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Il “Right Livelihood Award”, è un premio, conosciuto come il Nobel alternativo, viene assegnato a Stoccolma (dove è nato nel 1980 dopo il rifiuto dell’Accademia a creare una categoria Ambiente e Sviluppo) a chi «offre risposte pratiche ed esemplari alle maggiori sfide del nostro tempo».
Nel 2015 è stato assegnato a Gino Strada.
Nelle scorse settimane è stato conferito a Yacouba Sawadogo (o Savadogo) agricoltore del Burkina Faso che aveva già vinto il Farmers Friend 2017.
Yacouba è un bellissimo signore di quasi 80 anni – ma l’età non è precisa perché si basa sui raccolti a cui si ricorda di aver partecipato – che durante una gravissima siccità negli anni ’70 restò nel suo Paese per cercare di trovare una soluzione al disastro, mentre tanti altri abbandonavano campi e villaggi stremati dalla carestia.
Yacouba Sawadogo decise di recuperare i terreni ormai desertici migliorando l’antica tecnica delle fosse Zai.
Iniziò il suo progetto scavando delle buche durante i circa otto mesi della stagione secca, le riempì di foglie, di escrementi animali e di altri concimi che favoriscono non solo la nascita di piante ma anche il riprodursi delle termiti; e queste, a loro volta, scavano piccole gallerie che rendono poroso il terreno e aiutano a trattenere l’acqua durante la stagione delle piogge.
Yacouba costruì anche muretti in pietra sempre per trattenere l’acqua.
Inizialmente gli diedero del pazzo ma lui resistette e continuò caparbiamente il suo lavoro. E funzionò.
Negli anni successivi Yacouba, assistito da un altro agricoltore, Mathieu Ouédraogo, e da 17 figli e 40 nipoti, riuscì a creare a Gourga, suo villaggio natale, una vera e propria foresta di 50 acri, visibile dal satellite. Lì coltiva mais, sorgo e miglio perché, come dichiara lui stesso: “il cibo è indispensabile per l’umanità. Se c’è abbastanza da mangiare e se l’approvvigionamento alimentare è assicurato, allora cresceremo. Ma se non abbiamo abbastanza da mangiare, non saremo in grado di crescere. Quindi, prima di tutto, dobbiamo garantire la sicurezza alimentare”. Indiscutibile.
Il governo gli ha espropriato una parte della foresta, ha tagliato gli alberi e ha costruito case. Però Yacouba non si è arreso. Ha intentato una battaglia legale ma soprattutto non ha mai smesso di far crescere nuove piante.
Il “pazzo” del villaggio è diventato il “saggio” del villaggio e ora grazie a questo premio – che prevede anche un contributo di 290mila euro – l’ “eroe” del villaggio.
Yacouba Sawadogo è protagonista del film documentario The Man Who Stopped the Desert, realizzato dalla 1080 Films nel 2010 e vincitore di 7 premi cinematografici.Qui il trailer
Fonti:
https://www.afrik21.africa/burkina-faso-a-80-ans-yacouba-sawadogo-recoit-le-prix-nobel-alternatif-a-stockholm/
https://www.dw.com/fr/yacouba-sawadogo-lhomme-qui-a-sauv%C3%A9-des-milliers-de-paysans/a-45621224
https://www.greenme.it/informarsi/agricoltura/24215-yacouba-sawadogo-burkina-faso -

Corriere della Sera: Kamala Harris, prima donna vicepresidente: «Ispirazione per ogni ragazzina nera»;
Il Giornale: Il “semaforo” cambia ancora: sei Regioni a rischio lockdown;
Il Manifesto: Il Covid cancella il Natale, piazze nelle mani dei prefetti;
Il Mattino: Cotugno, malati soccorsi nelle auto: «Sono centinaia, tutti con la polmonite»;
Il Messaggero: Basta schiaffi ai figli per legge, da oggi vietato punire fisicamente un bambino in Scozia;
Ilsole24ore: Digital tax per aiutare negozi e Pmi italiane, il Parlamento vuole cambiarla – Google, l’antitrust e l’equilibrio del potere nel digitale;
Il Fatto Quotidiano: Fondazione Open, indagati Renzi, Boschi e Lotti. L’ex premier: “Pm cercano la ribalta mediatica”. Ecco perché l’inchiesta va avanti;
La Repubblica: Joe Biden eletto 46esimo presidente Usa: “Onorato di guidare il nostro grande Paese”. Trump non ammette la sconfitta | Live tv Festa a Washington. Il ritratto di Joe: da senatore negli anni ’70 all’ultima sfida;
Leggo: Coronavirus, ministero dell’Interno: possibile chiudere strade o piazze anche prima delle 21;
Tgcom24: Trump non ammette la sconfitta, assicura un’azione legale e non inviterà Biden alla Casa Bianca | E si rifugia nel… golf | Foto;
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Immagine simbolo quella della chiesa – sebbene si tratti della chiesa di un ospedale – allestita con letti distanziati destinati ad accogliere i malati che non sappiamo più dove mettere. “La situazione degli ospedali è drammatica più o meno in tutta Italia, in alcuni è addirittura tragica”, ha chiarito Walter Ricciardi, consigliere scientifico del ministro della Salute Roberto Speranza, alla trasmissione Un giorno da pecora su Rai Radio Uno. “Il sistema va al collasso se non si riescono a curare i pazienti che hanno altre malattie oltre al covid”, ha aggiunto. E questo ormai è un dato di fatto.
