
Un piccolo update delle ore 18:56 del 19 dicembre: razza ed etnia sono la stessa cosa! Giusto per qualcuno che ha idee strane, meglio precisare…


Un piccolo update delle ore 18:56 del 19 dicembre: razza ed etnia sono la stessa cosa! Giusto per qualcuno che ha idee strane, meglio precisare…


Anche in questa puntata torno a parlarvi della mia grande passione per la Radio in generale, questa volta con la storia di Radio Caroline !
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Ti conobbi la prima volta quando venni da te. Ti vidi lavorare in quell’angusto locale. Tipiaceva insegnare, facevi la maestrina evolevi sfoggiare con me, che ancora non ti conoscevo il tuo infinito sapere. La perfezione e la sagacia facevano di te il pilastro che sosteneva con le sue infinite funzioni, il lavoro di tutti. All’interno del tuo animo si agitavano frustrazioni per iltuo aspetto che non ti rendeva attraente e gli sguardi maschili non si attardavano degno solo di sguardi sfuggevoli. Sempre mi colpirono di te i tuoi occhi furbi, che nascondevano sensazioni oscure, inafferrabili. Sempre mi colpirono le tue mani dalle dita lunghe e affusolate: sembravano scavatrici dalle pale lunghe, sempre più lunghe. Con forza scavano tra la sabbia, tra la terra arida per farle donare ciò che tu pensavi, lei ti nascondesse, il suo tesoro: acqua limpida che le scorreva tra le pieghe, come linga vitale che le scorreva tra le vene. Il.suo era un delirio di onnipotenza, una scalata al potere, nella sua mente si vedeva sull’Olimpo insieme agli dei. Nei suoi sogni, andava il tempo a ritroso: si vedeva compagna di Hitler, lo aiutava nei suoi piani criminosi, affettuosamente lo spronava e rimase insieme a lui fino alla fine, quando tragicamente, con un gesto inconsulto pose fine ai suoi giorni. Cambiava la scena e tornava in Italia, insieme a Mussolini, i suoi consigli a lui erano preziosi per una tattica, una manovra nella guerriglia che il giorno dopo avrebbe dovuto affrontare e li vedeva, insieme, vincenti, bearsi della gloria che l’imminente trionfo aveva portato loro e tra il tripudio generale si pavoneggiava, sul palco, mentre leggeva il discorso scritto la sera prima infarcito di: si farà, si riporterà tutto all’ordine, non ci saranno errori, ci sarà lavoro per tutti e nessuno si lamentera’ più per la mancanza di cibo. Tanti applausi, nessuna obiezione, nessun accenno di dissenso. Scoprire un diniego sarebbe stato come scoprire un covo di ribelli, la mano violenta li avrebbe costretti a svelare il.vero volto del potere. Ti svegliavi e mi addormentavo.io. nei miei sogni apparve un’immensa prateria. Le uniche forme viventi erano cactus dalle lunghe braccia avvolte di spine. Io e te avevamo avuto questa passione in comune: piante coperte di areole uncinate. A te ricordavano la vita con i suoi dolori. A me sempre mi stupivano per la loro fioritura. Miracoli che sempre mi avean affascinato. Essi appaion: minuscoli, insignificanti, altre dalle forme strane. Quando svelan le loro fioriture, quando compaion sugli steli appena abbozzati, da un leggero turgore, i fiori, essi, sempre mi rapiscon per la loro meravigliosa bellezza, per la loro forma e grandezza. Quella persona che non si notava, che sempre era stata nell’ombra ri sbalordiva per la grandezza della sua anima. Notavo, poi, che sui pochi alberi rimasti si erano raggruppati una folta schiera di avvoltoi. Tutto il.giorno stavano fermi su qyei rami rinsecchiti, con un piano precisoben delineato nella mente.Appena il.re della foresta, conquistate le sue prede, avrà consumato il.suo lauto pasto, essi si avventeranno sulle carcasse disperse sul terreno. Erano gli unici resti rimasti di animali mansueti che fuggendo, avean accelerato lacorsa.Ma peril