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Se un’amicizia smette di essere un’amicizia era una amicizia falsa. E se era una falsa

amicizia è bene che sia finita.
Quando un’amicizia finisce per un niente… di niente era fatta. Strano quanto faccia
male quando un amico va via – e lascia dietro sé soltanto il silenzio. Perdere un
amico, è la cosa peggiore che possa capitare ad ogni essere umano presente sulla
terra.
Ma perdere un amico a volte è inevitabile, no non è cattiveria ma noi cambiamo ogni
giorno, o forse le strade da percorrere sono diverse e ci portano lontano gli uni dalle
altri E quando un’amicizia finisce, c’è sempre uno dei due che sta peggio.
Le parole affrettate fanno perdere le amicizie Quando si perde un amico, si Le
persone capitano per caso nella nostra vita, ma non a caso. Spesso ci riempiono la
vita di insegnamenti. A volte ci fanno volare in alto, altre ci schiantano a terra
insegnandoci il dolore… donandoci tutto, portandosi via il tutto, lasciandoci
niente…perde la metà di se stesso, Per trovare un amico, bisogna chiudere un
occhio; per non perderlo, tutti e due. In amicizia non si può andare lontano se non si è
disposti a perdonarsi scambievolmente i piccoli difetti.
Perdere un amico è come un lutto, soprattutto se per quell’amico hai dato tutto sé
stesso. Una parte di te va per sempre via e non sai proprio dove riscoprirla… Nel
volto di un altro amico? Ma riuscirò ancora a fidarmi degli altri?
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…attraverso una storiella:
(ho trascritto questa storia dal file mp3 che metto più sotto, è un software che traduce automaticamente da mp3 a testo e il risultato uè un po’ quello che è… tenetene conto! non l’ho scritto davvero io, è un software che traduce la mia voce in testo!)
Ciao Allora, vi racconto questa storiella.
Allora fate finta di avere un amico o un’amica?
Che si chiamano Cristel sono guardato qui.
Su nomix.it quindi non sapevo che esistevano i nomi che iniziano per Cris Crispino Cristaldo Cristina Cristiano Cristoforo un paio di questi non me li ricordavo proprio. Ecco. Comunque fate finta di avere un’amica o un amico che si chiamano Cristo.
Non non vedete questo amico questa amica da due anni. Vabbè la vedete al lavoro lo vedete al lavoro lavoro. Non conta il lavoro è una cosa l’amicizia da un’altra parte, io poi ho una mentalità molto molto rigida su certe cose lo tedesco sono Metal tedesche solo per cui per me non lavoro è una cosa l’amicizia, per cui Lascia stare lavoro, vi vedete lavoro Ok, però a livello di amicizia non vi vedete da due anni non andate a un aperitivo con lei con gli altri amici perché effettivamente parliamo del sottoscritto per questo una storiella quella con tutta la mattina che è basato su fatti realmente accaduti, ok?
Quindi più per colpa mia che per colpa della mia cerchia di amici, sono io lo orso che che non esce mai di casa Faccio una vita perché mi conosce lo sa case chiesa. Anzi case lavoro, per cui vabbè.
Quindi adesso l’undici settembre non di quest’anno quello prima, abbiamo fatto un aperitivo per il mio compleanno e poi non si organizzato più niente. Questo aperitivo da quasi 2 anni e un vostro amico, una vostra amica vi risponde prima vi fa credere mi fa intendere voi. Ovviamente gli dite che mi fa piacere che ci tiene niente dopo due anni a vedere questa persona insieme alle altre persone e verrà anche una persona da molto lontano e so che lo fate capire che ci tenete molto questa persona fa un po’ intendere che farà di tutto per esserci, poi solo il giorno prima mi dice che non ci sarà perché deve andare in piscina allora. Voi cosa fate? E se ti arrabbi e dici guarda Con me hai chiuso.
Sei tu quello rigido, sei tu quello rigido, capito?
