Molto tempo fa due persone molto speciali, Renzo Ananda e Massimo Meghashyam, furono i padrini del mio nuovo nome Bodhitaru, che è l albero (un ficus religiosa) che accolse tra i suoi rami la meditazione del Buddha. Quale nome è così bello? Essere un tramite terrestre, anche se inconsapevole, verso chi ha elaborato che questo piano di sofferenza umana non è fine a se stessa, ma c’è un modo diverso di interpretarlo e viverlo, esistenza dopo esistenza, prima di giungere al nirvana. Ognuno di noi sa il carico di gioia e sofferenza che ha o ha dovuto sopportare, conosce come dice il buon Renzo le salite a cui implacabilmente esistono le discese, più o meno brusche in base al proprio karma. È un argomento immenso di cui non ho adeguata conoscenza ma che come un bambino curioso intuisco a tratti e ne percepisco la via. Cosi come Renzo è il sapiente dalle scarpe rotte, io sono invece l’ignorante (colui che non sa) che ha sempre vissuto a Cuneo e si meraviglia di tutto e tutti ancora e ancora (battuta famosa di Totò per definire una persona che è vissuta nella placida provincia e non conosce quasi nulla della vita). Ovviamente la città può cambiare a quella di provincia che si vuole.
Un abbraccio a chi sa volersi bene.
Mauro Bodhitaru