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« Chi è riuscito ad accendere il suo cero (il suo spirito) e la sua lampada votiva (la sua anima) alla fiamma celeste, può accendere altri spiriti e altre anime attorno a sé. È anche ciò che avviene nelle chiese ortodosse la mattina di Pasqua, quando ciascuno accende la propria candela alla fiamma di chi gli sta accanto. È straordinario vedere tutti quei ceri che si accendono l’uno dopo l’altro: si direbbe che il fuoco è in cammino… fino al momento in cui la chiesa si riempie di una moltitudine di fiammelle!
Perciò, tutti coloro che hanno già acceso il proprio cero cerchino almeno di accendere quello dei loro genitori, dei loro figli e dei loro amici. Perché tenere la luce solo per sé? Qui vi si insegna ad accendere il vostro cero, ma anche perché a vostra volta ne accendiate altri; ed è per questo che è necessario imparare ad alimentare la fiamma. »Omraam Mikhaël Aïvanhov
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Ci sono stati dei momenti in cui i media ci associavano con quello strano mix di pseudo religioni e di sette guidate da ciarlatani, la cui esistenza causava costernazione nell’opinione pubblica e tra i genitori. Abbiamo dovuto perorare la nostra causa in molti modi per far capire che seguiamo veramente la via Vaisnava, e che non siamo degli zombi senza cervello dagli occhi vitrei, come molti pensavano.Perché? Queste diffamazioni stereotipate erano umilianti? Perché? Erano generalizzazioni molto mal informate. Ma grazie a Krishna alcuni di noi vivono in paesi democratici.
I devoti che parlano a vari tipi di persone sanno che una certa parte della società non è molto istruita. La potremo chiamare “gente semplice” o sudra, e non sempre si esprimono molto bene. Se gli chiedessimo cosa ne pensano delle minoranze etniche, dei capitalisti o di gruppi culturalmente diversi da loro, è molto probabile che una risposta tipo sarebbe: “Sono tutti uguali, no? ….Sono loro la causa di tutti i nostri problemi.” Il farsi giustizia da soli per loro è una pratica abbastanza comune. È probabile che i partiti politici più estremisti diano loro voce e utilizzino la loro buona fede per avere dei voti alle urne. Se dovessero assumere il potere, lo stesso desiderio di fare i giustizieri e le stesse generalizzazioni sarebbero legittimate dallo Stato e si trasformerebbero in tiranni per poi soffocare ogni opposizione.
La storia del mondo ci ricorda qualcosa?
Devoti colti, sinceri e di buon senso dovrebbero generalizzare?
“Tutti gli scienziati sono così. Tutti i cristiani e i musulmani sono uguali. Tutti quelli che non sono d’accordo con noi sono completamente in Maya. Chi non segue Srila Prabhupada è un demone.”
Qualcuna di queste affermazioni vi suona familiare? Non corriamo forse il rischio di abbassarci al livello degli ignoranti se abbiamo questi sentimenti?
Non sarà che forse dei devoti intelligenti più accuratamente diranno: “In realtà, molti scienziati non sono darwinisti, credono in qualche forma di potere superiore, ma non riescono a capire del tutto il processo ascendente. Ci sono molti cristiani e musulmani pragmatici che amano la pace, tra i quali alcuni sono vaisnava sotto altre sembianze.”
Se le persone non sono d’accordo con noi, la sfida è migliorare la nostra presentazione. Ad esempio, ci sono molte altre organizzazioni vaisnava; dobbiamo solo accettare che esistano. Dopotutto, esiste qualcosa come l’austerità della parola, van-mayam tapa (BG. 17.15).
Dobbiamo ricordare che anche personaggi del calibro del presidente Bush e del primo ministro Blair, anche se sono stati in prima fila nella guerra al terrore, sono anche molto moderati nel parlare, “Stiamo solo combattendo gli estremisti” almeno nei forum pubblici dicono così.