A me mi sembra di sognare. Allora piccolo particolare l’aperitivo che tra l’altro a questo punto non si farà ma della solo posticipato le Comunque si farà adesso decideremo un’altra data doveva tenersi domani per chi sta guardando questo video oggi perché lo guarderà fra un mese un mese fa perché guarda questo video fra un anno doveva tenersi un anno per chi stai parlando il video oggi doveva tenersi domani a questo punto non c’ho voglia. Mi è passata proprio la voglia, mi dispiace per le altre persone che avrebbero partecipato non ci sarà questo aperitivo per colpa di una persona in particolare. Comunque si farà è questo aperitivo virtuale si fa il piccolo particolare ha già svelato con questo parola virtuale l’aperitivo sarebbe stato virtuale via Skype, volevo fare per la prima volta in Italia, secondo me per la prima volta un aperitivo virtù.
La cosa proprio da dove uno vuole anche dalla piscina si collega con una bella bottiglia di vino qualsiasi una cedrata dei tarallini, non so qualsiasi cosa uno si collega dal bordo della piscina o da casa o comunque uno si trovi da solo in compagnia si collega e partecipa a questo aperitivo via Skype tutti insieme, sapete che poi su Skype ci sono tutte le le caselline tutte le persone che sono lì presenti tutti insieme si parlano cosa bellissima.
Naturalmente la persona ha usato il fatto che l’aperitivo fosse virtuale come scusante per poter dire Beh, ma non è importante è virtuale. Come se dietro le telecamere di un aperitivo virtuale non ci fossero persone vere strano modo nel 2019, poi tra l’altro di di concepire la vita No, comunque Allora l’aperitivo era era vero e come ci sarebbero state? E ci saranno quando quando lo faremo persone in carne ed ossa dietro la telecamera.
Quindi virtuale poi fino a un certo punto c’erano delle persone che si erano prese la briga di tenersi liberi quel giorno perché ci sono persone serie questo mondo ci sono persone che se prendo un impegno adesso al di là del fatto che effettivamente questa persona non aveva preso un impegno al 100% però quando un amico ti chiede per una volta di rinunciare questo caso la piscina, cioè Parliamo di una cosa seria. Allora vogliamo fare vogliamo dire che magari tu fai la piscina per motivi terapeutici. Ok? Va andrei un’ora dopo due ore non succede niente.
L’aperitivo amo detto che tra l’altro Avremmo deciso insieme in che orario farlo? Vabbè decidiamo l’orario insieme che vada bene anche a te andrà in piscina un’ora dopo dopo non succederà nulla il fatto che l’aperitivo sia virtuale.
Ovviamente non è una motivazione per non partecipare, anzi.
Al contrario oltretutto ti sto dando la possibilità di essere ancora meno impegnati un impegno ancora meno impegnativo, quello di un aperitivo virtuale, ma ho visto che puoi partecipare dove e come vuoi con chi vuoi. Cioè ti basta avere uno smartphone in mano e partecipi al tuo bel aperitivo virtù. No, non è una scusante, quella di quella di non partecipare perché tanto non è importante, al contrario proprio perché è virtuale. Hai un motivo in più per Non tirarti indietro. No, perché voglio dire è tra virgolette solo un aperitivo virtuale, quindi puoi partecipare da unque tu sei Quindi non hai veramente scusa Proprio avevi avevi più Scusa se l’aperitivo era in carne ed ossa richiedeva la tua presenza.
Certo, anche lì dopo due anni che l’aperitivo non si fa con un tuo amico, se veramente tieni a questo tuo amico ed è stata dura dire non vengo perché vado in piscina. Eh, diciamo che l’aperitivo vero e proprio richiede.