In Piemonte mancano posti-letto, non solo nelle terapie intensive, ma anche nei normali reparti. Situazione particolarmente critica a Torino e Novara. Nel capoluogo si sta allestendo un ospedale da campo che a breve sorgerà nel quinto padiglione al Parco del Valentino (funzionerà grazie all’impiego degli specializzandi dalla azienda universitaria Città della Salute). A Novara l’iperafflusso di pazienti covid ha imposto per qualche ora la chiusura del pronto soccorso. Il problema sono in primis i posti letto per la degenza ordinaria e in subordine le terapie intensive.
Negli ospedali i posti letto Covid devono salire, e quindi si utilizzano gli spazi degli ambulatori, le palestre per la fisioterapia, le mense e le sale gessi, e addirittura le sale congressi e le cappelle o le chiese. Ma per animare questi nuovi spazi serve più personale, e qui arriva il dramma: Torino sta pensando di chiedere al governo una deroga per far tornare in servizio gli infermieri positivi asintomatici nei reparti covid.
L’immagine della chiesa occupata dai letti si riferisce all’ospedale San Luigi di Torino, che ha occupato anche la cappella e la sala congressi.
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Pepe, peperoncino, fino allo zenzero. Seconda parte del nostro viaggio fra le spezie da utilizzare in cucina.
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Negli anni 60 nell’Italia settentrionale i meridionali, gli immigrati provenienti dalle regioni del sud Italia, erano considerati inferiori e chiamati terroni. Si raccontavano molte storie sulla loro incapacità di capire le cose più elementari. Ad esempio si diceva che non sapevano cosa fosse il bidé e che lo riempivano di terra e ci coltivavano il basilico. Era comodo perché bastava aprire il rubinetto per dare acqua alle piante.
I meridionali vivevano una condizione simile a quella che avevano vissuto gli emigranti veneti, lombardi e piemontesi andando a vivere negli Stati Uniti.
Ma gli stessi emigranti settentrionali, una volta rientrati in Italia ripagavano dello stesso razzismo, gli italiani che dal sud andavano nella valle del Po’.
All’inizio degli anni ’80 mi trovai in una bar vicino a Perugia, gestito da una coppia che aveva passato 20 anni in Belgio e che ben conosceva il disprezzo diffuso versi gli italiani che arrivati lì “per rubare il lavoro”. Quando entrai c’erano davanti al bancone due neri, ancora rara avanguardia di una massa di diserederati che dall’Africa martoriata da colonialismo e guerre, erano venuti a cercar fortuna in Umbria. La donna mi chiese subito cosa desiderassi bere dando platealmente a me la precedenza sui neri che erano arrivati per primi. Mi misi a discutere con lei su questa mancanza di buona educazione ma sembrava che non vedesse nessuna analogia tra lei, 30 anni prima in Belgio e questi due ragazzi con la pelle nera.
Ognuno rischia di essere il negro di qualcun altro. Ma poi si fa alla svelta a dimenticare.
Chi arriva a cercare lavoro viene facilmente visto come una minaccia. Ed è difficile far notare che i nostri emigranti sono stati una risorsa positiva per tutte le nazioni nelle quali sono andati a lavorare. Certo tra i migranti c’è un’alta percentuale di persone disperate che a volte arrivano a delinquere… Noi italiani abbiamo esportato la mafia… Ma gli aspetti negativi dovuti alla presenza di cattivi soggetti sono certamente controbilanciati abbondantemente dai vantaggi.
Oggi i popoli industrializzate fanno pochi figli e se non ci fosse l’apporto dei giovani immigrati la nostra popolazione sarebbe in calo e questo sarebbe un dato molto negativo anche perché la durata dell’età aumenta e abbiamo un numero crescente di disoccupati. Gli immigrati pagano le pensioni e in alcune nazioni anche l’assistenza sanitaria per gli anziani.
Falso anche che essi rubano il lavoro. In realtà svolgono mansioni che non vengono accettate dai cittadini delle nazioni industrializzate perché di basso livello e bassa retribuzione. Inoltre molti immigrati sono persone istruite, con una grande capacità di iniziativa e passione e ben presto riescono a dar vita ad attività imprenditoriali dando impulso e vitalità al mondo delle imprese. E i dati ci mostrano che questi imprenditori immigrati fanno aumentare il Pil e con le tasse che pagano contribuiscono a coprire i costi della cosa pubblica ben più di quanto pesino sui bilanci statali.
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