tremore, provocato dal repentino timore, si erano dimenticati che il leone poteva essere nascosto in un cespuglio li’ nei pressi. Esso aspettava li’ da ore e il gruppo, calmo e placido si era inavvertitamente avvicinato presso.il luogo del tranello. La fiera, con astuzia e pazienza, con la suprenazia della sorpresa, con un balzo tra l’agile e il.furtivo, catturava la sua preda, placando un suo.primario bisogno, nato con la creazione dell’universo e che unisce tutti gli esseri viventi. D’un tratto, da dietro un masso, sbucava fuori uno sciacallo. L’ospite inatteso non voleva rimanere deluso. Quei poveri resti vennero spartiti. Troppo pigri, non eran nati per cacciare. Troppo brutti, non eran nati per farsi notare. Derisi ed esclusi da sempre, vivevano in un’oasi dove era alimentata la sete di vendetta. Le grandiose imprese eran valorizzate da chi, aveva lottato contro i mulini a vento. La loro supremazia da sempre, copriva la tua ombra che a dismisura si dilatava e ilsuo cono diventava sempre più buio. Il potere lo detiene il re della foresta, tu puoi solo espiare i tuoi pensieri malvagi rifugiandoti in un angolo buio. Da lì sei lesta a colpire, a ferire, chi, ingenuamente percorre la tua via e, maldestramente inciampa e cade sull’unico piccolo sasso che trova sulla strada. La polvere che si sollevava formava nuvole: ogni nube conteneva le azioni che sembravano dettate a te da una fattucchiera. La vittima era già predestinata. Ella andava incontro al suo destino e nessun ostacolo si feapponeva al suo compimento. A intervalli precisi, complice il tempo, subirono la stessa sorte fratelli, amici, parenti. Erano nubi nere, pesanti, talmente pesanti che non si sollevavano in cielo. Qualcuno disse: chi di spada ferisce, di spada perisce. Tu mi hai colpito due volte alla schiena, mentre ti giravo le spalle. Io non provo rancore.
Io non desidero vendicarmi
La spada che mi aveva colpito era già sguainata, senza fodero. Aveva già usato la stessa lama per infierire sul tuo destino.
Regalandoti:
Il vuoto del presente che ti consente di avere solo nemici, un futuro incerto che è costruito su impalcature di polvere e sabbia. La scalata al potere che da anni persegui senza successo ti ha privato: della gioia di vedere il tuo prossimo sorridere per un’azione generosa, della limpidezza del.tuo sguardo sincero che guarda verso l’alto senza pensieri, di un’anima pura che leggera, si sente, di volare verso ilcielo. Cosa rimane quindi dentro di te? Un serpente che ti stringe la mano, pensando già a come poterti stritolare con l’anello più pericoloso della sua coda.

E buon bordeggio a tutti, cari compagni di pirateria!Io lo so: andrà a finire che susciterò le ire di qualcuno con i miei pensieri Bastiàn contrari!
Con chi ce l’ho oggi?
Oggi ce l’ho con “i risarcimenti e le sanzioni pecuniarie”.Chiariamo: a fronte di un danno il risarcimento è doveroso, non c’è dubbio, “ma”.Intanto partiamo da un presupposto: per me, per quanto utile e indispensabile, il denaro ha un valore molto relativo, certamente inferiore al benessere fisico, emotivo e psichico, sicuramente inferiore alla coerenza con i propri valori, sicuramente inferiore al valore affettivo e sicuramente inferiore al valore della Natura nei suoi vari aspetti.Per farvi un esempio, ho una piccola credenza da cucina, di nessun pregio, verniciata di rosso, a pennello e pure male. Ho arredato l’intera cucina sulla misura di quella piccola credenza, imprescindibile. Quella era di mia nonna, ma quella era il SUO mobile per i miei giochi ed è rimasta il NOI cristallizzato nel tempo dell’addio.Se malauguratamente quella credenza andasse distrutta, non ci sarebbe nulla al mondo che la potrebbe sostituire, e nessuna cifra che la potrebbe ricomprare.