Diverse. Io sono molto più impegnativo, insomma, concerto tutto un’altra cosa devi cominciare a prepararti la mattina per farti bello devi al pomeriggio ero certo di farti trovare il posto, poi non dura mai solo un’ora e poi dopo A volte magari dopo l’aperitivo se si continua a chiacchierare per delle ore fuori dal locale è tutto un altro impegno, quindi non lo so questo è quanto poi la persona in questione di questa storia che vi sto raccontando oggi ha provato a tirare in mezzo un’altra persona facciamo uno mica oggi parliamo di cristallo abbiamo di un ipotetico Cristaldo e ha provato a tirare fuori un certo F dicendo. Ma tanto anche F non ci tiene queste cose virtuali allora. Ma che cosa dici? Ma non sai neanche di cosa parli? Ma allora vedi che proprio le persone non le conosci?
Ma se fino a ieri Questa persona ha continuato a dire più volte che ama Skype e poi questa persona per la prima volta può fare un aperitivo con noi e tu Anzi al contrario usi questa persona per giustificare il fatto che non ci sarà e che cos’era che mi ha alzato il braccio.
Cioè ma non ti vergogni usare addirittura le altre persone per giustificare la tua mancanza quando a un certo punto nel freezer su WhatsApp, ti sei reso conto ti sei resa conto che non stiamo dicendo di che sesso è la persona la nostra storia l’odierna, ti sei reso conto di aver mancato e anche tanto di avere toppato. Come si suol dire se si dice solo a Bologna ha vergogna a usare anche le persone. Cioè sei adulta o come ti avevo detto qualche giorno fa.
Su telegram in questo caso non su WhatsApp. Sei una piccola bimba viziata con questa domanda ogni te l’ha dato risposte. Scrivetemi nei commenti qui sotto. Cosa ne pensate? E cosa fareste? Voi se una volta l’amico vostro amico? Dopo quasi due anni che non vi vedete tranne richiesto per motivi di lavoro, quello non conta.
Decidete di fare un aperitivo e vi dà buca perché deve andare in piscina, scrivete qua sotto come avreste reagito voi. Ciao. Renzo -

Per guardare il video clicca qui
Personalmente ho chiuso con Cristina ma, ovviamente, io qui in questa Associazione non sono nessuno… come tutti… la nostra regola è sempre stata “qui tutti siamo nessuno”, lei ha litigato con me e non con Massimo né con Fabio né con altri e quindi è libera di rimanere in questo thread, in questa Associazione e nel nostro giornale. Non sarò io a impedirglielo. Seguirà video su YouTube questa mattina dove spiegherò il mio punto di vista su quanto accaduto. Buona giornata e Cosmico Abbraccio, Renzo

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Elena si apprestava a lasciare le scuole medie e doveva scegliere, tra gli istituti superiori, quale fosse quello che più si avvicinava al suo ideale. Parlò a lungo con le sue amiche, si documento’, proietto’ la sua mente e fece scorrere i pensieri. Si vide alla ricerca di un lavoro e cerco’ di immaginare l’offerta del mercato. Le sembrò giusto frequentare un istituto commerciale dove si sarebbero formati periti e ragionieri e anche se la matematica era una materia ostica per lei, decise che con la sua caparbietà sarebbe riuscita a superare ogni ostacolo che le si fosse, via via presentato. Il primo ottobre conobbe i suoi nuovi compagni e i professori. Avevano riunito, in quello spazio angusto, piccoli banchi azzurri dove noi riuscivamo a stare sedute rannicchiandoci un po’. La classe era formata in prevalenza da femmine e questo fu deleterio, per il clima particolare, che si venne a creare in quel posto. Da quel momento e negli anni a venire l’aria che vi si respiro’ fu carica di pettegolezzi, di maldicenze dette a bassa voce. Era importante