzare la paura con un sorriso
Coronavirus, attenzione ai controlli truffa. L’allarme della Croce Rossa
Coronavirus: la Cina vieta il consumo e il commercio degli animali selvatici
Coronavirus, i consigli del pediatra: ‘Mamme non correte in pronto soccorso per un raffreddore’

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Dice il Piccolo Principe: «se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre comincerò ad essere felice… ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora preparare il cuore»
Che bello avere un appuntamento così importante come quello con persone che hanno già
aperto il loro cuore e la loro mente all’ascolto!
Sembra scontato farlo quando si sente qualcuno che parla.Ma non è così.
Ascoltare, significa “porre attenzione” a quanto viene detto, e avere un appuntamento con qualcuno che sappiamo che dirà qualcosa proprio per noi, ci predispone ad un diverso tipo di accoglienza: curioso, aperto, interessato!
…e questo rende davvero libero chi parla di esprimersi e chi ascolta di valutare senza pregiudizi.Partendo proprio da questa considerazione, io mi lascio portare dalla corrente, riflettendo proprio sullo scambio e sul valore o sull’assenza di valore della parola.
La parola è un’epifania! Epifania nel senso di rivelazione e nel senso di abbondanza!
Ogni parola richiude in sé innanzitutto un significato immediato: una macchina è una macchina, nient’altro. Ma soprattutto il fatto che qualcuno parli della macchina e il modo in cui ne parla, rivela un aspetto del pensiero e quindi della persona che parla.A me, questa considerazione, riempie già il cuore! “Rivelare”…che dono prezioso! Schiudere, scoprire, esternare, mostrare, esporre, manifestare, mettere a nudo qualcosa di sé.
Significa permettere all’altro di conoscerci.
Diventa di per sé un atto di fiducia, un’atto…d’amore.Eppure…eppure non è abbastanza.
Lasciando perdere quelli che strumentalizzano la parola per scopi specifici, come chi produce pubblicità ingannevole o i politici (che fanno pure loro una sorta di pubblicità ingannevole), restiamo tra noi, noi nella nostra quotidianità, noi in famiglia, noi a scuola, al lavoro, nell’ufficio, alle poste, al bar…Ecco, a fronte di tanto esporsi, di tanto spogliarsi all’orecchio dell’Altro…ci si trova molto spesso non ricambiati in questo importantissimo atto d’amore, che ci permetterebbe di essere in relazione.
…perchè se è vero che la parola esterna, il corpo stesso parla: parla magari di insicurezza, dichiara un senso di inadeguatezza, manifesta un limite e magari l’incapacità di comprendere certe indicazioni, lascia scivolare fuori un dolore nascosto e il corpo della persona che dovrebbe accogliere, troppo spesso parla di non ascolto, di non attenzione, di dare per scontato, di fraintendimento, di non volontà di capire un po’ di più, di quasi totale assenza di volontà di mettersi nei panni degli altri se non addirittura di impazienza, insofferenza, insensibilità, indifferenza, fino al limite della soddisfazione, della sopraffazione e della prepotenza…
Il corpo parla con la piega del sorriso, il tono della voce, la curva delle spalle…ma in ogni caso, dentro un corpo che agisce nella forma e nel suono, c’è sempre un cuore, a volte aperto al mondo a volte sordo.
Una delle manifestazioni di non vicinanza del cuore che leggo più spesso osservando le persone, è l’assenza di volontà di considerare le cose da una prospettiva diversa dalla propria: eppure sappiamo tutti, per esperienza diretta o per logica, che chi abita al piano terra di un grattacielo non avrà la stessa visuale di chi abita a metà con la finestra sul lato opposto, e tanto meno di chi invece vive all’ultimo piano dello stesso palazzo!
Ma quando si parla con un’altra Persona…si tende quasi sempre a dare per scontato dover avere una prospettiva di visione univoca: tutti dalla stessa altezza, tutti dallo stesso lato del palazzo e tutti con la stessa esperienza acquisita e consolidata.
