Quanta malinconia c’e’ tra le mille lucine appese al.grande abete, che fa’ sfoggio di sé, in mezzo alla piazza.
Attorno ad esso, ridicoli babbi natali vestiti di consumismo e con voce dialettale, cercano di intrappolare bambini urlanti e recalcitranti.
I piccoli, immobili stanno, con la promessa, vana, di notorietà.
Sperano e credono, per un momento, di assomigliare ai divi della TV i quali sempre al centro dell’attenzione stanno e l’illusione si crea è per loro si fa’ realtà quando a cavalcioni di una renna stanno. Ma la renna di plastica è e i loro sogni fatti sono. Immortalato, sarà quel momento, con una foto. Ora spuntano i sorrisi e i loro occhi, rimangono immobili per lo stupore ingenuo di ciò che loro credono, ora, vero con quella favola che, con gli anni diverrà .
Le piazze e le strade del centro, si sono vestite di festa e tra luccichii e bagliori mostrano il meglio del loro splendore.
La mia mente ripercorre altri tempi e il romanticismo, in me sopito, riaffiora.
In quella capanna che era un tempio, si respirava piano per non disturbare il sonno di chi, da poco, era venuto alla luce.
Ci si riscaldata con poco: con un sorriso, una stretta di mano.
A distanza di secoli si ripete l’evento.
Come se stessi guardando un’altra che non son io, mi.perdo tra la folla che vedo, frenetica correre, da un negozio all’altro per carpire un’agenda, l’ultimo.disco del cantante in voga e come in un turbinio mi inghiotte.
Vedo un vortice di braccia che mi stringono e mi.avvolgono e io rido, cammino e parlo, senza capire più neanche chi sono.
Ciò che chiediamo in cambio del denaro è spesso un oggetto inutile che ci forma il vuoto dentro.
La sera, la televisione ci rimanda l’immagine dei popoli che per sete di potere scatenan guerre e in lotta, tra loro, stanno.
E son anni e sono secoli, la polvere ricopre i ricordi: chi fu il primo nessuno se lo ricorda, il motivo futile è ma la sete di Vendetta ti spinge a proseguire nella e tu vil tenzone e tu, mariano diventati.
I campi di battaglia sono terre lontane che fan diventare poveri i ricchi e i poveri diventano sempre più poveri.
L’aiuto è una bomba, un fucile, un carro armato.
Loro chiedono solo la pace e un pezzo di pane.
Accanto a orrori lontani ogni giorno c’è un bambino che muore di fame, che viene venduto, che viene sfruttato.
Chi è ricco diventa sempre più ricco e chi è povero diventa sempre più povero.
Con i soldi si compera tutto, anche la dignità per quello che vale.
Un giorno all’anno tutte le persone sono buone e generose.
Ipocrite e valorosi.
Uno.sguardo rubato a un sogno, il mio,
Le apparenze sono vestite di indecenze.
Tutto questo, mi chiedo, ci rende veramente felici?
Tutto questo mi chiedo, ci rende veramente onesti?
Io vedo tutto ciò e ascolto le parole di orrore con indignazione, leggo gli eventi drammatici con costernazione.
Ma, per sopravvivenza ed egoismo penso: non è capitato a me e ne sono felice.
Ripenso alla mil vita: lentamente sono salita, un passo alla volta, lentamente, ogni.giorno un pochino di più.
Ciò non mi ha dato ne’ onore ne’ gloria, né fama ne’ ricchezza.
Non mi.ha portato lontano.
Nelle menti e nei pensieri di chi riceverà un mio regalo, spero rimanga il ricordo di una persona buona che non voleva il male degli altri, ma ingenuamente pensava di aver fatto la sua parte nella vita, per strappare un sorriso in un giorno.triste, da chi povero credeva di essere e in quel momento si sentiva o pensava di essere forse un po’più ricco.