solo ciò che di noi appariva esteriormente e il mondo interiore che ognuna di noi celava nell’animo passo’ in secondo piano, non era degno dell’interesse di nessuno. I valori morali e gli ideali ci furono insegnati dal nostro professore d’italiano che con i suoi occhi da basset-hound, nascondeva dietro un’apparente dolcezza la determinazione di chi crede che l’insegnamento non sia basato solo su poesie e teoremi imparati a memoria, ma su discussioni e approfondimenti dei libri di testo che si sarebbero letti durante il corso dell’anno. Un professore dall’insegnamento innovativo che credeva in quel che faceva. I primi tempi suscitò nell’animo del docente sentimenti simili alla pieta’ perché ella stava ancora formando il suo carattere e i pensieri che la sua mente conteneva erano onde che navigavano in un mare tranquillo. La sua calma e la sua compostezza , sia nei modi sia nelle parole, le derivavano da un’accentuata timidezza che non le permetteva di esprimere le sue idee. La ragazza aveva paura di essere derisa, credendo che ciò che ella poteva dire non fosse apprezzato, suscitando cosi giudizi negativi nella mente di tutti quelli che l’ascoltavano. Proprio per questo l’insegnante non provava eccessiva simpatia per Elena e la ragazzina intuiva che dietro alle parole che lui le rivolgeva sempre, si nascondeva un moto ironico che di spiritoso aveva ben poco, se non l’intento di beffeggiarla. Questo atteggiamento le fece odiare la materia che amava di più al mondo: l’italiano con gli scritti, i componimenti e la letteratura. I voti che egli decideva, essere giusti per i suoi compiti, si avvicinavano a malapena alla sufficienza. Ma il suo metodo di valutazione purtroppo non era imparziale perché se confrontati con quelli della biondina seduta nel banco accanto facevano capire la differenza della bilancia che conteneva due pesi e due misure. Quest’ultima giovane si chiamava Lorenza. Suo fratello aveva partecipato alle lotte studentesche svoltesi negli anni caldi del’68, il padre aveva idee rivoluzionarie che facevano capo a una fede politica, la quale aveva un colore ben definito. Tutto questo accomunava lo spirito del professore a quello di Lorenza e della sua famiglia. La ragazzina studiava svogliatamente e anziché eseguire i compiti preferiva andare in bicicletta. Nonostante tutto questo i suoi voti, in italiano erano sempre brillanti.Il giorno dopo Elena conobbe la professoressa di stenografia. Una folata di vento entrò nella classe e di lei ne sentimmo.solo la voce.- Ma dov’era?- ci chiedemmo tutte? Pensammo di abbassare lo sguardo e finalmente la vedemmo! Un minuscolo essere stava davanti a noi. Un.donnino alto un metro e 10, dalla faccia rugosa e una crocchia di capelli grigi ci osservava con i suoi occhietti vispi. Cercò di scrivere alcuni dei suoi geroglifici ma non riusciva ad arrivarci per via…della statura! Chiamammo a gran voce il bidello e gli chiedemmo di portarci uno sgabello per la professoressa di stenografia! Finalmente la lezione iniziò. Lei scriveva, scriveva, alle ragazze sembrava di imoazzire! Non ci capivano niente! I primi compiti in classe furono un disastro: fioccarono i voti più bassi del mondo. Nemneno al Polo Nord, i gradi delle temperature, erano così bassi! Lei puntando il suo dito medio, lungo e ossuto, verso di noi ci ammoni’:-se continuerete cosi sarete tutti bocciati!