Facciamo un esempio banale e un po’ ironico: pronuncio la parola “telefono”.
Se fosse ancora viva la mia bisnonna, penserebbe a quello a disco, da appoggio con cornetta e microfono divisi, sapete quella cornetta che si appoggiava all’orecchio e poi a penzoloni sul gancio?, la mia nonna (ma nostalgicamente anch’io) a quello da muro, nero, bello, sempre a disco; io ai grigioni della Sip con tanto di lucchetto al disco numerico messo inutilmente dalla mamma ma anche a quelli di design degli anni ’70, mia figlia forse ai cordless prima dei cellulari, le mie nipotine direttamente allo smartphone…Ora provate solo ad immaginare se ciascuna di noi iniziasse a decantarne o biasimarne le caratteristiche secondo la propria personale visione ed esperienza di telefono ma, attenzione, senza assolutamente mettere in chiaro a priori quale essa sia.
“Ah, il telefono: è così noioso, ti obbliga a stare fermo per parlare!”
“Ma se io me lo porto dappertutto!”
“Ma non è ingombrante?”
“…e cosa c’entrano le fotografie col telefono, adesso?”
“Quello che mi scoccia è dover essere sempre disponibile e richiamare chi mi ha cercato”
“Ah, uso Whatsapp e rispondo quando voglio”
“Io non so mai se mi hanno cercato o no, al massimo richiameranno…”
“Quello che mi frega è la durata della batteria”Verrebbe fuori un vero nonsense, una cosa divertente al cinema ma che nella realtà diventerebbe un dialogo colmo di incomprensioni, di visi che esprimono interrogativi o compatimento, opinioni che si negano le une con le altre e voci acute che insisterebbero sulle parole “Impossibile! Ti sbagli”.
Eppure, ci sarebbe un sistema semplice e immediato: ascoltando davvero ci si renderebbe conto che nella comunicazione c’è un intoppo.
A quel punto sarebbe anche semplice fermare la conversazione e confrontarsi per capire cosa rappresenti il telefono per ciascuna delle interessate.
E potrebbe emergere una quantità di mondi sommersi del tutto nuovi collegati a ciascun telefono, mondi nuovi nei quali immergersi, nei quali espandere il proprio immaginario, dai quali attingere per arricchire la propria Vita e il proprio modo di approcciare la realtà…e gli altri!Invece questo succede raramente: siamo così aggrappati e identificati al nostro personale concetto di telefono che le azioni e le parole degli altri ci sembrano sempre sbagliate, incomprensibili, spesso irrispettose se non addirittura malevole nei nostri confronti.
Ci sentiamo mancare di rispetto, ci sentiamo maltrattati, ci sentiamo aggrediti…reagendo ovviamente secondo lo stato d’animo che si prova: può succedere così che una persona semplicemente miope appaia altezzosa perché non saluta mai per prima, attirandosi che so?, l’antipatia dei colleghi, o che qualcuno che ha i tappeti in casa si risenta se l’ospite di turno non si toglie le scarpe solamente perché non ha la necessità di farlo a casa propria..
Questo accade quasi sempre perché non ci passa neanche per la testa che le Persone, in base all’educazione ricevuta, alla provenienza culturale, al Credo, alle diverse esperienze vissute, possano comportarsi o esprimersi con modi o concetti diversi da quelli che ci aspettiamo, proprio coerentemente all’educazione ricevuta, alla provenienza culturale, al Credo, alle diverse esperienze vissute, e non certo per offenderci.
E le aspettative cui ho accennato sono comunque nostre e soggettive, sempre legate alla posizione del nostro appartamento in quel famoso grattacielo…Pensate se in tutti questi casi si ponesse l’attenzione non tanto sul sentirci violati -ribadisco “sentirci” violati, ossia NOI che ci SENTIAMO violati – ma sull’Altro, per ascoltare fino in fondo le sue parole e coglierne davvero le intenzioni o le eventuali motivazioni, per osservare le volontà o non volontà di fare una certa cosa, per chiedere apertamente le cose che non comprendiamo e i perché, disposti ad accogliere anche risposte diverse da quelle che ci aspettiamo e a stupirci del nuovo punto di vista, agendo di conseguenza.
