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Nessun commento su Dpcm, librerie aperte ovunque: andiamoci, leggiamo, se non ora, quando?
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Il mondo protegge le librerie da Amazon
Il 30 ottobre la Francia è tornata in confinement, come dicono i francesi: si può uscire soltanto per accompagnare i figli a scuola, per fare attività fisica nelle vicinanze della propria abitazione, oppure per acquistare beni di prima necessità, tra qui, stavolta, non ci sono i libri. Apriti cielo. Il Sindacato delle librerie francesi, degno dell’appellativo di sindacato, ha bollato il provvedimento del governo, come “un’autostrada ad Amazon“, ed editori di fama mondiale come Gallimard passando per intellettuali e nomi storici come Jacques Attali, Tahar Ben Jelloun, Françoise Nyssen e altri circa 250, hanno chiesto al presidente della repubblica Emmanuel Macron di ritirare il provvedimento e di riaprire le librerie e sono molti i sindaci che stanno già pensando di emettere ordinanze in favore delle librerie. Oltralpe la lotta contro i colossi dell’e-commerce che fatturano miliardi senza né versare tasse nei paesi di distribuzione né lasciare margine di concorrenza ai librai, quelli veri, in carne e ossa, si fa sul serio. Si fa sul serio addirittura negli Stati Uniti, patria di Jeff Bezos, amministratore delegato di Amazon, il cui patrimonio personale – da non confondere con il fatturato della sua azienda – ha sforato i 200 miliardi di dollari: Bookshop.org, la piattaforma di e-commerce nata per sostenere le librerie indipendenti e la microeconomia territoriale, solo nel mese di ottobre 2020, raccolto più di 7,5 milioni di dollari. E in Italia?
In Italia i libri sono davvero beni di necessità?
Con il nuovo Dcmp, in vigore da domani 6 ottobre al 3 dicembre 2020, le librerie rimangono aperte perché i libri sono tornati a essere “beni di prima necessità”. Una decisione salutata subito con favore dalle associazioni di categoria: “con la decisione di oggi si sostengono le librerie che stanno subendo una continua erosione di quote di mercato da parte degli store online, un disequilibrio che mette a rischio non semplici negozi, ma presidi sociali e culturali essenziali per le nostre città e, più in generale, per la vita democratica del Paese”, hanno dichiarato Ricardo Franco Levi e Paolo Ambrosini, rispettivi rappresentanti di AIE (Associazione Italiana Editori) ALI (Agenzia Libraia International). Resta da capire se i libri saranno beni di necessità anche per i cittadini. Stando alle indagini Istat, non proprio: a leggere almeno un libro all’anno in Italia è il 40% della popolazione, dato stabile da ormai tre anni. Fortuna vuole che l’essere umano sia ben più dei dati raccolti da chi lo analizza. Saremo capaci di rinunciare a scrivere l’ennesima polemica inutile passivo-aggressiva via social per leggere qualcosa scritto da altri, qualcosa che sia bello, utile, divertente, o più semplicemente altro da noi? “Che altri si vantino delle pagine che hanno scritto, io sono orgoglioso di quelle che ho letto”, a dirlo, uno dei più grandi scrittori che la Terra abbia avuto il piacere di ospitare, Jorge Luis Borges.
(Illustrazione di Josh Cochran)
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A volte scrivere serve.
Più o meno in concomitanza con la pubblicazione del nostro articolo della scorsa settimana relativo ai rischi insiti nei prodotti made in Liechtenstein, c’è stata la sospensione del lancio sul mercato italiano del prodotto assicurativo di Prisma Life, una primaria compagnia assicurativa del piccolo principato.
Probabilmente le autorità di casa nostra, in primis l’IVASS (l’autorità di vigilanza assicurativa), si sono svegliate dal torpore in cui erano cadute negli ultimi anni richiedendo chiarimenti ed il blocco del lancio alla Fma (Autorità di Vigilanza del Mercato Finanziario del Liechtenstein), visto che l’autorità di casa nostra non ha potere di intervento sulle compagnie estere.
A dire il vero, almeno fino ad oggi, nella sezione italiana del sito di questa compagnia non sono piu` disponibili, contrariamente a quanto presente fino a qualche settimana fa, i documenti relativi al prodotto dedicato ai risparmiatori di casa nostra.
Non solo ma, aspetto ancora più rilevante, non vi sono neppure più notizie relative al distributore, cioè il soggetto che avrebbe dovuto venderle.
Eppure nelle scorse settimane erano apparsi alcuni articoli sulla stampa tedesca che preannunciavano in pompa magna l’imminente lancio di un prodotto retail (una polizza assicurativa Unit Linked )dedicato al mercato italiano da parte di PrismaLife.
E’ stato solo un caso, probabilmente, perchè i problemi di PrismaLife erano noti già da tempo anche all`IVASS.
Infatti, secondo il sito mlm-news.net, Prisma Life, fondata nel 2000 nel Liechtenstein fa parte di un gruppo finanziario tedesco (AFA Ag) interamente controllata da un singolo imprenditore, Sören Patzig, che è anche a capo di una società di brokeraggio finanziario che distribuisce i prodotti di PrismaLife secondo lo schema del marketing multilivello.
E ciò in barba ad ogni regola di disciplina del conflitto di interessi, visto che chi distribuisce il prodotto è anche proprietario della Compagnia di Assicurazioni. Il distributore, infatti, dovrebbe essere indipendente e fornire consulenza ai potenziali clienti.
Non solo ma l’azienda è chiacchierata dalla fine del 2016, quando il giornale Süddeutsche Zeitung ne segnalò i notevoli problemi finanziari, parlando di una “notevole strozzatura di liquidità” e della ricerca attiva di investitori per aumentare il capitale proprio.
Cosa che pare sia avvenuta nelle scorse settimane, con l’acquisto del 25% delle azioni di PrismaLife da parte della compagnia assicurativa tedesca Barmenia, di cui AFA AG è il maggiore distributore in Germania.
E’ stato solo un caso.
Ma, come disse Voltaire, ” il caso non esiste: tutto e’ prova ovvero punizione, ricompensa o…….previdenza”
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« Il Signore non si aspetta da noi che realizziamo il Suo Regno in alto, dove quel Regno esiste già sin dalla creazione del mondo; Egli ci chiede di realizzarlo sulla terra, fra gli esseri umani, manifestando le virtù divine. Tutti i grandi Maestri e gli Iniziati sanno di essere venuti sulla terra per lavorare alla realizzazione del Regno di Dio. Dunque, gli insegnamenti che incitano gli esseri umani ad abbandonare la terra, con il pretesto che essa è una valle di lacrime e che la loro vera patria è altrove, non sono conformi ai progetti di Dio.
Secondo quanto sappiamo e secondo ciò che i grandi Iniziati ci hanno insegnato, il progetto e il desiderio di Dio sono la realizzazione del Suo Regno sulla terra. L’uomo deve lavorare sulla materia, renderla sensibile e sottile affinché questa possa vibrare in armonia con il mondo dello spirito. »Omraam Mikhaël Aïvanhov
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