Buon ascolto!
#SANA19
#SANAfood
#SANAlifestyle
#SANAcarebeauty
Buon ascolto!
#SANA19
#SANAfood
#SANAlifestyle
#SANAcarebeauty

https://player.vimeo.com/api/player.js
il Colore del Melograno from Ramananda on Vimeo.
Sergej Iosifovič Paradžanov (rus. Сергей Иосифович Параджанов; Tbilisi, 9 gennaio 1924 – Erevan, 20 luglio 1990) fu un regista sovietico. La sua opera, che affronta in chiave surrealista e visionaria le tradizioni popolari delle regioni caucasiche, è stata soggetta a fortissime censure da parte delle autorità sovietiche.
Durante la seconda guerra mondiale frequenta a Mosca i corsi di regia dell’Istituto Statale di Cinematografia, rivelandosi dotato di talento e fervida fantasia. Nel 1951, al termine dei corsi, inizia a lavorare agli studi cinematografici di Kiev, dove realizza documentari, cortometraggi e lungometraggi di propaganda, che in seguito ripudierà, definendoli “spazzatura”. Nel 1964 si celebra il centenario dello scrittore ucraino Kocjubinskij, e Paradžanov decide di ridurre per lo schermo un suo racconto, Le ombre degli avi dimenticati. Uscito l’anno seguente, il film si rivela un’opera fuori dal comune nella cinematografia sovietica per l’ampio spazio riservato al folclore di una piccola comunità dei Carpazi, i Gutzul, anche se l’opera si allontana dai tradizionali canoni del cinema di carattere etnografico: fotografia e colore, utilizzati dal regista in maniera surreale, forniscono al film un senso di vertigine, di sogno misto a realtà. Il filo narrativo del film viene infatti continuamente stravolto da sorprendenti soluzioni visive che collocano l’opera entro un formalismo espressivo che rimanda alle Avanguardie sovietiche. La critica ufficiale accoglie male il film che per un certo tempo subisce anche il ritiro dalla circolazione, salvo riapparire all’estero presso alcuni festival cinematografici dove ottiene alcuni premi (primo premo al festival di Mar del Plata) – nonostante al regista non venga mai concesso di accompagnare l’opera.
Nel 1968 Paradžanov ritorna in Armenia, dove prosegue la sua ricerca di un cinema libero nella sua espressione. Ma il breve periodo del “disgelo” sovietico volge al termine, e al regista, firmatario di una protesta contro l’arresto di alcuni intellettuali ucraini, viene sistematicamente impedito di ottenere il permesso di girare. Nel 1969 riesce finalmente a portare a termine Il colore del melograno, da molti considerato il suo capolavoro. Il film è la biografia di Sayat-Nova, trovatore armeno del XVIII secolo; lo spunto biografico delle fasi della vita di questo poeta (rappresentate attraverso ieratici quadri figurati) è l’occasione, per Paradžanov, di affrontare il tema del ruolo dell’artista all’interno della società in cui vive ed opera. Il film viene immediatamente ritirato dalle autorità per “estrema deviazione dal realismo russo”. Tre anni più tardi, l’opera viene rieditata da parte di un altro regista.
Nel 1971 Paradžanov è costretto ad interrompere a metà le riprese di Affreschi di Kiev, rievocazione surrealista della nascita della capitale ucraina che critica la distruzione degli affreschi nelle chiese di Kiev: il progetto viene dichiarato antisovietico. Nel 1974 il regista viene arrestato con varie accuse, tra cui furto di oggetti d’arte e omosessualità, ed è condannato a cinque anni da trascorrere in un campo di riabilitazione. A seguito di una mobilitazione internazionale (capeggiata dal surrealista francese Louis Aragon), Paradžanov viene liberato nel 1977, ma gli viene impedito di girare film. Nel 1984 dirige La leggenda della fortezza di Suram, nel 1988 Ashik Kerib.
Muore a Yerevan, in Armenia, nel 1990.
Ho chiesto ad esperti, e non, se questo burger di ‘carne finta’ sa davvero di carne
Il Beyond Burger, arrivato in Italia grazie alla catena bolognese Well Done, è 100% vegetale e promette di non farvi rimpiangere la carne. Ho chiesto ad esperti e non cosa ne pensano.
Se non siete stati rinchiusi in un rifugio anti-atomico negli ultimi due anni, probabilmente avrete sentito parlare del Beyond Burger, il burger che ha la stessa consistenza della carne, ha lo stesso sapore della carne, ma è fatto tutto di proteine vegetali. Dopo aver fatto il sold-out in molte catene degli Stati uniti finalmente sbarca in Italia, e lo fa grazie alla catena bolognese Well Done, hamburgeria gastronomica con diverse sedi in Italia.
Beyond Burger è il panino che dovrebbe prendere il posto del Crispy McBacon e che dovrebbe un giorno, forse, contribuire nella diminuzione del consumo di carne. Sì, perché sarebbe sbagliato pensare che un burger del genere si rivolga solo ed esclusivamente all’universo vegan. La missione è anche quella di conquistare anche gli amanti della carne, e guidarli verso una scelta più sostenibile e consapevole.
La Beyond Meat, la ‘fake meat’, la perfetta imitazione della carne, chiamatela come vi pare, è al 100% un prodotto vegetale, fatto con le proteine dei piselli gialli, l’olio di cocco, il lievito, e viene colorato con del succo di barbabietola, per ottenere un effetto visivo davvero impattante, capace di rievocare quello di un succulento hamburger. La parte grassa è data dall’olio di cocco, la consistenza si avvicina a quella animale per via della mioglobina presente nei piselli, che garantisce struttura e mordente, mentre il lievito aiuta in termini di sapore e sapidità. Ah, e fa anche la tanto agognata reazione di Maillard, sì la crosticina, proprio per la grassezza dell’olio di cocco e per gli zuccheri della barbabietola. Non contiene glutine, colesterolo, Ogm, ormoni e antibiotici. Insomma sulla carta non male.
La sfida di Beyond Meat arriva in Italia, dopo aver conquistato l’industria alimentare e il mercato americano. La start up californiana ha puntato, a ragione, le sue fiches sulla domanda crescente di surrogati della carne, sviluppando un progetto legato alla sostenibilità ambientale, all’innovazione tecnologica, dello stesso settore alimentare.
…continua su (clicca qui)
Un itinerario di 15 chilometri di facile percorrenza, e la media stabilita per completarlo è di circa due ore
Bologna è una città ricca si storia, arte e cultura, ma anche il verde non manca. Per gli amanti delle due ruote, ci sono in città alcuni percorsi da poter fare in tutta tranquillità: tra questi la ciclovia lungo le sponde del Navile e del Reno, che da Casalecchio giunge a Castel Maggiore seguendo le vie d’acqua di Bologna.
Un itinerario di 15 chilometri di facile percorrenza, e la media stabilita per completarlo è di circa due ore. Si parte dalla Chiusa di Casalecchio per passare nel verde di Parco Talon, e poi seguire il canale di Reno.
…continua su (clicca qui)