Perché in fondo, è abbastanza ovvio e scontato che, se incomprensioni si sommano a incomprensioni, si arriva all’insofferenza, al risentimento, al conflitto…
Leggo su “Pace e solidarietà globale”, edizioni Esperia: “L’idea che siamo in conflitto” può essere reinterpretata in questo modo: “condividiamo un problema”.
Trovo davvero illuminante questo concetto: “condividere un problema”.
La prima cosa che mi colpisce è il concetto di unità, che appare come un paradosso laddove si è in conflitto. Eppure, anche il conflitto è tale se sostenuto da più parti, ma non ci si pensa.
Inoltre, se lo si definisce “problema”, trovare una soluzione è una condizione implicita.E qual è il modo più immediato per risolvere un problema condiviso, se non parlarne?
Ecco che a quel punto, la Parola tornerebbe ad essere un atto d’Amore: scoprirsi per scoprire. Per incontrarsi… Non è così che si fa anche l’amore?
Buon ascolto cliccando qui
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Era il 2018, un giorno d’estate e dopo aver vissuto un evento doloroso della mia vita, invece di piangermi addosso, decisi di prendere in mano la ia vita e galoppai all’impazzata verso una nuova esistenza, verso persone diverse e nuove conoscenze.
Mai, mi sarei aspettata di vederti comparire all’improvviso, mentre ero con i mei cani, in una radura per farli giocare.
Appena ti vidi, il mio cuore ebbe un balzo, ma dietro una corazza nascosi le mie emozioni.
Mi persi nei tuoi occhi azzurri e accarezzai con lo sguardo i tuoi riccioli biondi e tutto dimenticai: la nostra differenza d’età, l’incertezza di un amore che poteva durare solo poche ore…
In quel momento capii che volevo stare conn te nonostante ciò che avrei scoperto poi.
incontri frugali e discontinui, decisioni prese e poi rinviate all’improvviso…
La mia rabbia e..qualche lacrima.
Tutti e due vivevamo giorno per giorno come se fosse l’ultimo.
Lo consederavamo un viaggio, un’avventura…
Tu ed io ci eravamo costruiti uno scudo protettivo perchè la nostra vita non era stata facile e non volevamo soffrire più.
Quello che successe poi ci vide attori di avvenimenti allegri e tristi e stando vicini, vicini ci aiutammo e piano piano superammo le difficoltà.
Cio’ che ci era parso grave ora erano ostacoli superati.
Io racconto a te sensazioni, dispiaceri, paure, sentimenti, fragilità che come persona troppo sensibile, provo io.
Nonostante le tue tante carenze sempre riesci a farti perdonare e io ho imparato ad accettare e a volere bene a ogni particella di te e ad accettarti come sei: con i tuoi pregi e i tuoi difetti.
Ho imparato a non soffrire più così tanto, quando avverto la tua mancanza per carenza di sicurezza o fragilità emotiva.
Per me tu sei il mio rifugio, il mio nido sicuro dove potere stare e il ricordo delle tue coccole e dei tuoi baci sono carezze per la mia anima che mi accompagnano quando sono triste o mi sento sola.
Il tuo modo di amare è molto particolare, a volte si potrebbe scambiare per indifferenza.
All’inizio della nostra storia mai avresti pensato che anche dentro di te potesse nascere un sentimento.
In cima alla montagna sono con te.
Tendo la mano verso una mongolfiera che mi porta via…lontano…verso un’avventura…un sogno.
Sei la dolcezza, la tenerezza….un pezzo del mio cuore. -

Essere fedeli vuole dire mettersi nelle mani di qualcuno.
Essere fedeli vuole dire impegnare il proprio cuore cojn una persona sola.
Essere fedeli vuole dire che se ti sei sbagliata su quella persona soffrirai e non troverai più la strada di casa.
