Sempre ti ho ammirato per come hai saputo affrontare la vita, per le tue idee, per le tue decisioni. Come una quercia, salde son, le tue radici, forti sono i tuoi principi. Sempre hai rifuggito l’ioocrisia e i compromessi. Le tue azioni spesso son venute in aiuto a chi aveva bisogno di esse. Sotto questo cumulo di sciocchezze che è l’esistenza, qualcosa si può ancora salvare. Valori a cui nessuno da’ più importanza e che invece donne vere ancora gelosamente custodiscono econ esse percorrono il filo del cammin deinostri giorni che paion infiniti. Persone particolari che molto spesso sono oggetto di malignità. Facili bersagli per chi, non avendo niente da dire, vede la ricchezza scorrere come un fiume, tra le tue vene. Sai ridere di loro, bilanciarle e sempre il tuo equilubrio mai alterato sarà.Orgoglio, generosità, sincerità, originalità ti tengono lontana dal luoghi comuni. Sempre, sarai preziosa per me, come una pepita, affascinata per esser stata rapita.
Sulle note di Battisti, fuggivan via i pensieri tristi. Un fugace saluto si concluse con frasi sdolcinate e precluse l’avvio a una strada già creata. Percorsi per altre vie, una vita che andava verso un destino diverso. Mi trovai ad essere più sola. Sola, con i miei pensieri, dovetti affrontare e superare ostacoli e false moralità. Caddi, inciampai, mi rialzai.Imparai a ruggire e non sempre a subire. Abituata, ero stata, ad essere come donna sottomessa ai compromessi. Donna, devi essere docile, mansueta, incline al pianto, un po’ triste, malinconica, fragile, con mille debolezze. Tutta frizzi e frivolezze, dovrai cercare solo chi ti potrà dare sicurezza. Tutta la vita, ti servirà per appoggiarti a chi, la sua forza ti darà. Nella mia mente si apri’ pian piano un varco. La mia maternita’ divenne per me la sola realtà. Il varco si allargo’, uno spiraglio apri’ le porte a una coscienza diversa. Tanta luce irradio’ la mia mente, che per troppi anni, intorpidita e quieta in letargo era stata. Quei raggi di rara potenza mi colpirono con tutta la loro violenza. Si alzò d’un tratto il velo che copriva i miei pensieri, i miei occhi, socchiusi, loro malgrado, videro una realtà diversa, si aprirono su un mondo surreale, che videro turbinare a spirale come coriandoli lemie cento e uno verità. La mia tranquillità, la mia sonnolenta passività, prese voce in un grido che in urlo si trasformò. Voltai pagina e cambiai compagnia, feci amicizie diverse, diventai una persona diversa. Lo specchio mi rimando’ l’immagine, la mia, di un viso dagli occhi allegri e l’animo tormentato tra un passato rinnegato e un presente, a volte, immaginato e sperato diverso, che tendeva la sua mano verso un’esistenza dove si fermava il tempo e gli anni rimanevano verdi, e l’esistenza trascorreva tranquilla come un letto di un fiume, mai in piena, con la sua voglia di correre, ridere, scherzare. Una bambina ero stata, ero cresciuta, ero cambiata, ora son più determinata. Nei suoi sogni ripensa al passato, il suo animo è romantico, la sua mente colma di rimpianti. Le mani, le sue, son piene di frutti, raccolti nei campi incolti e abbandonati da chi bambino, si era dimenticato di essere: l’ingenuità si era trasformata in falsa pietà e la sola, loro corsa, è tesa verso falsi ideali che coprono la vita e la dipingono di grigio.La donna che ero, era sparita, avevo tanti amici che contagiavano con le loro risa, il suo timido sorriso. La sua risata cominciò quel giorno, imparò a divertirsi senza ansia e senza tradirsi, non riusciva più a smettere e in un urlo si trasformò quel lontano eco e travolgendo.sensazioni e pensieri contagio’ e diverti’ un’intero mondo antico. Divertendosi aveva imparato che si può amare in modo diverso, si possono creare valori nuovi che possono essere urlati, senza paura che non vengano.ascoltati. Bensì vanno comunque gridati perché esplodetanno con furiosa rabbia quando una mano togliera’loro la sabbia. Cambiare il mondo con cio’ non si potra’, ma ci sarà qualcuno che comunque, sempre ci provera’.