- Con il passare dei mesi quei segni non ci sembrarono così astrusi e ancora adesso se Elena, pensa a una parola, nella sua mente, le si forma prima in stenografia! Durante l’intervallo, alcune compagne di Elena, che il sabato andavano in discoteca, provavano alcuni passi, dei passi che le avrebbero fatte volteggiare durante le sere di festa. Proprio, per parlare di musica, l’ora dopo si presentò alla classe la “fata arlecchina”. Era l’insegnante di musica. Quel giorno si mostrò nella sua mise più ardita: tailleur e giacca viola, calze viola, scarpe viola e guanti dello stesso colore. I suoi capelli biondi, pettinati all’indietro con onde perfette le ricadevano sul collo e la facevano assomigliare a quelle bambole di ceramica, che tenevano sul letto, facendo bella mostra di sé, le nonne. Ci saluto’, si sedette, accavallo’ le gambe, si tolse le scarpe, prese un batuffolino di cotone, presumibilmente imbevuto di profumo e se lo strofino’ sui piedi. Si rimise le calzature e poi, una dopo l’altra le alunne dovettero esibirsi nelle varie note della scala. La professoressa decreto’ che Elena era intonatissima e poteva cantare le canzoni che lei ci proponeva. Tutti sapevano, che alla ragazza piaceva cantare, ma le sue stonature erano stecche sonore. La musica fu proposta da questa professoressa, in toni di colore sempre diversi, che facevano del suo abbigliamento, un look davvero originale. Per completare il quadro del corpo insegnanti mancava all’appello la professoressa di geografia. Era anch’essa, una vecchina dalla faccia rugosa. I capelli, rigorosamente tirati all’indietro, indossava spesso maglie o golfini di colore grigio o nero, la gonna della stessa tinta, le calze color panna, completavano il ritratto di quella, che a prima vista, anche se non è vero, tutti definiscono una zitella. I suoi voti si basavano non sulla verifica del sapere dello.studente, ma sul suo giudizio personale. L’aspetto esteriore di una persona, secondo il suo insindacabile giudizio, poteva abbassare il voto o alzarlo. Ad Elena piaceva molto pettinarsi i capelli in morbide trecce e, per puro caso, il giorno che doveva essere interrogata in geografia, decise di adottare quel tipo di pettinatura. Composta, si sedette al suo posto, nel banco, aspettando che la suddetta insegnante le rivolgesse alcune domande. Appena Elena si mostrava titubante nel dare la risposta, la professoressa articolava la parola giusta, dicendo le prime lettere e attendendo che Elena la completasse. La fine di quella interrogazione decretò il voto di Elena: un bel sette e mezzo!Purtroppo dopo di.lei ebbe la sventura di essere interrogata la sua compagna di banco: una bella ragazza dai capelli neri, che a lei, piaceva portare, sciolti sulle spalle. Sembrava che la professoressa si divertisse a metterla in imbarazzo facendole domande alle quali la ragazza non sapeva dare una risposta. Quell’ultima interrogazione fu un vero disastro! L’insegnante con i suoi piccoli occhi pungenti non ebbe nemmeno l’indulgenza di indorarle la pillola: le mise un bel quattro sul registro! L’insegnante, come il medico, sono professioni che dovrebbero essere scelte per passione. La prima tende a formare e curare l’adolescente nell’animo, la seconda nel fisico. I mezzi che sono usati sono molteplici e diversi. In classe l’adolescente ha a disposizione i libri e…le parole. La lezione può essere interessante o noiosa, non importa quale sia la materia, ma è uno spicchio di vita dove avviene uno scambio di informazioni.Lo studente apprende nozioni nuove e l’insegnante può valutare lo studente con un voto. Esso può essere un mezzo di repressione oppure può racchiudere impegno, sensibilita’ e partecipazione. Lavalutazione serve per prevaricare e infondere terrore o racchiudere indicazioni preziose?
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Frettolosa corsi e lo raggiunsi. Salii e mi guardai attorno.