Essere fedeli vuole dire avere fiducia in quella persona e credere a tutto ciò che ti dice.
Essere fedeli vuole dire piangere ed emozionarti quando lui, un giorno, spronato dalla fantasia, ti dedica una canzone o ti colma di complimenti.
Essere fedeli vuole dire non poterti dividere in tante sfaccettature di donna ma essere mansueta e accondiscendente e accoccolarti ai suoi piedi come una dolce pantera.
Essere fedeli vuole direaccendersi di desiderio solo se lui ti sfiora la mano e tu per un attimo, un istante gliela rubi, te l’avvicini alla guancia e la baci piano, piano.
Essere fedeli vuole dire non avere paura di vivere una seconda vita e rischiare come un pilota di formula uno, quando durante ogni gara sfida la morte e pur di andare lontano, trascura la velocità, la prudenza di andare piano e rincorre una sfida che lo vede vincitore, con il traguardo in mano, quando ti sorride e facendo finta di ascoltare i tuoi consigli riprende la corsa, seppur con i copertoni consumati, con la tensione che gli lacera l’anima e il pericolo ancora una volta cambia traettoria e come una saetta svetta potente verso una vittoria che nulla ha di saggio, ma svela un disarmante coraggio.
Questa piccola donna vuole essere felice e avere pace nella sua vita.
Un modo c’è: vivere la vita istante per istante, senza lasciarsi sfuggire le nuove conoscenze.
A tutti dare un pezzetto del tuo cuore, con alcuni senplice conoscenza, a pochi speranze di una storia seria che porti anche nel loro futuro un legame, un’attenzione, un occhio vigile dolce e innamorato che vegli sulle loro vite come una compagna affettuosa che la sera ti rimbocca le coltri, ti bacia sulla fronte e ti dice: a domani!!!! -

La ricchezza del tuo sapere ti sbarra la via e ti impedisce di imparare, di crescere, di cadere, di rialzarti, di soffrire, di gioire…
Esperienze, momenti salienti, monotonia, voglia di andare via…
Colpirono, come presi da raptus omicida, quella figura innocente che da sempre s’era prodigata, ad aiutare e a curare uomini, gatti e bambini.
Sotto la sabbia mettesti la testa e…come quel volatile fa’, così ti comportasti anche tu.
E lui chinò il capo..a nulla servirono i nostri consigli che gli dicevano di ribellarsi a chi, di un comportamento ignominoso, si era macchiato.
Se sbagli non ritrai la mano, la tua musica entra nella compagnia e se la porta via.
Il vuoto, non c’è, intorno a te.
E’ colmo di affetti, di gentilezza, di rispetto, il cono che pone al centro non la tua immagine perfetta, ma la sagoma di una persona che con modestia e umiltà non deve rimpiangere nulla della sua età.
Tutto era vanificato, evanescente e illusorio: in quell’atmosfera così nebulosa dove nulla pareva aver più senso, l’uomo si sentiva disperso, l’anima galleggiava , la dimensione mancava, i suoi istinti, le sue facoltà, i suoi difetti, le sue qualità parevan appartenere a un mondo lontano.
E ripensando, agli anni ormai lontani deell’infanzia dove eri tu protagonista della tua vita e della sua, dove eri tu a fare e disfare, provi immensa nostalgia e anche…per questo soffri…
C’è chi valuta gli errori in un momento di tensione e poi un attimo dopo ripone il suo pensiero e lo rivaluta in un’altra maniera.
E nel suo fare e disfare sovrapponi lei e ricordi la sua storia come se fosse la tua.
Vorrei, vorrei, vorrei…tutta la vita vorresti ciò che non puoi avere, quando sei felice ti sembra di essere triste e quando sei veramente triste capisci, quanto allora, potevi essere felice.