Io sono le tue ali dove potrai librarti in volo.
Verso un sogno che come nuvole rosa, leggero, fragile e delicato.ti porterà lontano.
Ma devi stringere la mia mano senza lasciarla andare e conservarlo nel cuore come un prezioso segreto.
Io.mi.sono dimenticata di quando sono nata.
Vivo la vita cercando di essere felice.
I pregiudizi, le emozioni represse, le parole non dette ma solo pensate sono gabbie che la mente umana costruisce per intrappolare la propria esistenza.
non riuscire ad aprire le ali e librarsi nel cielo ci condanna a un’esistenza colma di rimpianti e le domande nella mente si rincorrono per porre fine a fantasia, allegria e gioia.
Sei il mio desiderio più grande anche se inespresso.
Sei la dolcezza di una carezza lontana.
Sei il bacio che entra nell’anima.
Sei ciò che la mia mente pensa e i miei pensieri si ricongiungono ai tuoi e si disperdono nel cielo come nuvole rosa di un sogno.senza risveglio.
Il Natale ortodosso celebra la nascita di Gesù figlio di Dio e della Vergine Maria e viene festeggiato anziché il 25 di dicembre il 7 di gennaio. Questo è dovuto dal fatto che la Chiesa Ortodossa continua ad utilizzare il calendario giuliano e non quello gregoriano.
Per capire meglio bisogna tener presente che nel 1582 papa Gregorio XIII decise di modificare il vecchio calendario introdotto da Giulio Cesare, chiamato in suo onore giuliano. Per questo motivo i giorni tra il 5 ed il 14 ottobre 1582 furono cancellati e quindi il nostro 25 dicembre diventa il 7 gennaio.
Secondo la tradizione, il Natale ortodosso viene preceduto da un lungo periodo di digiuno e preghiera che dura addirittura 40 giorni. Il digiuno non è totale, si può mangiare il pesce il mercoledì ed il venerdì.
Nel giorno della vigilia, invece, il digiuno diventa rigidissimo e prevede il consumo di cibo “socivo” ovvero grano lesso e frutta.
Il digiuno si conclude generalmente in chiesa al tramonto. preghiere e canti il pane, il grano, il vino ed l’olio. Terminata la preghiera i fedeli intonano l’inno di Natale ed al centro della chiesa viene portata l’icona che rappresenta la festività: una candela accesa che simboleggia la Stella Cometa.
A quel punto il digiuno è terminato, i fedeli consumano il pane benedetto.
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Mi sono stancato di ripetere ogni anno le stesse cose, anche ad amici e parenti…
E’ Natale dal 25 dicembre al 7 gennaio compresi e anzi, la maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio.
Natale dura tre settimane
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio
Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
“Nella tradizione della Chiesa, l’Epifania (manifestazione) è il compimento del Natale: il Bambino nato nella mangiatoia di Betlemme si manifesta nella sua realtà di Messia e Salvatore di tutti gli uomini. Con l’adorazione dei Magi, la liturgia celebra altri due eventi con i quali Gesù si manifesta all’inizio del suo ministero: il Battesimo e le nozze di Cana. Li rivivremo nelle prossime due domeniche. La prima epifania di Gesù è dunque l’adorazione che riceve da questi personaggi misteriosi, i Magi, “venuti da oriente”, come ci dice Matteo, il solo evangelista a riferire della loro visita (Mt 2,1-12). Si tratta di personaggi provenienti dai popoli pagani, probabilmente dalla Persia; dovevano essere degli studiosi in profonda ricerca spirituale. Con loro, comincia a realizzarsi la profezia di Isaia (I lettura), il disegno di Dio di “chiamare le genti in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa” (Ef 3,6, II lettura). È a loro, ai Magi, che la stella “dice” che “è nato il re dei Giudei” (Mt 1,2). Dall’osservazione della natura ricevono risposte importanti per la loro vita perché pongono le domande giuste con l’atteggiamento giusto. Risposte importanti, ma non ancora sufficientemente chiare. Cercano un re, ma non sanno chi sia, né dove sia. La contemplazione della natura ha bisogno di essere illuminata e integrata dalla Parola di Dio. Sembra che persino la stella – come uno dei nostri moderni navigatori – ad un certo punto si smarrisca e abbia bisogno di ricevere luce dalle Scritture per guidare i Magi alla meta della loro ricerca (Mt 2,9). Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo libro sull’infanzia di Gesù: “Se i Magi che, guidati dalla stella, rappresentano il movimento dei popoli verso Cristo, ciò implicitamente significa che il cosmo parla di Cristo e che però, per l’uomo nelle sue condizioni reali, il suo linguaggio non è pienamente decifrabile. Per trovare in modo definitivo la strada verso il vero erede di Davide, hanno poi bisogno dell’indicazione delle Sacre Scritture di Israele, delle Parole del Dio vivente” (pp. 117-118). Così, seguendo la stella e la Scrittura, i nostri Magi lasciano il palazzo di Erode, dove pensavano fosse normale trovare il neonato re, giungono a Betlemme e si fermano davanti ad una casa (per la tradizione, la Grotta del latte) dove vive una famiglia, certamente non in una situazione regale. Ma davanti al bambino si inginocchiano e lo adorano. Noi ora possiamo fare qualche riflessione perché l’avventura dei Magi possa illuminarci. – Ciò che guida i Magi a lasciare la loro terra, fino a prostrarsi davanti a un bambino apparentemente come tutti gli altri, è la loro fede. È la fede che permette loro di farsi guidare da un evento naturale come la stella e di ricevere luce dalle Scritture, a differenza dei sacerdoti e degli scribi, che pure ne erano i professionisti; è la fede che permette loro, davanti al bambino, di andare oltre le apparenze e di intuire un Mistero davanti al quale inginocchiarsi e adorare. Davvero per loro la fede è “fondamento di ciò che sperano e prova di ciò che non vedono” (Eb 11,1). – Matteo sottolinea che i Magi “videro il Bambino con Maria sua madre” (2,11). Maria è dunque, con Gesù, l’approdo della loro ricerca e della ricerca di ogni uomo; è “l’albergo del nostro desiderio” (Dante, Paradiso 23). Per i Magi, per noi, per tutti, questo significa che l’affetto per Maria, anche se espresso talvolta in forme semplici e spontanee, è garanzia che il viaggio drammatico alla ricerca dell’unico Salvatore, presto o tardi, giungerà a buon fine. In questa solennità e all’inizio di un nuovo anno, con la Chiesa, ci rivolgiamo a Lei: “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”
Quando pensi che i tuoi errori non siano serviti a nulla.
SBAGLI.
Guardati attorno e vedrai che dal nulla spunterà una mano amica e l’unica cosa che lei vorrà sarà quella di stringere la tua mano e di non lasciarla mai più.
Tutto verrà dimenticato e un.nuovo cammino intraprenderai, forse, tra rose e spine, ma stretto a quella mano arriverai in cima e a quel punto, felice sortiderai.
Dimenticherai il.passato e si schiudera’ per te, un presente che ti.porterà solo allegria, felicità e successo.
La mia fame di affetto mi spinge a cercare un abbraccio. La mia sete di baci mi spinge a dissetermi cercando di te. La mia fame della tua pelle coperta di stelle mi spinge a stendere su di te una donna che è come un mantello.morbido e avvolgente. I miei sentimenti tremano di paura e cercano una via di fuga che mi impone “discutibili scelte” di vita. Il topo è avido di formaggio e io sono ingorda di assaporare l’esistenza, vivendola con ottimismo e coraggio. Ogni giorno per me è una sfida: ne’ vinti ne’ vincitori ma altissimi.rischi. La mia mente decide che se ne vale la pena si può azzardare senza nessun pensiero, senza nessun rimpianto. Allo sbaraglio mi butto nella mischia. Senza cuore non so osare, senza amore non so stare. Senza di te…il vuoto c’e. Ti sommergo di tenerezze e dolcezze. In me rimane…la fame di te. Un’esistenza piatta di giorni che si snocciolano tutti uguali fa felici persone anonime che indifferenti percorrono sempre la stessa via. Io, persona originale e particolare afferro quel sogno segreto che da sempre ha circondato la mia vita. Una piccola donna che non si arrendera’ finché essa non diverrà realtà.