Leggo in internet dei romantici fidanzati che con una lanterna cinese hanno “disboscato” 160 ettari di bosco.Proseguo nella lettura e trovo che potrebbero essere arrestati e subire una pena compresa tra uno e 5 anni.
E intanto sopra la mia testa si accende una scritta luminosa, un po’ come a Mingardi, che chiede:
a: se effettivamente questo evento è frutto di reale superficialità agita senza alcuna intenzione di ledere persone o cose, a che cosa serve arrestare la coppia? Tra l’altro presumo che fatta una volta, una cazzata del genere non la faranno mai più a meno che non siano malati e in tal caso andrebbero curati.
b: perché la Comunità, ossia lo Stato, è vuole essere così stolto da rimetterci 2 volte? le spese per arrestare l’incendio e il mantenimento di questi due, che per quanto possano pagare multe, immagino non arriveranno mai a pareggiare il conto?
c: chi ci restituirà il bosco, la sua fauna e la sua vegetazione, che sono, in realtà le uniche cose che a me personalmente sembra interessante capire?
Alcuni di voi lo sanno, altri lo avranno intuito, non amo particolarmente infilarmi nelle notizie, considerando l’Umanità per propria natura intrinseca sempre di parte, sia questa parte idealista come la mia, ideologica o di convenienza. Sta di fatto che è altamente improbabile avere a portata una notizia a tutto tondo e davvero neutra.
Quindi, anche in questo caso bordeggio a …sentito dire. Mi sembra che non sia una novità che in diverse occasioni, aree boschive “casualmente” bruciate siano diventate aree edificabili di una certa portata o vigneti di alta qualità.
Dunque, a che servono risarcimenti allo Stato sotto forma di multe e rimborsi assicurativi se non si ripristina o ricrea quanto andato distrutto?
E’ tristemente ovvio che questo ragionamento non si possa applicare alle vite andate perse, ma a mio Bastiàn contrario parere…risarcimenti e assicurazioni in questi casi non dovrebbero essere forniti in denaro, ma in azioni che riportino la situazione il più possibile allo stato originario precedente: in un caso come questo, si ripiantino le stesse piante, si favorisca la reintegrazione della fauna nel più breve tempo possibile, si ricrei il Bosco a tutti gli effetti, che è patrimonio di tutti, ossigeno per tutti, antidoto all’inquinamento devastante… e chi ne è stato causa contribuisca in prima persona (fisicamente o economicamente) a questo scopo fino al suo reale raggiungimento!
A proposito di inquinamento devastante!…credo sia abbastanza logico che la stessa metodologia andrebbe applicata anche con quelle “simpaticone” delle piattaforme petrolifere che hanno devastato i mari, o con le centrali nucleari e le loro perdite, o con le semplici industrie che scaricano le loro porcherie più o meno autorizzate nei corsi d’acqua o con gli agricoltori che avvelenano alimenti, terra e acqua tra diserbanti, pesticidi e antiparassitari….
Credo che se la Legge imponesse oggettivamente – e senza possibilità di dilazioni, sovvenzioni, posticipi, rivalse e tempistiche da matusalemme – l’azione concreta e immediata di pagare di tasca propria il recupero totale del danno, molti personaggi più o meno equivoci, amministratori delegati dal pressapochismo garantito più o meno impugnabili e ancor meno competenti, starebbero un po’ più attenti ai documenti che firmano e al rischio incluso nei loro azzardati giochini di borsa e di favori!
…e questo dovrebbe valere anche per i Ministri e a scalare fino gli amministratori locali: prendiamo Verona e la sua Provincia, più volte nominate tra le aree più inquinata del Nord Italia.