I mayavadi e gli impersonalisti, per conto loro dicono: brahma satyam jagan mithya [“lo spirito è verità e la materia è falsa”], che è una generalizzazione piena di incongruenze.
C’è spazio per le generalizzazioni? Sì e no. Probabilmente la più grande generalizzazione che sentiremo è dvau bhuta-sargau loke (BG.16.6) ovvero che ci sono “due tipi di esseri creati” il divino e il demoniaco. Considerando la rarità dei devoti, Sri Krishna ci sta indicando quanto sia diffusa la mentalità demoniaca. Ma parla in termini assoluti. Anche noi possiamo fare delle dichiarazioni assolute, come “dharmah projjhita-kaitavo, il Bhagavatam rifiuta completamente tutte le attività religiose motivate dall’interesse personale…” (SB.1.1.2.) e “sa vai pumsam paro dharmo yato bhaktir adhoksaje, l’occupazione (dharma) suprema per tutta l’umanità è quella che fa sviluppare negli uomini l’amorevole servizio devozionale al Signore trascendentale…” SB.1.2.6.
Ma se vogliamo discutere delle questioni di attualità, come lo scontro di civiltà, tra partiti e tra religioni, il generalizzare, può farci cadere nella trappola della testardaggine dogmatica che può veramente distruggere ogni dibattito ragionevole. Poi è risaputo che ogni dibattito sulla religione o sulla politica finisce sempre in modo inconcludente. Eppure spesso durante la nostra predica questi problemi emergeranno. Come dobbiamo procedere allora?
Nello SB.1.2.10 la parola jiveta indica il nostro bisogno di serenità grazie al quale possiamo praticare la coscienza di Krishna in modo positivo. Allora faremo in modo di preservare la missione di Srila Prabhupada, il che comporta il difendersi dalle deviazioni dottrinali. Alcuni di noi possono ricorrere a una forma di protezione belligerante che critica qualsiasi cosa che sia anche lontanamente diversa dalla nostra, e poi includere tutto descrivendolo in modo non esatto. Sfortunatamente, questo può anche provocare del rigetto e dell’antipatia, e nel momento in cui potremmo aver bisogno di un aiuto urgente, come nel caso di controversie, o se fossimo bloccati in caos politico l’aiuto non arriverà.
A Kuruksetra, Karna seppe che gli odiati Pandava in realtà erano i suoi amati fratelli. Diviso tra la sua incrollabile lealtà a Duryodhana e il suo ritrovato affetto, scelse di non uccidere i suoi fratelli in combattimento. Mise da parte la sua inimicizia con intelligenza, e in questo modo servì lo scopo che si prefiggeva Krishna. In modo simile l’espressione loka-vicara significa comportarsi in un certo modo per rendere le persone favorevoli. Una delle qualità di un vaisnava è che è amichevole. Una disposizione amichevole in tutte le nostre azioni, sia nel denunciare delle sciocchezze che nel portare avanti la nostra linea in modo coerente, farà in modo che quando ne avremo bisogno, arriveranno aiuti anche da ambienti inaspettati. In altre parole, esiste un modo educato di fare quello che è necessario.
Se vogliamo essere un’alternativa credibile ai mali della società, dobbiamo analizzare come ci comportiamo in pubblico, ovvero in Internet. I nostri interventi di solito sono rispettosi e intelligenti e l’occasionale botta e risposta emerge solo di tanto in tanto. Siamo consapevoli del fatto che a sfogliare le nostre pagine web potrebbero esserci delle persone che sono consulenti di leaders, o dei membri del governo? Loro cercano anche risposte e ispirazione. Srila Prabhupada ci ha fornito un progetto su come gestire la società. Se ci venisse affidato un Paese da gestire, ad esempio le Mauritius; da dove cominceremmo? Con una consistente popolazione cristiana e musulmana abituata al consumo di carne, dovrebbero diventare tutti vegetariani o altrimenti essere espulsi dal Paese? Avverrebbe una guerra civile. Realisticamente parlando, potrebbe essere un problema, e se avremo una mentalità ristretta, non ci verrà data nessuna possibilità di azione.