Non creare la tua felicità sull’infelicità degli altri e preserva la tua ingenuità che sempre, ti lascerà la voglia di ridere, scherzare e non ti farà pensare che tutti intorno a te sono malvagi,
Le mani, le sue, sono piene di frutti, raccolti nei campi incolti e abbandonati, da chi bambino si era dimenticato di essere.
L’ingenuità si era trasformata in falsa pietà e la sola, loro corsa, è tesa verso falsi ideali che coprono la vita e la dipingono di grigio. -

Ricordo:
dicevan di me: anche se la si chiudesse in una scatola non si sentirebbe, non si muoverebbe.
Mia nonna ascoltava, quelle parole, con espressione stizzita.
Io ero perfetta, ero la sua nipote prediletta.
La mia bontà non poteva essere scambiata per staticità.
Alle elementari, la maestra, attenta ai nostri piccoli, grandi guai, ce li faceva mettere per iscritto.
Quei fogli, riempiti da scrittura minuta, li rivelavan a lei, in descrizioni argute.
Uno sopra l’altro, i fogli si ammucchiavano nella buchetta di cartone.
Le risposte, con trepidazione, aspettavamo.
la mia casa, ancor più di adeso, dai gatti, era assediata.
Per uno che si perdeva, cento se ne ricomponevano e la schiera moltitudine era infoltita da quella razza fiera.
La scomparsa di uno di essi mi faceva piombare nella più cupa tristezza e quello che scrissi fu bagnato da lacrime amare e, in quel foglio, come carta assorbente penetravano emozioni che con il tempo diventavan rassegnazione.
La mia adorata maestra lasciai, la salutai e lei, con un pensiero gentile si fece ricordare per la vita.
Un monito, però, pose fine al nostro colloquio: la lotta, disse, è il sale della vita.
Non dovevo cambiare, dovevo restare limpida e pulita, spontanea e ardita com’ero stata allora, anche se con il cuore ferito.
Dopo la delusione rimasero, però, i rimpianti.
Mi sentivo vecchia, facevo e disfacevo, niente contava per me.
Nulla di quel che creavo, ritenevo importante.
Ero una bambina, poi ragazzina, introversa e molto permalosa.
Bastava un fuggevole sguardo stranito, ed io, contrita mi rintanavo, raggomitolata e scontrosa, nel mio io, che era, per me, protezione e rifugio.
paragonata mi sentivo, ad un animale schivo, che vede, solo nel suo rifugio, la salvezza e la sicurezza.
Lottavo, con tutte le forze, per riprendermi i miei anni.
Imbrigliati, erano stati, fino ad allora, in una tela di ragno.
Tutto in me era statico.
la mia vita era, come la quiete delle acque salate di un lago, vero, nella mia mente,scenario immaginario, sospeso tra fantasia e realtà.
Tra immaginazione e voglia di lottare contro la ragione facevan capolino in me, sentimenti contrapposti.
L’allegria è diventata euforia, le mie risa non si sono spente, si son trasformate, si son dilatate.
E più di allora canto, ballo e mi diverto.
Afferro per mano la vita, come se avessi una valigia.
Il bagaglio ora è più pesante perchè di esperienze ne ho fatte tante.
Purtroppo gli anni non sono più verdi, ma la mia indifferenza, sento, verso il tempo.
Una pendola ne scandisce il ritmo con rintocchi immaginari, a intervalli regolari.
Si frantuma lo specchio in tanti spicchi di sole.
Fantastico e vedo un uomo, che diversa da noi ha il colore della pelle, che aspetta, sulla sponda, di veder passare i suoi nemici.
I miei sono gli anni che passano: sono trascorsi lentamente, portati da un’onda fluente che silenziosa, andava alla deriva.
Ora le acque si sono ingrossate, le onde non son più pacate, ma irrompono con la loro irruenza, in poderose cascate.
Il nemico è vinto, il nemico è annientato. -

Era il 27 giugno 2007, clicca qui per la copia su Web Archive. Quanto tempo è passato!
Forse nei prossimi giorni torneremo, vi faremo sapere com’è andata su un nostro vlog. A presto!
R&M