Sappiamo che siamo sempre fuori dagli standard di Bruxelles, e che tanto per cambiare ci verrà applicata una multa dall’improponibile importo che non mi è chiaro se banalmente si aggiungerà a quel calderone del Mostro chiamato Sig.Debito Pubblico o se in qualche modo dovrà essere pagata.
Ora, se pagassimo la multa, la nostra aria sarebbe più sana?
E inoltre…chi verrà tassato per pagare questa multa? (si accettano intuizioni!)
E se invece le multe fossero intestate a persone fisiche dell’amministrazione, le quali potrebbero convertirle in progetti di sanificazione dell’aria o delle acque da realizzare entro un preciso periodo?
E se seguire i comportamenti dei Comuni Virtuosi diventasse regola, anziché pionieristica alternativa, nell’ottica di occuparsi davvero della salute dei Cittadini più che di svincolarsi da una multa?
Tanto per fare un immediato confronto tra logica e azione, in un’epoca inquinata come questa, quanti sagaci amministratori stanno abbattendo alberi come se fossero la causa di tutti i loro mali? Dalla Pianura ai Monti, dalle Città alle Contrade…ovunque vengono abbattuti alberi. Si fanno spazi per strade, centri commerciali, parcheggi. Quando va bene…vigneti …che portano profitto!
E torno a prendere in mezzo la Sanità e il suo diabolico debito, molto del quale è dato dall’eleganza delle strutture – per altro realizzate con logiche tutt’altro che a favore di malati e anziani – che ci fanno “passare” come costo delle cure e degli esami: io posso solo fare ipotesi, spesso in contrasto tra loro.
La prima, immediata: se stiamo bene, non incidiamo sul Sistema Sanitario Nazionale.
La seconda, subdola ma insistente…se non stiamo male…come si possono giustificare le spese necessarie per offrirci i migliori luoghi di cura?
Come sempre la mia Bastianite emerge, anche se sono più che certa che in questo caso trovi più facili consensi…
Credo che anziché palazzi prestigiosi, dal clima perennemente artificiale, con negozi che neanche a Via Monte Napoleone, preferiremmo tutti avere un po’ meno da aspettare per le visite base e soprattutto un luogo che ci faccia sentire sicuri nelle emergenze: che sia un attacco di cuore, un parto, un’emorragia, un’ustione…Qualcuno vorrebbe davvero fare 50 chilometri mentre potrebbe perdere la vita, in situazioni in cui il mezzo minuto può davvero fare la differenza? ma dai!
Comunque, siamo partiti da un bosco.
Ed è alla terra che dovremmo tornare: poco fa ho accennato ai vigneti che spesso, quando va bene, sostituiscono i boschi.Da un punto di vista della qualità dell’aria, vale la pena di ringraziare anche le vigne e la loro mutevole bellezza: i colori dei vigneti in autunno sono davvero straordinari e caldissimi…
Spesso, però, mi capita di vedere queste meravigliose piantagioni a filo di strada.
Spesso vicine a strade ad alta percorrenza, come autostrade e superstrade.
Spesso in campi più bassi del manto stradale anche di un metro o più.
Ora, sappiamo tutti che le emissioni delle auto non sono esattamente sane come gli effluvi di eucalipto e che per avere piante sane è necessario che anche il terreno in cui crescono sia un terreno sano.
Che particolati e quali metalli potranno esserci in un terreno che è quotidianamente ricettacolo di tanta porcheria? E cosa arriverà sulle nostre tavole?
