
Quel negozietto, che nella sua originalità vestita di semplicità, si distingue da tutti gli altri, è rimasto inalterato nel tempo. La porta ha i vetri polverosi, all’interno però, l’aria che si respira è pulita: tutto è lindo e ordinato. Le tendine sono inamidate e la proprietaria, alla cassa, ha modi gentili da aristocratica signora. I banconi dove è esposta la merce sono di legno.massello e sono lì oramai da tre generazioni. Il locale è piccolo ma accogliente. Lì puoi trovare tutto quello.che è insolito comprare nei grandi magazzini: la fibbia, il piccolo ciondolo, quel pizzo raro lavorato a mano, la cintura e le istruzioni necessarie per farla da te. Nonostante la moltitudine di supermercati, nonostante la crescita sproporzionata di grandi magazzini, questa botteguccia resiste e immota sta, nel centro di grandi città che accanto alle modernità accosta un centro storico dove si vive aria di periferia. Si lavora con la frenesia di chi sembra, non abbia mai tempo, nelle strade troppo trafficate e dove ogni giorno centinaia di macchine vi passano incessantemente ad ogni ora del giorno. Appena svolti l’angolo però trovi la stradina, il vicolo, il chiosco dei fiori, il banco del pesce, ragazzi dai capelli colorati che in tutta fretta svicolano via. L’atmosfera romantica che vi si respira fa’ tornare indietro la mia mente: vedo signore vestite di trine che con le carrozze e il cocchiere in cassetta, percorrono strade che tra una buca e un sasso, traballando, incedono e faticosamente guadagnano quei pochi metri di strada che li separano dalla meta: una dimora, dal pesante portone di legno scuro che si aprirà soltanto se, chi vi è all’interno, sentirà il suono familiare che fa’ il ferro battuto quando viene percosso contro di esso. Le dame, coi loro buffi cappellini e le gote dipinte, simili a mele cotogne, ti parlano sussurrando ed è impercettibile ciò che loro dicono perché le bocche han a forma di cuore. Dietro le porte a vetro cerco di spiare ciò che avviene all’interno e fantasticando vedo mamme d’altri tempi che, con i loro costumi, retaggi di epoche diverse, cercano di trattenere monelli recalcitranti che non vedono l’ora di uscire per andare in strada a giocare con gli amici. Fuori piove e questi pargoli, si divertono a saltare da una pozzanghera all’altra e a nulla servono le rimostranze delle madri che spazientite, li richiamano e li invitano ad avere comportamenti più pacati e azioni più sagge. I piccoli sono vestiti di mantelline di plastica sgualcita che a malapena coprono loro le spalle. Appena sentono il.profumo delle caldarroste non resistono alla tentazione di mangiarne qualche e quante…Alle volte i ricordi ti investono la mente e tutto vorresti essere, al di fuori di dove ti trovi ora e allora…anche una parola gentile, un gesto affettuoso che ti ricorda il buffetto datoti da tua madre sulla guancia quando eri bambino, ti riporta indietro nel tempo, ripensi a immagini viste sui libri di scuola, rimembri personaggi che molti anni, prima di te, han vissuto e alle volte, ti piacerebbe rivivere quell’atmosfera un po’ nebulosa che ti donan i ricordi, dove vivere, respirare era un po’ come librare le tue ali verso uno spazio che poteva essere infinito. Ti sembrava quasi, di essere…un uomo…libero…