In definitiva, non vogliamo compromettere nulla di quello che ci ha dato Srila Prabhupada, ma dobbiamo anche essere abbastanza spirituali da accettare le opinioni altrui, sempre nell’ambito dell’etichetta vaisnava. Un dibattito equilibrato e deciso è un segno di tolleranza. Proprio come succede in ogni Paese, quando la nazionale di calcio va male, nei media e nei bar spuntano opinioni diverse. “Licenziamo l’allenatore” “No, licenziano i manager” “Non essere ridicolo, ci vogliono nuovi giocatori “. Queste opinioni sono tutte diverse, ma l’argomento più ragionevole sarà “Vogliamo il meglio per il nostro team”.
E noi, si spera, avremo bisogno di tutto l’aiuto possibile dal nostro crescente numero di amici.
Hare Krishna.
Keshava Krishna dasa
(dal sito Dandavats.com)
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La Gita non è stato il primo libro che mi ha fatto conoscere Krishna, eppure è rimasta l’esperienza di lettura più profonda della mia vita. Mi ricordo chiaramente quella mia prima lettura: sono rimasta alzata fino a tardi, la storia di Arjuna mi aveva molto coinvolto e mi chiedevo quali decisioni avesse ancora da prendere. Il finale del libro non mi ha delusa.Di recente sono tornata a quel bel libro, lo leggo per un’ora al giorno e mi immergo nelle sue parole come se lo leggessi di nuovo per la prima volta. Ora sono più avanti negli anni e vivo con più saggezza la pratica della Krishna Bhakti, ma tuttavia la Gita mi commuove ancora, mi delizia, e mi continua a informare.
Oltre a ricordarmi che sono un’anima spirituale individuale con una forma eterna, cos’altro amo della Gita?
Per prima cosa, la generosità dell’invito ad avere una relazione con Krishna. Krishna lo dice ripetutamente: chiunque, indipendentemente dal livello o dalla situazione di vita in cui ci si trova, può avere una relazione diretta con Lui. La razza, il paese, la condizione sociale o quello che abbiamo fatto o non fatto, non possono bloccare la nostra scelta individuale di riconnetterci con Krishna. La sua porta è sempre spalancata.
In secondo luogo, ci fa ricordare che è amore, e non è pace, non è liberazione, non è di diventare uno. Non è vincere, o perdere, avere ragione o essere il migliore. Si tratta di amore puro, un amore esuberante e incondizionato per la fonte di tutta la vita, Sri Krishna. Il farne esperienza, avere una relazione, esserne assorti. Non è bello? Amiamo e siamo amati. Il rifuggire da questo è la nostra grande sfortuna.
In terzo luogo, l’assoluta semplicità del metodo. Ascoltare solo Krishna. Naturalmente, questa semplicità è complicata dal mondo materiale disordinato e miserabile di cui facciamo parte. Il nostro corpo è una massa di emozioni e di paure che ci distraggono con successo durante la giornata dal fatto di pensare a Krsna. La Gita è un amorevole promemoria, ci ricorda che Krishna è ovunque. Invochiamolo, pensiamo a Lui, sentiamo la sua presenza. Quando poniamo la nostra mente, la nostra attenzione su di Lui, accadono delle cose incredibili. Questo è il potere dell’amore e il segreto dell’amore che si trova nel cuore della Bhagavad-gita.
Ci sono molti versi che amo particolarmente ed eccone uno dalla mia lettura di oggi:
“Non invidio e non favorisco nessuno, Sono imparziale verso tutti.
Ma chiunque mi serva con devozione vive in Me; è un amico per Me, come Io sono un amico per lui.” (BG 9.29)
Ed ecco un gioiello di dolcezza dalla spiegazione di Srila Prabhupada:
“Incastonato in un anello d’oro, il diamante assume un aspetto meraviglioso.