Qualcuno che mi conosce potrà cercare di contestarmi dicendo che me la prendo con i vigneti perché non apprezzo il mito dell’aperitivo e del far festa a tutti i costi grazie all’alcool che circola nelle vene: è vero, preferisco divertirmi consapevole di quel che faccio e guidare senza mettere a rischio me stessa o gli altri e non perché me lo dice il codice della strada, ma lo stesso discorso può valere anche per molto “bio a km 0” o per le enfatizzate produzioni italiane… Sono le arance che potrebbero venire dalla terra dei fuochi? Le mozzarelle? Ma i vini possono essere della Valpolicella, di Custoza, del Lago di Garda…
Quanti danni abbiamo procurato, in tutte le direzioni, con le politiche della venerazione al dio denaro, anziché alla Madre Terra…
E come sarà difficile tornare indietro se aspettiamo sempre che sia qualcun altro a fare per primo, a dare l’esempio…
Ehi, voi politici! Se qualcuno mi ha ascoltato…può sempre iniziare a cambiare le cose. Magari non avrà un voto in più…ma sarà una persona migliore!
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Un luogo può essere rivitalizzato e sviluppato attraverso la ricerca e l’accoglienza di persone provenienti da tutto il mondo.
Un piccolo villaggio di otto edifici abbandonato da decenni è diventato così il centro delle attività e delle ricerche sull’architettura tradizionale organizzate dell’associazione Canova.
La dimensione fortemente locale si misura con la scala globale in un proficuo e vicendevole scambio di saperi e conoscenze.
per informazioni clicca qui

Renzo Samaritani e Massimiliano Deliso ringraziano tutte/i per essere arrivate/i fin qui, ascoltatori di LetteralMENTE Radio e lettori di ebook della Snail’s Pace Edition, lettori del nostro giornale online, simpatizzanti, amici, i volontari Mauro/Bodhitaru, Fabio Cancilleri, Maria Cristina Manzo, Gabriele Barbi, Maurizio Dj, Padmavati Devi Dasi

…l’Associazione “Sole e Luna” e LetteralMENTE (quasi)chiudono da oggi per il meritato riposo, personalmente io&Massimo siamo usciti dalla chat (magari ogni tanto torneremo dentro per un salutino) e abbiamo sospeso le nostre trasmissioni in LetteralMENTE Radio, non pubblicheremo più articoli sul giornale (ma continuerete a leggere i miei ogni giorno in quanto li ho preparati con settimane di anticipo e ne ho programmato la pubblicazione in automatico). Gli altri volontari dell’Associazione non sono obbligati a rispettare questo periodo di “chiusura” per ferie natalizie dell’Associazione, e quindi forse leggerete anche articoli di altri membri dell’Associazione e/o sentirete loro dirette su LetteralMENTE Radio ma, per quanto riguarda il sottoscritto e Massimiliano, vi diamo appuntamento a dopo il 16 gennaio 2019 e…. ricordatevi che è Natale DAL 25 dicembre in poi! Auguri a tutte/i!
Renzo

Abitavamo tutti nello.stesso quartiere, avevamo quasi tutti la stessa età, anno più anno meno e frequentando lo stesso campetto dietro casa ci conoscemmo. C’era Loretta:una ragazza con una buffa frangetta bionda e dalle lunghe gambe. Suo padre lavorava presso uno zoo eil suo compito era di accudire gli animali, la mamma era casalinga e abitavano in un caseggiato popolare, la mamma era casalinga e abitavano in un caseggiato popolare dove vivevano anche individui poco raccomandabili, ma da noi erano visti come caricature che ci facevano ridere. Una di queste si chiamava Luisina, aveva già una certa età e nonostante questo portava lunghi capelli color oro e minigonne cortissime perché era molto orgogliosa delle sue gambe che a dir la verità non erano ne’ “belle” ne’ “tornite”, Le piaceva parlare in modo signorile e quando si esprimeva, sembrava suonasse un flauto perché allungava la bocca proprio come chi, sta per suonare il noto strumento. Nello stesso palazzo risiedeva una donna grassa con i capelli neri, sempre arruffati, vestita in modo sciatto che camminava, portandosi sempre dietro