Quando finisce il Natale: il 1° gennaio? All’Epifania? Alla Candelora?
Tutti sanno che il Natale inizia la sera del 24 dicembre (in realtà inizia a fine novembre ma il discorso sarebbe troppo lungo). Dalle esperienze passate sull’aspetto del vicinato, si penserebbe che finisca – indipendentemente dalla data – la domenica successiva al 1° gennaio, l’ultimo giorno prima che la maggior parte delle persone torni al lavoro o a scuola. È il giorno in cui scompaiono le luci fuori dalle porte e gli alberi una volta allegri vengono spogliati e messi sul bordo del marciapiede in attesa del furgone della spazzatura.
Ecco un piccolo quiz. Quando finisce il Natale per i cristiani cattolici?
26 dicembre
1° o 2 gennaio
6 gennaio
2 febbraio
È un po’ una domanda trabocchetto. In primo luogo, elimineremo le risposte facili: la 5 è fuori gioco perché la 1 non è corretta visto che l’“Ottava di Natale” è stata istituita alla fine del IV secolo, all’epoca o vicino all’epoca in cui il 25 dicembre è stato fissato come data del Natale. In un’Ottava (e ne avevamo almeno 18), ogni giorno è una celebrazione del primo giorno dell’Ottava (anche se le letture cambiano). Nel 1955 tutte le Ottave sono state soppresse, tranne Natale, Pasqua e Pentecoste. Ma – ecco un piccolo indizio – l’ormai dimenticata Ottava dell’Epifania influenza ancora il calendario.
E la 4, il 2 febbraio? La Candelora, celebrata quaranta giorni dopo il Natale, è per tradizione la fine ufficiale del periodo natalizio, segnando la fine dei periodi liturgici del Natale e dell’Epifania. Il periodo dell’Epifania, pur essendo ancora osservato nella forma straordinaria (calendario del rito latino), non è più un periodo liturgico nel rito ordinario. Ciò non vuol dire, comunque, che sia meno importante. La festa della Purificazione di Maria è la più antica festa mariana, risalendo almeno al V secolo. Segna anche la Presentazione del Signore al Tempio e l’incontro con le profezie di Simeone e Anna (cfr. Lc 2, 22-40).
La Candelora merita ben più attenzione(…) continua su (clicca qui)
Ricordiamoci inoltre che il 7 gennaio è il Natale ortodosso. La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
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È Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre!
Natale è il periodo dell’anno liturgico della Chiesa cattolica e di altre chiese cristiane che inizia il 25 dicembre e finisce la domenica del battesimo del Signore, che ricorre la prima domenica dopo l’Epifania. Ha dunque una durata di due o tre settimane. (Wikipedia)
NATALE – Dato che la data della morte di Gesù nei Vangeli si colloca tra il 25 marzo e il 6 aprile del nostro calendario, per calcolare la data di nascita di Gesù secondo alcuni studiosi si sarebbe seguita la credenza che la morte sia avvenuta nell’anniversario della sua venuta al mondo. Secondo questa ipotesi, per la festività del Natale si calcolò che Gesù fosse morto nell’anniversario della sua Incarnazione o concezione (non della sua nascita), e così si pensò che la sua data di nascita dovesse cadere nove mesi dopo la data del Venerdì Santo, tra il 25 dicembre e il 7 gennaio. Ecco perché: è Natale DAL 25 dicembre, NON IL 25 dicembre. E’ Natale dal 25 dicembre al 7 gennaio compresi e anzi, la maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Per un approfondimento su questo tipo di ipotesi, che si basa molto sul significato simbolico attribuito nell’antichità ai numeri, cfr. il lavoro di Duchesne, cit. in Susan K. Roll, Toward the Origin of Christmas, 1995, pag. 89).