per festeggiare il giornale http://www.LetteralMENTE.online e LetteralMENTE Radio http://www.spreaker.com/user/letteralmenteradio ci siamo inventati l’aperitivo virtuale, un aperitivo che si fa via Skype. Vuoi partecipare al prossimo? Scrivi a radioyoganetwork@gmail.com
domenica 18 agosto 2019
…e chi può dire che quello che vivo non è reale? Molte ricerche scientifiche hanno dimostrato che il cervello non è in grado di distinguere tra ciò che è reale e ciò che è virtuale… secerne gli stessi ormoni nella stessa quantità sia che siamo in compagnia dei nostri amici reali sia che stiamo guardando uno show televisivo con i personaggi che ci piacciono…è la stessa cosa! Quindi se il mio cervello mi dice che quello che sto vivendo è reale, chi si può arrogare il diritto di dirmi che non lo è?
L’impatto di Skype sulla quotidianità è stato senz’altro profondo. In primo luogo, perché ha rinsaldato i legami a distanza: guardandosi negli occhi, inevitabilmente, la comunicazione interpersonale migliora. Ogni relazione, amorosa, d’amicizia, di parentela, vive infatti anche di un forte componente visiva. C’è, poi, anche chi ha utilizzato Skype con creatività, tenendo lezioni universitarie ad una platea distante 10.000 chilometri oppure esibendosi in concerti per un pubblico residente oltre oceano.

È del marchio Vivera e sarà disponibile in alcuni punti vendita italiani a partire da oggi: un’alternativa vegetale in tutto e per tutto simile al filetto di manzo
Il trend della “carne vegana” è in continua espansione e prende sempre più piede anche in Italia: il prossimo prodotto destinato ad arrivare sugli scaffali dei supermercati del nostro paese è il filetto vegano “che sanguina”, realizzato dall’azienda olandese Vivera. Composto all’80% da soia e frumento, questo alimento assomiglia in tutto e per tutto alla carne di manzo sia nell’aspetto, sia nella resa in cottura: merito, questo, del succo di barbabietola che dona a questo filetto vegetale un colore così simile alla carne, ma che fa anche in modo che “sanguini” come la carne di manzo. Anche il sapore, a detta di chi lo ha assaggiato, ricorda incredibilmente quello del manzo grazie al giusto mix di spezie, così come l’odore che si sprigiona una volta che il filetto è sulla griglia.
…continua su (clicca qui)