Lo splendore dell’oro e quello del diamante si esaltano a vicenda. Così il Signore e l’essere individuale possiedono, ciascuno, uno splendore eterno: Il Signore è il diamante, e l’essere vivente incline a servirLo è come l’oro; la loro unione è gloriosa.”
Ananda Vrindavana dasi
(dal sito ISKCON News)
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In inverno bisogna riscaldare gli ambienti in cui viviamo o lavoriamo e l’energia richiesta per farlo equivale a circa un terzo di quella che consumiamo in Europa e i tre quarti della domanda è fornita da combustibili fossili.Ora lo studio “Cementitious composite materials for thermal energy storage applications: a preliminary characterization and theoretical analysis”, pubblicato su Scientific Reports da un gruppo di ricercatori dei dipartimenti di Scienza Applicata e Tecnologia (DISAT) e di Energetica (DENERG) del Politecnico di Torino e dell’Istituto di Tecnologie Avanzate per l’Energia del CNR (CNR-ITAE), concretizza l’idea di un nuovo materiale per l’accumulo di energia termochimica e dimostra che è possibile sviluppare calore idratando il sale inserito nei pori del cemento.
Al Politecnico di Torino ricordano che «Per raggiungere gli obiettivi di sostenibilità in Europa è necessario ridurre i consumi di energia fossile e utilizzare invece sistemi a energia rinnovabile, ma l’integrazione di energia rinnovabile nei sistemi di riscaldamento comporta una discrepanza tra il surplus di energia e i picchi di domanda giornalieri e annuali. L’energia solare, ad esempio, è disponibile in abbondanza durante i mesi estivi, però la maggior parte del fabbisogno di riscaldamento è in inverno quando alle nostre latitudini il giorno dura di meno. E’ chiaro che lo sfruttamento massiccio delle fonti energetiche rinnovabili deve integrare lo sviluppo di sistemi di accumulo economici, con l’obiettivo di compensare la discrepanza temporale tra richiesta e offerta di energia. Uno dei possibili modi per conservare l’energia è l’approccio termochimico che, a differenza delle soluzioni più tradizionali, dà la possibilità di immagazzinare calore per un tempo indefinito».
Il principale autore dello studio, Luca Lavagna, assegnista di ricerca del DISAT, spiega: «Provate a sciogliere in un bicchiere di acqua un buon quantitativo di sale, quello che noterete è che il bicchiere con alcuni tipi di sale si scalda e con altri si raffredda. Un fenomeno simile è alla base del nostro materiale, solo che al posto di acqua allo stato liquido noi utilizziamo vapore acqueo senza sciogliere il sale. Il vapore acqueo interagisce con il sale sviluppando calore e, una volta completamente idratato, il sale potrà ritornare alla situazione di partenza eliminando l’acqua che interagisce con il sale semplicemente essiccando il materiale. Questo tipo di reazione è nota da tempo e i materiali ad accumulo termico sono in parte già stati sviluppati, quello che limita il loro utilizzo attualmente è il costo. Ad esempio, una zeolite, che è uno dei migliori materiali dal punto di vista termico, può arrivare a costare fino a diverse decine di euro al kilogrammo. Ciò significa avere un costo insostenibile per stoccare l’energia necessaria a scaldare una stanza o un intero edificio. Il cemento come matrice per ospitare gli idrati salini è un materiale molto interessante, in quanto è ben noto, facilmente disponibile e a basso costo».
La caratteristica innovativa presentata nello studio è proprio l’utilizzo del cemento come matrice per ospitare il sale e i ricercatori concludono: «Il costo totale dei materiali utilizzati è molto basso e le prestazioni energetiche sono buone: il costo energetico, misurato in €/kWh accumulato, è migliore rispetto alla maggior parte dei materiali attualmente utilizzati. Il nuovo materiale mostra inoltre una straordinaria stabilità anche dopo centinaia di cicli. Questo lavoro può rappresentare il primo passo verso la creazione di una nuova classe di materiali compositi per l’accumulo di energia termochimica a cui nessuno aveva pensato prima».