una decina di marmocchi. La gente affermava che eran tuuti figli suoi. Ma chissà? All’ultimo piano, trascorreva la sua esistenza, avendo come unico passatempo stare affacciata alla festra, una donna che doveva farsi cucire i vestiti su misura perché la taglia che lei portava non era tra quelle usuali. La gente diceva, che Fellini, un noto regista al quale piaceva ingaggiare per i suoi film, attori che scopriva, girando per i quartieri popolari delle diverse città, passeggiando tra quelle case e avendola notata, l’aveva scelta per interpretare una scena di un suo film. Nella mente del.regista il personaggio scelto per lei era già disegnato: una tabaccaia dalle misure extra-large. L’interpretazione della donna sarebbe stata magistrale. In quegli anni a Loretta, piaceva molto.un ragazzo di bassa statura con i riccioli neri e gli occhiali che gli cadevano sempre sul naso. Era l’unico, tra noi, che si occupava seriamente di politica. Comprava sempre “Il Manifesto”, criticava i politici che pensavano solo al loro benessere senza pensare alla povera gente e con lui si andava al cinema per vedere film impegnati.Ma quando lo spettacolo finiva e si usciva, anche lui si univa all’allegria generale e insieme a noi scivolava sullo.scorrimano, prendendo una scorciatoia per evitare le scale. Altra tappa obbligata era la pasticceria vicino al cinema, dove mangiavamo la focaccia con la panna e ancora adesso, mi sembra di sentirne la morbidezza e la dolcezza sil palato.Altri compagni di gioco erano”i due fratelli”: erano sempre insieme e sembravano carte dello.stesso seme e del medesimo.mazzo. erano entrambi alti e magri, parlavano poco e i loro occhi, tagliati in modo obliquo facevano assumere al loro sguardo una scintilla d’ironia e per questo, anche quando sorridevano, sembravano, si beffeggiassero sempre di te. Probabimente invece erano solo molto.timidi e si vergognavano.della loro poca istruzione. Infatti dopo la terza media non avevano voluto.proseguire gli studi. Il più grande di tutti era Luciano: un ragazzo che aveva un cognome orientale. Infatti il padre era nato in Cina. Aveva una predilezione per una ragazzina di nome Cristina, abbastanza carina ma molto.timida. Ella aveva il padte che non lo poteva vedere e controllava continuamente i movimenti del.giovane, perché aveva capito l’interesse che lui nutriva per sua figlia. Il padre di Cristina vedeva il male ovunque e quindi, anche l’ingenuità di quel sentimento era visto da lui, come il più turpe dei delitti. Anche a Cristina piaceva molto Luciano perché, quando erano insieme e si sedevano nel cortile sotto casa della ragazza, lui le spiegava i misteri della vita. Lei lo ascoltava attentamente, seguiva la lezione con interesse. Erano quelli iloro momenti segreti e appartenevano.solo a loro. Quando.lui non la vedeva, le telefonava preoccupato, pensando ad una malattia o ad un infortunio. Molte volte, quando Cristina usciva per andare a scuola o per sbrigare delle commissioni, se lo.trovava davanti(e non era mai per caso). I.suoi movimenti avevano uno scopo ben preciso: nasconderle tra le mani, bigliettini ripiegati in quattro dove vi era raffigurato ora un cuore trafitto, ora frasi tenere e dolci. Purtroppo, una sera d’estate la loro.storia fini. Erano come sempre, nel cortile della casa della ragazza e lui coraggiosamente, aveva cinto le sue spalle in un tenero abbraccio. Il padre che proprio in quel momento si era affacciato alla fnestra, aveva visto la scena e montato su tutte le furie, era sceso immediatamente in cortile. In mano teneva un frustino e con quello, si eramesso a correre dietro al ragazzo. Il poverino, spaventato a morte, non ci aveva pensato due volte e con un balzo (del quale non aveva mai pensato di essere capace) aveva scavalcato l’alto muro di cinta che circondava il giardino.il colpevole era riuscito a sfuggire al suo destino
La sua abilità l’aveva aiutato!