Un grido giunse da dietro, sobbalzai senza aver paura. Lo zingaro che stava seduto in fondo, con la pelle scura e il ciuffo ribelle, contrariato, non si piegava al volere di chi, aveva creato regole che eran state create da altri padri, da altri fratelli di un’etnia diversa dalla sua.Un rimorso avvertii, quando quell’anziana signora sali’ e il ragazzo con lo.zaino sulle spalle che stava seduto proprio dietro di me, per incoscienza o per distrazione non s’avvide della donna che, incanutita aveva i capelli. Avvicinandomi.alla mia fermata suonai il campanello, ma per uno strano scherzo del destino la porta rimase ermeticamente chiusa. Qualche lesto malandrino aveva rubato il.portafoglio.alla cinesina che con sorriso mesto, guardava sconsolata dentro la sua borsa….vuota. lezioni di vita, tutti i giorni t’insegna il nuovo giorno che sorge. Nel.tuo.animo.prende il sopravvento la diffidenza e guardandoti intorno, osservi quel.signore con gli occhiali….lo credi un criminale equando lui ti offre la sua mano per aiutarti a scendere quel.gradino per te, che vai di fretta e hai la gonna stretta, insidioso e scivoloso, respingi quel gesto gentile con fare offeso.Ma se tu…ti voltassi indietro e ti soffermassi a guardare il suo sorriso….lo vedresti spegnere come la fiamma di una candela che dventa sempre più fioca, sempre più fioca…. -

E’ uscito il nuovo singolo di Sofia Mehiel, clicca qui
Sofia Mehiel è nota ai più come la Papessa. Il che la dice lunga sul personaggio: se di regine ce ne possono essere molte contemporaneamente, la storia ci insegna che di Papa ce n’è sempre solo uno. Figuriamoci poi se il Papa ha la quinta di seno! Venerdì 29 dicembre, Sofia sarà la splendida host di un party speciale: Goddess Runway mette al centro dell’organizzazione, della selezione musicale, dell’animazione le donne transessuali, in uno spettacolo folgorante in cui la sexiness del Moulin Rouge si sposerà con l’immaginario patinato degli show di Victoria’s Secret.
Benché le donne MtF siano una presenza regolare in certi contesti, non ricordo di una serata organizzata da donne transessuali. Come te lo spieghi?
Non sono donna, non sono trans, non sono una farfalla, ma una persona come tutti, e odio le definizioni; anche se nel nostro gergo ci chiamiamo “le bioniche” dopo aver completato il percorso di transizione. E quando poi sei arrivata alla meta, sei all’inizio di un nuovo percorso senza mai dimenticare le tue radici. Il mio intento è sempre stato quello di collaborare con tutte le forme innovative: tanti cervelli tutti insieme possono creare grandi cose e forse è per questo che non si sente tanto parlare di eventi trans, perché noi amiamo includere tutti.
Parlami un po’ della tua fissa per gli uomini gay.
Ma ovvio che mi piacciono gli uomini gay, sono i più boni! Sono orgogliosa del mio bimbo Matteo Miglio, mi ha dato tantissime soddisfazioni, oppure di Ennio Ruffolo, lui mi ha letteralmente creata in teatro ed è stato il mio sogno di marito… ma sosteneva che il mio grande seno fosse come un grande brufolo. Lo amerò lo stesso a vita! Poi ho conosciuto qualche anno fa Nacho Quintana Vergara, il presidente di Arcigay Udine, un uomo meraviglioso e di una bontà pazzesca. E il Dj Juda ovvero Francesco De Saba? Pure lui un bonazzo pazzesco. È normale che poi mi scatti l’ormone, eh! Infine Vincenzo Branà, l’ho sempre ascoltato con molta attenzione ed è l’unico che spiega sempre tutto, presente passato e futuro, una vera manna per i neofiti che non conoscono le vecchie guerre. Ma ditemi voi come si fa a non amare i gay?
Ormai non si contano più i Pride a cui hai partecipato come madrina. Qual è il prossimo step? Icona LGBT+? Attivista indefessa? Presidente del Consiglio?
Mi reputo un’attivista, anche se per molti sono scomoda perché dico sempre quello che penso. Diventare un’icona gay significa una grande responsabilità e non fermarsi mai, lottare sempre contro ogni tipo di discriminazione e di violenza, significa difendere il proprio arcobaleno. Voglio dire che bisogna essere attivisti tutti i giorni della propria vita, non dobbiamo ricordarci solo negli eventi di rito che la violenza esiste. In questo periodo sto assistendo un ragazzo etero che è stato evirato da una sua amica, prima di lui mi sono occupata di tante persone sull’orlo del baratro o di gente con la faccia distrutta su un cruscotto di una smart. Credere che la vita sia finita è un errore, è semmai l’inizio di un nuovo cammino, bisogna ripulire tutto il sangue dal corpo e asciugare le lacrime. Mai fermarsi! Attivismo significa lottare sempre e il più delle volte in silenzio.
fonte clicca qui, pubblicato sul numero 30 della Falla – dicembre 2017
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