La maggior parte degli Ortodossi celebra la nascita di Gesù il 7 gennaio. Le festività natalizie nel mondo ortodosso terminano con la celebrazione dell’Epifania e della solennità di san Giovanni Battista, il 19 e 20 gennaio secondo quello gregoriano.
“Nella tradizione della Chiesa, l’Epifania (manifestazione) è il compimento del Natale: il Bambino nato nella mangiatoia di Betlemme si manifesta nella sua realtà di Messia e Salvatore di tutti gli uomini. Con l’adorazione dei Magi, la liturgia celebra altri due eventi con i quali Gesù si manifesta all’inizio del suo ministero: il Battesimo e le nozze di Cana. Li rivivremo nelle prossime due domeniche. La prima epifania di Gesù è dunque l’adorazione che riceve da questi personaggi misteriosi, i Magi, “venuti da oriente”, come ci dice Matteo, il solo evangelista a riferire della loro visita (Mt 2,1-12). Si tratta di personaggi provenienti dai popoli pagani, probabilmente dalla Persia; dovevano essere degli studiosi in profonda ricerca spirituale. Con loro, comincia a realizzarsi la profezia di Isaia (I lettura), il disegno di Dio di “chiamare le genti in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa” (Ef 3,6, II lettura). È a loro, ai Magi, che la stella “dice” che “è nato il re dei Giudei” (Mt 1,2). Dall’osservazione della natura ricevono risposte importanti per la loro vita perché pongono le domande giuste con l’atteggiamento giusto. Risposte importanti, ma non ancora sufficientemente chiare. Cercano un re, ma non sanno chi sia, né dove sia. La contemplazione della natura ha bisogno di essere illuminata e integrata dalla Parola di Dio. Sembra che persino la stella – come uno dei nostri moderni navigatori – ad un certo punto si smarrisca e abbia bisogno di ricevere luce dalle Scritture per guidare i Magi alla meta della loro ricerca (Mt 2,9). Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo libro sull’infanzia di Gesù: “Se i Magi che, guidati dalla stella, rappresentano il movimento dei popoli verso Cristo, ciò implicitamente significa che il cosmo parla di Cristo e che però, per l’uomo nelle sue condizioni reali, il suo linguaggio non è pienamente decifrabile. Per trovare in modo definitivo la strada verso il vero erede di Davide, hanno poi bisogno dell’indicazione delle Sacre Scritture di Israele, delle Parole del Dio vivente” (pp. 117-118). Così, seguendo la stella e la Scrittura, i nostri Magi lasciano il palazzo di Erode, dove pensavano fosse normale trovare il neonato re, giungono a Betlemme e si fermano davanti ad una casa (per la tradizione, la Grotta del latte) dove vive una famiglia, certamente non in una situazione regale. Ma davanti al bambino si inginocchiano e lo adorano. Noi ora possiamo fare qualche riflessione perché l’avventura dei Magi possa illuminarci. – Ciò che guida i Magi a lasciare la loro terra, fino a prostrarsi davanti a un bambino apparentemente come tutti gli altri, è la loro fede. È la fede che permette loro di farsi guidare da un evento naturale come la stella e di ricevere luce dalle Scritture, a differenza dei sacerdoti e degli scribi, che pure ne erano i professionisti; è la fede che permette loro, davanti al bambino, di andare oltre le apparenze e di intuire un Mistero davanti al quale inginocchiarsi e adorare. Davvero per loro la fede è “fondamento di ciò che sperano e prova di ciò che non vedono” (Eb 11,1). – Matteo sottolinea che i Magi “videro il Bambino con Maria sua madre” (2,11). Maria è dunque, con Gesù, l’approdo della loro ricerca e della ricerca di ogni uomo; è “l’albergo del nostro desiderio” (Dante, Paradiso 23). Per i Magi, per noi, per tutti, questo significa che l’affetto per Maria, anche se espresso talvolta in forme semplici e spontanee, è garanzia che il viaggio drammatico alla ricerca dell’unico Salvatore, presto o tardi, giungerà a buon fine. In questa solennità e all’inizio di un nuovo anno, con la Chiesa, ci rivolgiamo a Lei: “Donaci giorni di pace, veglia sul nostro cammino, fa che vediamo il tuo Figlio, pieni di gioia nel cielo”